economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Autori alla Ribalta

Ernesto Villa

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 20/12/2004

Co-autore di "Io e Yvonne" ci parla delle difficoltà che si possono incontrare al primo romanzo, scritto quasi per scherzo, uno dei migliori giallo oggi in circolazione, edito dalla Flaccovio Editore.

foto intervento

                                                               Intervista a Ernesto Villa

                                           su gentile concessione del sito La Tela Nera



Ernesto Villa potrà anche essere considerato un nome "nuovo" nel panorama editoriale italiano, eppure è in circolazione da tanti anni e non certo alla sua prima esperienza. Trentotto anni, è nato e vive a Cornaredo (MI). Sposato e padre di due figli, è laureato in economia e lavora nel campo amministrativo-finanziario. Tra le sue passioni ci sono la lettura e, ovvio, la scrittura.

Ho incontrato Ernesto alcuni mesi fa, in occasione della presentazione del suo romanzo "Io e Yvonne" fatta da Andrea G. Pinketts presso l'Emporio Isola Café a Milano. Gentile e disponibile, ha accettato volentieri di farsi "appendere" su La Tela Nera...


[La Tela Nera]: Io e Yvonne è un romanzo che hai scritto a quattro mani con un autore che vive a mille chilometri di distanza. E' stata dura arrivare al prodotto finito?
[Ernesto Villa]: Si. Mesi di rimpalli attraverso l'e-mail, capitoli che hanno filoviaggiato per la rete decine di volte, riunioni virtuali per decidere il proseguo della trama o la "caratterizzazione" dei personaggi: una bella fatica. Ma quando c'è la passione, lo si fa volentieri.

[LTN]: Com'è il passaggio per un esordiente dal "cassetto" all'editoria?
[EV]: Molto impegnativo. Per prima cosa, bisogna far circolare il "prodotto", individuando le case editrici o gli agenti letterari potenzialmente interessati. Rifiuti e porte in faccia sono da mettere in conto, e spesso occorrono anni prima di ottenere risultati. In buona sostanza, la pazienza è una virtù necessaria per chi scrive. Infine, a parte casi rari, non è detto che la "permanenza" nell'industria libraria sia garantita: ogni anno vengono distribuiti oltre quattromila titoli. La stragrande maggioranza degli esordienti resterà legata al palo della propria opera prima.

[LTN]: E dal "sì" dell'editore al "visto, si stampi"?
[EV]: Un romanzo, prima di essere mandato in tipografia, subisce una sorta di "controllo di qualità" al fine di liberarlo da quelle "impurità" che è fisiologico si annidino tra le pieghe della narrazione. E questo è tanto più vero quanto minore è l'esperienza di chi scrive. Bisogna tenere presente che è un lavoro impegnativo, durante il quale l'autore opera a stretto contatto con gli editor della casa editrice rispettando, sovente, tempi molto stretti.

[LTN]: Cosa pensi dei siti, come il nostro, che si propongono come biblioteca virtuale per aspiranti scrittori?
[EV]: Credo che internet stia contribuendo a fornire spazi nuovi a chi coltiva la passione di scrivere. E lo fa grazie a tutti coloro che, con grande impegno, questi spazi li gestiscono. In buona sostanza, costituiscono un mezzo per dare visibilità agli autori. E la visibilità può essere un catalizzatore per coloro che hanno talento.

[LTN]: In internet, tuttavia, tira molto il racconto. Poi, però, gli editori chiedono romanzi. Quanto è difficile questo passaggio?
[EV]: Dipende dalle "abitudini" di chi scrive: esiste una sparuta minoranza che fatica a produrre negli spazi angusti concessi dal racconto. E' indubbio che un romanzo richiede uno sforzo notevole, al fine di "dilatare" la trama che l'autore ha in mente. Sotto il profilo del metodo, potrebbe essere utile creare una "griglia" da seguire passo passo. Si stende il soggetto, condensato in poche pagine, si delineano i "caratteri" dei personaggi e, infine, si traduce il soggetto in una "scaletta" di capitoli, definendola in termini di "spazio" e contenuto. Poi, si comincia a  scrivere, rivedendo il testo sino a che non si sia certi di aver "centrato" gli obiettivi. In questo modo, il passaggio dal racconto al romanzo potrebbe risultare più semplice.

[LTN]: Quali sono a tuo avviso gli ingredienti per scrivere un buon romanzo?
[EV]: Sotto il profilo del "filone" narrativo non credo si possa dire molto: dipende dai gusti e dalle preferenze di ogni singolo autore. Sotto quello, invece, della "costruzione" del tessuto narrativo, ritengo che sia molto importante riuscire a caratterizzare in modo efficace i personaggi, oltre a conferire all'impianto quelle atmosfere in grado di catturare i lettori. Sul piano stilistico, eviterei una costruzione del periodo troppo arzigogolata e l'utilizzo di un linguaggio pedante.

[LTN]: Uno stile, secco, essenziale, dunque?
[EV]: Si, ma senza esagerare. Viviamo in tempi frenetici, nei quali si ha poco tempo per leggere. Lo si fa spesso in treno, nelle pause pranzo, prima di andare a dormire: una scrittura "pesante" rende difficoltoso seguire il filo della narrazione.

[LTN]: Ci sono romanzi ai quali sei particolarmente affezionato?
[EV]: Il conto dell'ultima cena di Andrea Pinketts. Un noir dove le apparizioni mariane all'ombra della "madunina" fanno da leitmotiv alle disavventure di Lazzaro Santandrea. Il dio denaro, di Renato Olivieri, ambientato in una Milano sofisticata e cinica. Dato che vivo in provincia di Milano, spero non mi si accusi di "partigianeria" nella scelta degli autori!

[LTN]: A proposito di Pinketts: è lui che ha scritto la prefazione del vostro libro...
[EV]: Si. E' stata una sorpresa nella sorpresa, e non finiremo mai di ringraziarlo per questo. Così come siamo grati a Gaetano Savatteri, che ha scritto la postfazione.

[LTN]: Ringraziamo Ernesto per la sua disponibilità.

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS