Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 06/02/2005
Considerato il pionere e il padre fondatore di un nuovo genere letterario, Allan Poe fu autore estremamente prolifico, a lui si attribuisco oltre 70 racconti, di cui alcuni lunghi come romanzi, 50 poesie e ben 800 articoli di critica letteraria.
Edgar Allan Poe nacque il 19 Gennaio 1809 a Boston, da David Poe ed Elizabeth Arnold, attori girovaghi di modeste condizioni economiche. Il padre abbandonò la famiglia quando Edgar era ancora piccolo; quando dopo poco morì la madre venne adottato in maniera non ufficiale da John Allan, ricco mercante della Virginia. Da qui l'aggiunta del cognome Allan a quello originale.
Trasferitosi a Londra per questioni commerciali il giovane Poe frequentò scuole private per poi ritornare a Richmond nel 1820. Nel 1826 si iscrisse all'università della Virginia dove però cominciò ad affiancare agli studi il gioco d'azzardo. Indebitatosi in maniera inusitata il patrigno si rifiutò di pagare i debiti obbligandolo in questo modo ad abbandonare gli studi per cercarsi un lavoro e far fronte alle numerose "spese". Da quel momento iniziarono fra i due forti incomprensioni fino a spingere il futuro scrittore ad abbandonare la casa per raggiungere Boston e da lì arruolarsi nell'esercito.
Nel 1829 pubblicò in modo anonimo "Tamerlane and other poems", e a suo nome "Al Aaraaf, Tamerlane and minor poems". Nel contempo, lasciato l'esercito, si trasferì presso perenti a Baltimora.
Nel 1830 si iscrisse all'accademia militare di West Point per farsi però ben presto espellere per aver disobbedito agli ordini. In questi anni continuò a scrivere versi satirici. Nel 1832 arrivarono i primi successi come scrittore che lo portarono nel 1835 ad ottenere la direzione del "Southern Literary Messenger" di Richmond.
Il padre adottivo morì senza lasciare alcuna eredità al figlioccio.
Poco dopo, all'età di 27 anni, Poe sposò la cugina Virginia Clemm, non ancora quattordicenne. Fu questo un periodo nel quale pubblicò innumerevoli articoli, racconti e poesie, senza però ottenere grandi guadagni.
In cerca di miglior fortuna decise di trasferirsi a New York. Dal 1939 al 1940 fu redattore del "Gentleman's magazine", mentre contemporaneamente uscirono i suoi "Tales of the grotesque and arabesque" che lo portarono ad una fama notevole. Le sue capacità di redattore erano tali che gli permettevano ogni volta che approdava ad un giornale di raddoppiarne o quadruplicarne le vendite.
Nel 1841 passò a dirigere il "Graham's magazine".
Nel 1843 le cattive condizioni di salute della moglie Virginia e le difficoltà lavorative lo portarono a dedicarsi con sempre maggior accanimento al bere e nonostante la pubblicazione di nuovi racconti le sue condizioni economiche resteranno sempre precarie.
L'anno seguente iniziò la serie di "Marginalia", uscirono i "Tales" ed ottenne grande successo con la poesia "The Raven". Le cose sembravano andare per il meglio, soprattutto quando nel 1845 diventò prima redattore, poi proprietario del "Broadway Journal".
Ben presto la reputazione raggiunta venne compromessa da accuse di plagio, portando Edgar Allan Poe verso una profonda depressione nervosa che, unita alle difficoltà economiche, lo portano a cessare le pubblicazioni del suo giornale.
Trasferitosi a Fordham, seriamente malato ed in condizioni di povertà, continuò a pubblicare articoli e racconti pur non ottenendo mai vera fama in patria, mentre il suo nome cominciava a farsi notare in Europa e soprattutto in Francia.
Nel 1847 la morte di Virginia segnò una pesante ricaduta della salute di Poe, che però non lo distolse dal continuare a scrivere. La sua dedizione all'alcolismo raggiunse il limite: trovato in stato di semincoscienza e delirante a Baltimore, Edgar Allan Poe morirà il 7 ottobre 1849.
Nonostante la vita tormentata e disordinata l'opera di Poe costituisce un corpus sorprendentemente nutrito: almeno 70 racconti, di cui uno lungo quanto un romanzo - The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket (1838) - circa 50 poesie, almeno 800 pagine di articoli critici (una notevole mole di recensioni che ne fa uno dei critici letterari più maturi dell'epoca), alcuni saggi - The Philosophy of Composition (1846), The Rationale of Verse (1848) e The Poetic Principle (1849) - ed un poemetto in prosa di alta Filosofia - Eureka (1848) - nel quale l'autore cerca di dimostrare, con l'aiuto della Fisica e dell'Astronomia, l'avvicinamento e l'identificazione dell'Uomo con Dio.
Edgar Allan Poe (1809 - 1849)
Il gatto nero
Riguardo a questa stranissima e tuttavia comunissima storia, che mi accingo a scrivere, non aspetto, né pretendo che mi si creda; sarei veramente pazzo se me lo aspettassi in un caso in cui i miei stessi sensi rifiutano la propria testimonianza; eppure non sono pazzo e sicuramente non sogno, ma domani io morirò e oggi voglio alleggerire la mia anima. Il mio scopo immediato è di mostrare a tutti chiaramente, succintamente e senza commenti, una serie di semplici avvenimenti domestici, che nelle loro conseguenze mi hanno atterrito, torturato, distrutto; non tenterò tuttavia di spiegarli; per me hanno offerto solo orrore, ad altri sembreranno meno terribili che "barocchi".
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Una discesa nel maelström
Avevamo ora raggiunto la sommità della cima più elevata; per alcuni minuti il vecchio sembrò troppo spossato per parlare.
- Non molto tempo fa - disse alla fine - avrei potuto guidarvi su per questa via tanto bene quanto il più giovane dei miei figli, ma, circa tre anni fa, mi è capitata un'avventura, non mai prima toccata ad un essere mortale, o almeno quale nessuno, sopravvissuto, poté raccontare... e le sei ore di mortale terrore che allora sopportai mi hanno spezzato il corpo e l'anima.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Il diavolo nel campanile
Tutti vagamente sanno che il più bel posto del mondo è, o almeno era, il borgo olandese di Vondervotteimittiss. Ma, poiché sorge ad una certa distanza dalle vie maestre e poiché si trova, in un certo qual modo, in una posizione remota, forse solo pochissimi miei lettori l'avranno visitata. Quindi, per soddisfare la curiosità di coloro che non l'hanno mai vista, io credo opportuno dirne qualcosa in particolare, e ciò è veramente ancor più necessario, in quanto proprio con la speranza di guadagnare la simpatia del pubblico in favore dei suoi abitanti, io mi propongo qui di raccontare i disastrosi fatti che di recente sono avvenuti entro i suoi confini.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
La caduta della Casa Usher
Durante un'intera giornata d'autunno, fosca, oscura e silenziosa, in cui le nuvole, basse nel cielo, formavano come una cappa di piombo, avevo attraversato, da solo, a cavallo una landa straordinariamente tetra, e alla fine, mentre calavano le ombre della sera, mi trovai in vista della malinconica Casa Usher; non so dire come... ma, alla prima occhiata che diedi alla costruzione, un sentimento d'insopportabile tristezza penetrò nel mio animo; dico insopportabile, poiché essa non era mitigata da nessuno di quei sentimenti quasi piacevoli, perché poetici, con cui il nostro spirito di solito accoglie anche le più cupe immagini naturali della desolazione e del terrore.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Lo scarabeo d'oro
Molti anni fa mi legai in stretta amicizia con un certo signor Guglielmo Legrand, che discendeva da un'antica famiglia ugonotta ed un tempo era stato molto ricco, ma una serie di sventure l'avevano ridotto in miseria. Per evitare l'umiliazione che era derivata dalla sua disgrazia, aveva lasciato Nuova Orleans, la città dei suoi avi, e si era stabilito nell'isola di Sullivan, presso Charleston, nella Carolina del Sud. Quest'isola è una delle più strane: non consiste quasi di altro che di sabbia marina ed è lunga circa tre miglia; è separata dalla terraferma da un canale appena visibile che si apre la via attraverso una distesa desolata di canne e di melma, ritrovo favorito di galline di palude.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Ligeia
Sull'anima mia, non riesco proprio a ricordarmi quando, e neppure, con precisione, dove conobbi Lady Ligeia: lunghi anni sono da allora passati e la lunga sofferenza ha indebolito la mia memoria o forse adesso non riesco a richiamare tutto alla mente, perché, in verità, il carattere della mia amata, la sua rara cultura, il suo tipo di bellezza così singolare e pure così tranquillo, la penetrante e affascinante eloquenza della sua profonda voce musicale si fecero strada nel mio cuore con passi così sicuri, così costanti e furtivi da restar inosservati e ignorati. Tuttavia credo di averla incontrata per la prima volta e poi parecchie altre in una grande, vecchia città in rovina sulle rive del Reno.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
L'uomo della folla
È stato detto bene di un certo libro tedesco che "er lasst sich nicht lesen" - - non si lascia leggere. Vi sono taluni segreti che non si possono dire; ci sono uomini che di notte muoiono nei loro letti, stringendo le mani di spettri, che li confessano, e guardandoli miserabilmente negli occhi... muoiono con la disperazione nel cuore e la gola serrata per l'orrore di misteri che non sopportano di essere rivelati; di tanto in tanto, ohimè!, la coscienza dell'uomo porta un fardello d'infamia così pesante che può deporlo solo nella tomba: e così l'essenza di tutto il delitto non viene conosciuta.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Il manoscritto trovato in una bottiglia
Del mio paese e della mia famiglia ho poco da dire. Una vita disordinata e gli anni mi hanno allontanato dall'uno ed estraniato dall'altra. La ricchezza ereditata mi ha consentito un'educazione fuori dal comune e un'indole contemplativa mi ha messo in grado di dare ordine alle conoscenze che i primi studi diligentemente avevano accumulato. Erano soprattutto le opere dei moralisti tedeschi a procurarmi grande diletto; non per una sconsiderata ammirazione per la loro eloquente follia ma per la disinvoltura con cui la mia abitudine al pensiero rigoroso mi consentiva di svelarne le falsità.
(Traduzione: Daniela Palladini)
I delitti della Via Morgue
Le facoltà mentali che sono chiamate analitiche sono, di per sé, poco suscettibili di analisi; le valutiamo esattamente solo nei loro risultati; tra l'altro, sappiamo che per coloro che le possiedono sono una fonte di vivissima gioia. Come l'uomo forte si rallegra della sua abilità fisica dilettandosi in quegli esercizi che mettono in azione i muscoli, così un uomo di mente analitica si gloria di quell'attività spirituale che sa districare e trova piacere anche nelle più comuni occupazioni che fanno entrare in azione il suo talento; va pazzo per gli enigmi, gli indovinelli, i geroglifici, mostrando nella soluzione di ognuno un acume che alle persone normali sembra soprannaturale; i risultati ottenuti attraverso l'essenza, l'anima stessa del metodo, hanno, in verità tutta l'aria di una intuizione.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Il racconto di Arthur Gordon Pym
Tornato negli Stati Uniti alcuni mesi or sono, dopo un'incredibile serie di avventure nei mari del Sud e altrove, di cui viene fornito un resoconto nelle pagine che seguono, feci per caso la conoscenza di alcuni gentiluomini di Richmond, in Virginia, i quali mostrarono grande interesse per tutto ciò che riguardava le regioni da me visitate e insistettero per convincermi, quasi si trattasse di un passo doveroso, a rendere pubblico il mio racconto. Vi erano tuttavia vari motivi per rifiutare, e tra questi alcuni assolutamente privati, che riguardavano me soltanto, e altri che non lo erano affatto. Poiché non avevo quasi mai tenuto un diario durante la mia assenza, a frenarmi contribuiva anche il timore di non riuscire a scrivere, affidandomi semplicemente alla memoria, un resoconto così dettagliato e compatto da possedere l'apparenza di quella verità di cui comunque sarebbe stato l'espressione; escluse, naturalmente, certe esagerazioni naturali e inevitabili, alle quali chiunque indulge quando si tratta di descrivere eventi che hanno il potere di eccitare l'immaginazione.
(Traduzione: Roberto Cagliero)
Il pozzo e il pendolo
Ero sfinito, sfinito mortalmente da quella lunga agonia, e quando alla fine mi sciolsero e mi permisero di sedere, sentii che i sensi mi abbandonavano. La sentenza, la spaventosa sentenza di morte, fu l'ultima cosa che con chiarezza giunse alle mie orecchie. Dopo di questo, il suono delle voci degli Inquisitori mi sembrò sommerso in un mormorio indefinito di sogno, che suggeriva alla mia anima l'idea della rotazione, forse perché le associavo, nella fantasia, con la macina di un mulino.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
La lettera rubata
Una sera tempestosa dell'autunno del 18..., poco dopo l'imbrunire, a Parigi me ne stavo a godere la duplice voluttà della meditazione e di una pipa di schiuma, in compagnia del mio amico C. Augusto Dupin, nella sua piccola biblioteca o studiolo, au troisième del N. 33 Rue Dunot, Faubourg St. Germain: per circa un'ora eravamo rimasti assorti in un profondo silenzio e a chi ci avesse per caso osservati ciascuno di noi sarebbe parso completamente esclusivamente assorto nelle arricciate volute di fumo che rendevano opprimente l'aria della stanza. Da parte mia stavo mentalmente discutendo certi argomenti che, sul principio della serata, erano stati soggetto di conversazione tra di noi: voglio alludere all'affare di Rue Morgue e al mistero che riguardava l'assassinio di Maria Roget.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)
Il cuore rivelatore
È la verità! Sono nervoso, sono stato e sono molto, molto, terribilmente nervoso; ma perché volete dire che sono un pazzo? Il male ha affinato i miei sensi, non distrutti, non annientati. Più di chiunque altro avevo avuto acuto il senso dell'udito. Ho ascoltato tutte le voci del cielo e della terra. Molte ne ho intese dall'inferno. Per questo sono pazzo? Uditemi! e osservate con che precisione, con che calma io posso narrarvi tutta la storia.
Non è possibile dirvi come in principio l'idea entrò nel mio cervello; ma una volta concepita, essa mi pessedé giorno e notte. Non v'era né scopo né passione. Io amavo il vecchio, non mi aveva mai colpito. Non mi aveva mai insultato. Non desideravo affatto il suo oro.
(Traduzione: Carla Apollonio e Sergio Frenguelli)