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Gotico

Colazione da Tiffany di Truman Capote

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 30/01/2005

Abile fusione di elementi fantastici e grotteschi, umorismo e orrore, i suoi libri si collocano nella migliore tradizione 'gotica' del sud degli Stati Uniti.

foto intervento

Truman Capote nacque a New-Orleans nel 1924 (morì a Los-Angeles nel 1984). Esordì precocemente con il romanzo Altri voci, altre stanze (Other voices, other rooms, 1948). Seguirono L'arpa erbosa (The grass harp, 1951) e i racconti raccolti in Albero di notte (Tree fo night, 1949). Abile fusione di elementi fantastici e grotteschi, umorismo e orrore, sono libri che si collocano nella migliore tradizione 'gotica' del sud degli Stati Uniti.


Intermezzo è da considerarsi nella sua produzione Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany, 1958), una favola urbana e scintillante. Da esso fu tratto un film che gli diede vasta notorietà.


Con A sangue freddo (In cold blood, 1966) Capote ha inaugurato quello che lui ha definito un nuovo genere, «non fiction novel» ovvero il romanzo- documento. Fondato sull'esatta ricostruzione di un crimine feroce realmente avvenuto, delle personalità delle vittime dei due giovani assassini, il libro è uno studio penetrante del Nordamerica di quegli anni, dei contrasti disordini, della tentazione al delitto nascosta sotto lucidi superfici. Musica per camaleonti (Music for chameleons, 1980) si colloca tra narrativa, reportage e ritratto: celebre quello di Marilyn Monroe. Negli ultimi tempi prima della morte Capote era impegnato in un romanzo di cui si conosce il titolo, Preghiere esaudite (Answered prayers).


·         USA 19 39-1989

 

Truman Capote (1924-1984)

Colazione da Tiffany
Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.

(Traduzione:Bruno Tasso )

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