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Fantasy

Il Fantasy Thriller di Michael Crichton

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 30/01/2005

Abile ideatore di storie costruite con la tecnica del thriller, al cinema si è provato nella sceneggiatura e nella regia; in televisione è ideatore della serie "E.R. - Medici in prima linea".

foto intervento

Michael Crichton (1942)

Prima di laurearsi in medicina all'Università di Harvard, ancora studente, pubblica romanzi e racconti con gli pseudonimi di John Lange, Jeffrey Hudson ("In caso di necessità" ottiene l'Edgar Allan Poe Award nel 1968) e Michael Douglas. Nel 1969 stampa, con il suo vero nome, "The Andromeda Strain" e il successo che gli deriva, insieme ai profitti per la riduzione cinematografica di Robert Wise, lo convincono a dedicarsi alla letteratura e al cinema a tempo pieno. Abile ideatore di storie costruite con la tecnica del thriller, al cinema si è provato nella sceneggiatura e nella regia; in televisione è ideatore della serie "E.R. - Medici in prima linea". Da ultimo i suoi interessi si sono volti anche verso la produzione e distribuzione di software e videogiochi.

Film ispirati ai suoi romanzi:

Sfera (1998)
Il mondo perduto - Jurassik Park II (1997)
Jurassik Park (1993)
Runaway (1984) (anche regia)
Looker - troppo belle per morire (1981) (anche regia)
Coma profondo (1978) (anche regia)
Futureworld - 2000 anni nel futuro
(1976) (soggetto)
L'uomo terminale (1974)
Il mondo dei robot (1973) (anche regia)
Andromeda (1971

Michael Crichton (1942)

Punto critico
Emily Jansen tirò un sospiro di sollievo. Quel lungo viaggio in aereo stava per giungere al termine. Dai finestrini filtravano scie di luce mattutina. In braccio a lei, la piccola Sarah, intenta a risucchiare fragorosamente ciò che rimaneva del contenuto del biberon e ad allontanarlo da sé con i pugnetti, strizzò gli occhi per l'improvviso chiarore. "Buono, vero?", le disse Emily. "Okay... oplà...".
Si appoggiò la neonata a una spalla, dandole dei colpetti sulla schiena. La bimba fece un ruttino gorgogliante e si rilassò.

(Traduzione: Paola Bertante)

Andromeda
L'uomo teneva un binocolo in mano. Cominciò così: con un uomo in piedi sul ciglio della strada, sopra un'altura che dominava un paesino dell'Arizona, in una notte d'inverno.
Probabile che il binocolo fosse scomodo da maneggiare per il tenente Roger Shawn. Il metallo freddo, l'uomo impacciato dal giubbone imbottito e dai guanti pesanti. Il respiro, uscendo con un sibilo nell'aria imbiancata dalla luna, di sicuro gli appannava le lenti. Shawn deve essere stato costretto a interrompersi per pulirle ripetutamente, con un dito tozzo nei guanti.

(Traduzione: Vincenzo Mantovani)

Congo (Congo)
Spuntò l'alba nella foresta pluviale del Congo.
Il sole pallido bruciò il freddo del mattino e l'umida nebbiolina appiccicosa, rivelando un gigantesco mondo silenzioso. Alberi enormi con tronchi di dieci metri di diametro salivano ad altezze di sessanta metri, dove spiegavano la loro densa fronzuta tettoia, nascondendo il cielo e gocciolando perpetuamente. Tendine di grigio muschio, e rampicanti e liane, penzolavano aggrovigliate dagli alberi; orchidee parassite spuntavano dai tronchi. Al suolo, enormi felci, luccicanti d'umidità crescevano all'altezza del petto di un uomo e racchiudevano la nebbia.

(Traduzione: Ettore Capriolo)

Disclosure (Rivelazioni)
Lunedì 15 giugno Tom Sanders non aveva alcuna intenzione di arrivare in ritardo al lavoro. Alle sette e mezzo del mattino s'infilò sotto la doccia della sua casa nell'isola di Bainbridge. Sapeva che avrebbe dovuto farsi la barba, vestirsi e uscire di casa entro dieci minuti se voleva prendere il traghetto delle otto meno dieci e arrivare in ufficio alle otto e mezzo, in tempo per riesaminare alcuni punti con Stephanie Japlan prima di presentarsi con lei alla riunione coi legali della Conley-White. Aveva davanti a sé una giornata lavorativa molto intensa e il fax appena giuntogli dalla Malaysia non faceva che peggiorare la situazione.
(Traduzione: Maria Teresa Marenco)

Jurassic Park (Jurassic Park)
La pioggia tropicale cadeva in grandi scrosci torrenziali, martellando il tetto di lamiera ondulata dell'ambulatorio, rombando lungo le grondaie di metallo per ruscellare poi sul terreno. Roberta Carter sospirò fissando fuori della finestra. Dall'ambulatorio riusciva a stento a intravedere la spiaggia e l'oceano sullo sfondo, avviluppati in una bassa nebbia. Non era quello che si era aspettata quando era venuta a Bahia Anasco, un villaggio di pescatori sul versante occidentale del Costa Rica, per passarvi due mesi in qualità di medico ospite. Bobbie Carter aveva immaginato di trovare sole e riposo dopo due estenuanti anni come medico ospedaliero al pronto soccorso del Michael Reese di Chicago.
(Traduzione: Maria Teresa Marenco e Andrea Pagnes)

The Lost World (Il mondo perduto)
Il Santa Fe Institute aveva sede in Canyon Road, in un complesso di edifici che erano stati un convento, e i seminari dell'Istituto si svolgevano in una sala che un tempo fungeva da cappella. Sul podio, illuminato da un fascio di luce, Ian Malcom fece una pausa teatrale prima di proseguire.
Malcom aveva quarant'anni, ed era un personaggio ben noto nell'ambito dell'Istituto. Era stato uno dei pionieri della teoria del caos, ma la sua promettente carriera era stata sconvolta da gravissime lesioni riportate durante un viaggio in Costa Rica; diversi notiziari lo avevano dato addirittura per morto.

(Traduzione: Maria Teresa Marenco)

Sol levante
Ero seduto sul letto del mio appartamento di Culver City e guardavo la partita dei Lakers con l'audio spento cercando, nel frattempo, di imparare dei vocaboli per il corso elementare di giapponese.
Era una serata tranquilla; avevo messo a letto mia figlia verso le otto e, dopo aver sistemato il registratore sul letto, stavo ascoltando una briosa voce femminile che diceva cose tipo: "Buongiorno, sono un agente di polizia. Posso esserle d'aiuto?" e "Il menu, per favore". S'interrompeva dopo ogni frase per darmi modo di ripeterla in giapponese. Tiravo avanti come meglio potevo.

(Traduzione: Maria Teresa Marenco)

Sfera
Per molto tempo l'orizzonte era stato una piatta e monotona linea azzurra che separava l'oceano Pacifico dal cielo. L'elicottero della Marina degli Stati Uniti sfrecciava a bassa quota sfiorando le onde. Nonostante il fracasso e le vibrazioni delle pale, Norman Johnson si addormentò. Era stanco: viaggiava su vari velivoli militari da oltre quattordici ore. Non era cosa cui un professore di psicologia di cinquantatrè anni fosse abituato.
Non aveva idea di quanto avesse dormito. Al risveglio vide che l'orizzonte era sempre piatto; si vedevano a distanza bianchi semicerchi di atolli corallini. Chiese attraverso l'interfono: "Cosa sono?"

(Traduzione: Ettore Capriolo)

Timeline
Non avrebbe dovuto prendere quella scorciatoia.
Dan Baker sobbalzò, quando la sua nuova berlina Mercedes S500 imboccò lo sterrato, per inoltrarsi nella riserva navajo dell'Arizona settentrionale. Intorno a loro, il paesaggio si faceva sempre più desolato: a est, in lontananza, le mesas rosse; a ovest, deserto piatto a perdita d'occhio. Avevano superato l'ultimo villaggio mezz'ora prima - case polverose, una chiesa e una piccola scuola rannicchiate contro una rupe - dopodiché non avevano incontrato più nulla, neppure un cespuglio. Nient'altro che il vuoto deserto rosso. Da almeno un'ora non incrociavano automobili. Era mezzogiorno, e il sole accecava.

(Traduzione: Paola Bertante e Gianni Pannofino)

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