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Fantasy

Le Fiabe della nostra infanzia di Charles Perrault

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 06/02/2005

Citate una favola qualsiasi della vostra infanzia, da La Bella Addormentata a Cappuccetto Rosso, da Il Gatto dagli Stivali a Cenerentola, non ce n'è una che non sia stata scritta da lui.

foto intervento

Charles Perrault (1628-1730)

Nato a Paris nel 1628, ebbe importanti incarichi nell'amministrazione pubblica. Membro dell'Acadé mie Franç aise dal 1671, par tecipò alla "querelle des ancients et des modernes" schierandosi tra i modernisti nei dialoghi satirici sui Paralleli degli antichi e dei moderni (Parallèles des anciens et des modernes, 1688-1697) e ne Gli uomini illustri che sono apparsi in Francia durante il XVI secolo (Les hommes illustres qui ont paru en France pendant le XVII siècle, 1696-1700). Morì nel 1703.
La sua fama è legata a I racconti di mia madre l'Oca (Contes de ma mère l'Oye, 1697). Si tratta di undici racconti di fate, otto in prosa e tre in versi, comprendenti alcuni dei più famosi e splendidi esempi di letteratura:
"La bella addormentata nel bosco" (La belle au bois dormant),"Cappuccetto Rosso" " (Le petit chaperon rouge),"Barba blù" (Barbe bleue), "Il Gatto dagli stivali" (Le chat botté ), "Cenerentola" (Cendrillon), "Pelle d'Asino" (Peau d'â ne).
Con questi racconti Perrault inaugurò un genere letterario, la fiaba, che non aveva in Francia precedenti letterari. I soggetti, ripresi dalla tradizione orale della favolistica popolare, raggiungono con lui una perentoria evidenza d'arte, per la perfetta semplicità e naturalezza dello stile che possiede una prodigiosa sobrietà . Le sue fiabe sono divenute dei classici della letteratura per l'infanzia.

 

 

 

Charles Perrault (1628-1703)

 

Barbablù
C'era una volta un uomo che possedeva belle case sia in città che in campagna, vasellame d'oro e d'argento, mobili finemente tappezzati e carrozze tutte dorate ma, per sua sfortuna, quest'uomo aveva la barba blu, e ciò lo rendeva così brutto e spaventoso, che non c'era donna né fanciulla che non fuggisse al solo vederlo. Una sua vicina, gentildonna di nobili natali, aveva due figlie di assoluta bellezza. Lui ne chiese una in moglie e lasciò che la dama scegliesse chi dargli. Entrambe erano decisamente restie e continuavano a rimandarselo l'un l'altra, non potendo risolversi a prendere un marito che avesse la barba blu.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

La bella addormentata nel bosco
C'era una volta un re e una regina, che erano così addolorati per la mancanza di figli, ma così addolorati, che non ci sono parole per dirlo. Andarono a provare tutte le acque miracolose del mondo; voti, pellegrinaggi, devozioni speciali: tutto fu intrapreso e nulla faceva effetto. Eppure, alla fine, la regina rimase incinta e diede alla luce una bambina. Venne organizzato un bel battesimo; come madrine della principessina furone scelte tutte le fate che si riuscì a rintracciare nel paese (ne vennero trovate sette), affinché il dono che ognuna avrebbe fatto alla principessa, come si usava tra le fate a quel tempo, le conferisse ogni perfezione possibile e immaginabile.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Cenerentola o la scarpetta di vetro
C'era una volta un gentiluomo che sposò in seconde nozze la donna più altezzosa e sprezzante che si fosse mai vista. Costei aveva due figlie del suo stesso carattere, che le somigliavano in tutto. Per parte sua il marito aveva una figlia, ma di una dolcezza e di una bontà senza pari; in questo aveva preso della madre, che era stata la persona migliore al mondo. Non si era ancora finito di celebrare le nozze che la matrigna già dava libero sfogo al suo caratteraccio; non poteva soffrire le belle qualità della fanciulla, che rendevano ancora più odiose le sue figlie.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Le fate
C'era una volta una vedova che aveva due figlie. La maggiore era talmente simile a lei, nel carattere e nel viso, che a vederla sembrava di vedere la madre. Erano entrambe così indisponenti e superbe, che la vita con loro era impossibile. La minore, che era il ritratto del padre per dolcezza e per educazione, era invece una delle fanciulle più belle che si fossero mai viste. Giacché per natura ciascuno ama il proprio simile, la madre stravedeva per la figlia maggiore e, al tempo stesso, nutriva una tremenda avversione per la minore. La faceva mangiare in cucina e lavorare senza posa.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Mastro Gatto o il Gatto con gli stivali
Per tutta eredità un mugnaio lasciò ai suoi tre figli gli unici beni che possedeva: il mulino, l'asino e il gatto. La spartizione fu presto fatta e non vennero chiamati né il notaio né il procuratore. Costoro si sarebbero subito mangiati l'intero scarno patrimonio. Al figlio più grande toccò il mulino, al secondo l'asino e al più giovane non rimase che il gatto. L'ultimogenito non riusciva a darsi pace per aver ricevuto una parte così misera: "I miei fratelli", diceva, "potranno guadagnarsi la vita adeguatamente mettendosi insieme; a me, invece, quando avrò mangiato il gatto e mi sarò fatto un manicotto con la sua pelliccia, non resterà che morire di fame".

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Cappuccetto rosso
C'era una volta in un villaggio una bambina, la più graziosa che si fosse mai vista; sua madre era pazza di lei e sua nonna lo era ancora di più. La buona vecchina le fece fare un piccolo cappuccio rosso e questo le stava così bene che tutti la chiamavano Cappuccetto rosso.
Un giorno sua madre, che aveva impastato e cotto delle focacce, le disse: "Va a vedere come sta la nonna, perché mi è stato detto che è malata, e portale una focaccia insieme a questo vasetto di burro". Cappuccetto rosso si mise subito in cammino per recarsi dalla nonna che abitava in un altro villaggio. Passando per un bosco incontrò compare Lupo, che ebbe una gran voglia di magiarla, ma non osò farlo per via di alcuni taglialegna che si trovavano nella foresta.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Pollicino
C'era una volta un taglialegna e sua moglie che avevano sette figli tutti maschi. Il più grande aveva solo dieci anni e il più piccolo appena sette. Potrà sorprendere che il taglialegna abbia avuto tanti figli in così poco tempo, il fatto è che sua moglie era sempre incinta e ne faceva almeno due per volta. Erano molto poveri e i figli accrescevano la loro miseria, perché nessuno di loro era ancora in grado di guadagnarsi da vivere. Ciò che contribuiva ad affliggerli era che il più giovane era molto delicato e non diceva una parola: loro scambiavano per stupidità quel che invece era chiaro segno d'ingegno. L'ultimogenito era molto piccolo, e quando venne al mondo non era più alto di un pollice, per cui fu chiamato Pollicino.

(Traduzione: Ida Porfido)

 

Richetto dal ciuffo
C'era una volta una regina che diede alla luce un figlio, talmente brutto e deforme da far dubitare a lungo che avesse sembianze umane. Una fata che assistette alla sua nascita assicurò che non per questo sarebbe stato meno amabile, giacché avrebbe avuto un grande ingegno; aggiunse anche che, in virtù del dono che lei gli aveva fatto, sarebbe stato in grado di offrire altrettanto ingegno alla persona che più avrebbe amato. Tutto ciò consolò un po' la povera regina, molto addolorata d'aver messo al mondo uno sgorbietto tanto sgraziato.

(Traduzione: Ida Porfido)

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