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Case Editrici

Non Solo Parole Innovazione e Coraggio in Editoria

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 01/05/2005

Non Solo Parole una giovane realtà editoriale che crede negli autori esordienti e nelle novità letterarie, presentata dal suo fondatore Raffaele Calafiore.

foto intervento

   

Intervista rilasciata da Raffaele Calafiore

NonSoloParole Edizioni

c/o Prima – Via Tufarelli, 19

80046 San Giorgio a Cremano (Na)

Tel. 081.5619591 – Fax 081.2580164

www.nonsoloparole.com

info@nonsoloparole.com

 

Nota biografica: Raffaele Calafiore è ideatore e fondatore del progetto nonsoloparole.com

e della omonima casa editrice. Fotografo e scrittore ha pubblicato “Poesia Ante-Muro”, ELI 1996, “E poi…” MDS Editore, 2001 e “Firenze per noi”, MDS, 2002. Altri suoi articoli sono reperibili on line su diversi portali

 

 

 

 

Una breve storia della Vostra Casa Editrice e della sua collocazione sul mercato italiano.

NonSoloParole.com nasce nel 2001 con il Portale di Letteratura e Comunicazione  la cui mission era quella di creare un punto di incontro tra le istanze della creatività e la libera fruizione delle opere, anche grazie ai nuovi mezzi che la tecnologia ci metteva a disposizione ed alle potenzialità della rete. IL tutto all’insegna della libera circolazione delle idee.

Nel 2003, quale naturale evoluzione del progetto iniziale, è nata l’omonima casa editrice NonSoloParole Edizioni che ha avviato il suo progetto su carta attraverso 5 collane, oggi divenute 6, con un occhio attento agli autori emergenti ed ai temi della marginalità.

E sempre in linea con il nostro progetto, il dar voce alle idee, nel mese di aprile è stata inaugurata la nuova sigla editoriale iNarranti Autoproduzoni (www.narranti.com)

 

Quali sono al momento i Vostri punti di forza?

Continuare ad essere su internet, attraverso il portale, un punto di riferimento per quanti la creatività è essenzialmente un punto di confronto. In questi anni abbiamo sviluppato oltre 3000 pagine, anche con brevi saggi e approfondimenti nel campo dell’editoria e dell’attualità, rivolgendoci ad una platea di oltre 5000 iscritti alla newsletter e centinaia di visite giornaliere. Per quanto riguarda invece il cartaceo,  sicuramente un elemento di forza è la caparbietà e la consapevolezza di essere “piccolissimi” in un mondo fatto di concentrazioni industriali con grande potere finanziario, che ci spinge a giocare le nostre carte a testa bassa… accompagnando i libri per mano a contatto con il pubblico, attraverso fiere come attraverso presentazioni presso librerie ed associazioni. Insomma, quello che potrebbe essere il punto debole, l’invisibilità e la scarsezza di risorse finanziarie, cerchiamo di farlo divenire punto di forza, attraverso la consapevolezza. Questo ci porterà ad essere  a Torino alla fiera del libro che si terrà dal 5 al 9 maggio, con una catalogo di ben 6 collane e  30 pubblicazioni.

 

Parlateci di una iniziativa cui volete dare il massimo risalto, e alla quale tenete molto.

Di iniziative in corso ne abbiamo diverse. Continua il nostro calendario di incontri degli autori con il pubblico di tutt’Italia.  Sicuramente adesso stiamo puntando tantissimo alla kermesse torinese, per gli incontri professionali che abbiamo in agenda, ma soprattutto per la verifica che scaturisce direttamente dall’incontro con il grande pubblico, non sempre raggiungibile in libreria a causa di una “invisibilità” a cui siamo costretti. In merito poi ai progetti editoriali puri, beh, le posso dire che entro giugno usciremo con un saggio su Massimo Troisi, forse l’unico in Italia che affronta la poetica e la figura dell’artista nella sua completezza. L’autore di questa opera è Eduardo Cocciardo e per dicembre un secondo libro di Cinzia Tellarini, psicologa e scrittrice, che affronta il tema delle perversioni con un romanzo che sicuramente susciterà qualche clamore. Le anticipo il titolo provvisorio “L’altra, percorsi della perversione”

Ma c’e anche un’altra iniziativa, inaugurata agli inizi di aprile che, con una nuova sigla editoriale, iNarranti Autoproduzoini, ci vede impegnati nel continuare a dar voce alle idee e a supportare quanti  si riconoscono nella pratica dell’autoproduzione.

 

DOMANDE SPECIFICHE SUI VOSTRI RAPPORTI CON GLI AUTORI ESORDIENTI

 

I Vostri consigli a un autore esordiente?

Sicuramente quello di leggere, leggere molto. Spesso si propongono come scrittori ma a digiuno di quello che è stato già detto e come è stato detto. Inoltre, una cosa secondo me importantissima: prima di spedire a chicchessia manoscritti, sarebbe bene informarsi su quello che una casa editrice pubblica. Una informazione facilmente reperibile attraverso il catalogo e le pubblicazioni già fatte. Questo eviterebbe un inutile intasamento delle scrivanie con lavori che poco o nulla hanno a che vedere con la linea editoriale di questa o quella casa editrice.

 

Un esordiente come deve presentarVi un manoscritto?

E sempre preferibile inviare come primo contatto una breve presentazione dell’opera, una sinossi ed eventualamente un indice, oltre ad una breve presentazione dell’autore. Ecco, questi pochi elementi possono farci decidere già a priori, se il tema puo’ interessarci e spingerci nella lettura valutazione di un testo. Per quanto riguarda noi, non accettiamo assolutamente materiale spedito a mezzo e.mail, se non nel primo contatto, quello appunto in cui ci viene presentata l’opera.

 

Come può orientarsi un esordiente nella selezione delle case editrici a cui inviare il proprio lavoro?

Lo dicevo sopra: leggere le opere che una casa editrice pubblica e valutare se la propria opera puo’ essere in sintonia con quel progetto editoriale. Non tutte le case editrici possono andar bene per tutto.

 

Vi sentite di indicare qualcosa di particolare a un emergente circa la revisione dei suoi testi?

Presentarsi con un testo già corretto e magari revisionato da qualcuno che abbia già apportato un editing all’opera, aiuterebbe noi nella lettura. L’editing è un qualcosa di importante e spesso non puo’ farlo direttamente l’autore per un motivo semplice semplice: l’autore è comunque coinvolto emotivamente nella storia e certi passaggi a lui chiarissimi, potrebbero non esserlo altrettanto per un lettore. Quindi, prima di spedire, farsi aiutare nelle correzioni ed eventuali revisioni del testo.

 

Quando è il momento per un autore esordiente di spedire la sua opera agli editori?

Non c’e’ un tempo ideale. E’ sempre bene contattare precedentemente l’editore ed eventualmente concordare la spedizione. Se c’e’ un libro che tratta di attualità, capirà bene che passa dinanzi agli altri per la valutazione,  per la caratteristica stessa dell’opera, mentre per un altro testo magari l’autore potra’ sentirsi rispondere che va bene la spedizione ma non prima di un certo tempo. Quando si parla poi di piccole case editrici, si parla anche di personale ridotto nel numero di addetti e questo comporta un allungamento dei tempi di valutazione e risposta.

 

Ritenete che sia fondata l'utilità dei corsi di scrittura?

Perché no! Un corso puo’ aiutare a scoprire quei trucchi del mestiere. Ma sono convinto di una cosa: sicuramente un corso puo’ aiutare a correggere la forma, a scrivere correttamente, a sviluppare la tecnica nella costruzione e risoluzione di un  plot narrativo… pero’, a monte deve esserci una “storia”, qualcosa da narrare. E questo aspetto, nessun corso di scrittura puo’ compensarlo.

 

E il ruolo delle Agenzie Letterarie nel panorama editoriale italiano quale è? C'è da fidarsi?

Come in tutte le cose della vita c’e’ il bello ed il brutto…il buono ed il cattivo. Ci sono tanti che si improvvisano senza un beckground adeguato ma solo per spillare soldi ad ignari esordienti, ma ci sono anche professionisti seri che stanno cercando di inserire una figura già presente in altri paesi e quasi del tutto assente in Italia. Vale a dire la figura dell’Agente letterario, che oltre a scoprire il talento, veicola la sua opera verso determinati editori e ne segue l’iter della promozione nelle fasi post stampa. In questo caso potrebbe essere una figura auspicabile nella sua nascita e crescita.

 

Cosa consigliereste di leggere a un autore esordiente per migliorare la sua formazione?

Mah, no credo possa esistere una o piu’ opere che possano determinare una formazione dell’autore. Ognuno credo debba scegliere secondo le proprie esigenze. Fatto sta che rimane fondamentale la lettura, qualunque essa sia. Ragionando in termini di esordienti pero’ mi verrebbe di consigliare dei testi che analizzino il panorama editoriale italiano, anche nelle sue storture. Questo aiuterebbe sicuramente a capire meglio un mondo in cui, da autore esordiente, si comincia o si vorrebbe muovere i passi. Ed eviterebbe soprattutto di chiedere o pretendere cose non sempre ottenibili.

 

Domanda cruciale: Scrittori si nasce o si diventa? In breve quanto conta il talento di base rispetto a quanto si può eventualmente acquisire in seguito a livello di tecnica?

Domanda cruciale,,,si! Ripeto un po’ quello che ho detto circa le scuole di scrittura. Sicuramente nel corso di una pratica, lo scrivere, lo stile potrà essere migliorato. Si verificherà una evoluzione. MA credo che a monte debba esistere una propensione a “raccontare storie” e, seppure non vogliamo definirlo come innato, sicuramente è un qualcosa che ci si porta dentro e che poi, attraverso la tecnica, puo’ essere agevolmente comunicato agli altri. Ma aggiungerei anche che per essere buoni narratori c’e’ bisogno di una buona capacità di ascolto. E questo credo oggi manchi sempre piu’.

 

Si dice che l'aver vinto dei concorsi letterari a volte sia un'arma a doppio taglio nei confronti delle case editrici. E'  vero? Insomma, giova o gioca a sfavore?

Per quanto mi riguarda, non lo considero affatto un titolo preferenziale. E’ sicuramente la testimonianza che la persona che ho di fronte si muove già in ambito editoriale ma nulla di piu’. Anche perché molti concorsi lasciano il tempo che trovano.

 

 

Tra centinaia di manoscritti che una casa editrice esamina, quali sono i particolari che possono significare la differenza?

Alcuni purtroppo vengono chiusi quasi subito per “illeggibilità” del testo, nella forma come nei contenuti. In altri casi, per il tema trattato, ad esempio un romanzo rosa che, senza nulla togliere al genere, non è quello che a noi interessa. Altri invece, sia per forma che per contenuti, vengono letti fino alla fine e si ragiona sulle schede sviluppate, aprendo un confronto in redazione. Da li’ poi si decide per la pubblicazione ed i suoi tempi.

 

Vi è mai capitato, come dire, di non dare considerazione a una giovane promessa, che poi magari è stata “scoperta” e lanciata da altre case editrici concorrenti?

Quando purtroppo non prendiamo in considerazione un testo, c’e’ sempre la possibilità che questi possa essere pubblicato da altri. Ma avviene senza rammarico. Puo’ dispiacerci quando un autore da noi scoperto puo’ migrare altrove… ma anche questo fa parte del gioco. E noi per scelta abbiamo rinunciato ad inserire nei contratti il diritto d’opzione per i lavori futuri. Ci piace pensare che se un autore resta con noi, è sempre per scelta.

 

 Si comincia a pensare che dopo il primo successo molti autori emergenti, dopo la prima pubblicazione, siano destinati a un flop quasi predestinato. Quanto influenza questo sulle Vostre scelte editoriali?

Se parliamo di autori esordienti “pompati” con buone operazioni di marketing a sostegno di una prima opera buona, si’, questo che lei paventa è possibile. Se invece consideriamo l’opera prima come un semplice banco di prova, il lancio, ecco, le opere successive possono solo essere in crescendo. Considerando la casa editrice come una grande palestra in cui ci si formi per poi uscire ed affrontare le gare (leggi mercato). Noi propendiamo per la concezione di palestra, una crescita quindi lenta ma costante

 

Siete dunque alla ricerca più di un valido professionista, altamente motivato, e capaci di vendersi bene, piuttosto che di un diletttante entusiasta. Me lo conferma?

Diciamo che essenzialmente cerchiamo le opere. Se poi queste sono di professionisti, che ben vengano. Altrimenti va bene anche il dilettante, purchè nell’ottica di lavorare da professionista.

 

Autori continui, regolari, costanti, che scrivono con regolarità e che si suppone possano crescere fino a raggiungere un alto livello di professionalità e di bravura. Potrebbe essere questo l'identikit del Vostro autore ideale?

Si, sicuramente. Quello che non ci interessa proprio è appagare l’ego dell’autore esordiente nel vedersi pubblicata la sua opera e basta. Ma anche qui, non ci sono test che a priori ci diano le risposte sul chi ci troviamo di fronte. Quindi tutto rimane sempre una scommessa aperta anche se continuiamo nella ricerca delle professionalità o perlomeno chi vuole avviarsi per questa strada.

 

 

Una volta che avete individuato un autore promettente fino a quanto e come siete disposti ad investire su di lui?

Il problema delle piccole case editrici è anche un problema di scarsi mezzi finanziari a disposizione. Noi investiamo nel testo, nell’ufficio stampa, e nel supportare l’autore a pianificare gli eventi, ma deve essere chiaro che è questa una scommessa che si gioca insieme. Un gioco di squadra autore-editore. Non siamo in grado di promettere fama e gloria. Assolutamente no.

 

Eppure nonostante tutto sugli scaffali delle librerie ancora si continuano a vendere solo e soltanto i bestsellers di autori affermati, questa tendenza non si prevede invertibile,  o forse qualcosa sta cambiando?

NO, temo di no. Il prodotto libro sempre piu’ viene equiparato ad altri prodotti e sempre piu’ sottoposto alle leggi del mercato. Purtroppo i grandi gruppi sempre piu’ mirano ai BestSeller, libri, in larghissima tiratura e velocissima rotazione sugli scaffali delle librerie, supportati anche da adeguate campagne promozionali. Quello che manca a noi piccoli editori è proprio la visibilità su quegli scaffali. Ecco, se è vero che noi desideriamo quello che vediamo, non avere un libro sotto mano, significa non poterlo mai desiderare. Da qui la condizione di “invisibilità” di cui spesso soffriamo.

 

Ultimamente quali sono gli autori esordienti sui quali avete deciso di investire particolarmente?

Abbiamo Luca Musella, uno dei primi ad essere pubblicato con la nostra sigla e che poi ha ben quattro titoli a catalogo. C’e’ poi Donatella Placidi, autrice bolognese con due titoli a catalogo, come pure Lucio Aragri di cui avremo una seconda pubblicazione per dicembre. Lo stesso per Cinzia Tellarini di cui avremo il secondo libro per fine anno, e su cui puntiamo parecchio, insieme al saggio su Massimo Troisi di Eduardo Cocciardo. Ecco, gli altri di certo no sono da considerarsi di serie B, ma da un catalogo, tenendo presente vari fattori, bisogna fare delle scelte.

 

E il risultato che avete ottenuto in questi casi è stato rispondente alle Vostre aspettative?

Su qualcuno, come Musella e Aragri, sicuramente abbiamo avuto ritorno, in termini di stampa come di vendita e addirittura di rappresentazione oltre il cartaceo, come appunto è successo con “Terra, colore e novalgina” da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale. Per gli altri ci giocheremo la scommessa nei prossimi sei mesi dell’anno ed i primi del 2006.

 

Quali sono le modalità per inviare un manoscritto alla Vostra casa editrice?

E’ preferibile un primo contatto, anche a mezzo e.mail, in cui si presenta il progetto. Dal nostro invito, chiediamo spedizione in cartaceo del testo accompagnato da versione elettronica dello stesso.

 

Quante persone si occupano della lettura dei materiali pervenuti in redazione e che procedure seguono per l'esame, la valutazione e il responso finale?

Ci sono tre persone per la lettura. Diverse tra loro. Ovviamente una prima occhiata la do io personalmente. Da questo primo contatto si decide poi chi dovrà farsi carico della lettura integrale e della relativa scheda, su cui poi si va a discutere. Da qui poi la valutazione finale ed i responso.

 

Spesso gli editori parlano degli autori esordienti come di un "male necessario", possiamo capire che alcuni autori possano essere particolarmente invadenti, o permalosi in caso di un rifiuto, ma continuiamo a pensare che gli autori esordienti, bravi o meno bravi, siano fondamentali per lo sviluppo dell'editoria, e che le case editrici dovrebbero forse costruire una specie di ponte virtuale per aiutarli ad attraversare il vasto mare agitato della tentata pubblicazione. Voi a tale proposito come la pensate?

Sicuramente un autore esordiente è un potenziale scrittore affermato di domani.  Ma parliamo di potenzialità ovviamente. Rappresentano comunque idee in movimento…e questo non guasta mai. Ma se solo provassero ad informarsi un po’ di piu’, questo aiuterebbe tutti nel lavoro. E poi, come le dicevo prima, col nuovo progetto dei narranti.com, partendo proprio dal presupposto che nelle piccole case editrici non c’e’ spazio per tutti, aldilà della bravura, per un limite oggettivo che piu’ di un tot pubblicazioni all’anno non si riescono a fare, abbiamo inteso fornire uno strumento a quanti si riconoscono nella pratica dell’autoproduzione, spingendoli a “confessarsi” fino a che punto credono e sono disposti ad investire su quello che fanno. Una provocazione? Sicuramente è anche questo.

 

La Vostra posizione sul fenomeno oramai tanto diffuso della Pubblicazione con Contributo o a Pagamento?

Ma vede, non mi sento di biasimare ne’ tanto meno mi scandalizza sentire che un editore per pubblicare abbia chiesto dei soldi. Mi preoccupa quando questo avviene in modo subdolo, non trasparente che rasenta la truffa. Ma la diatriba pagamento si/pagamento no, sinceramente non ci interessa. E’ importante ricordare che un editore è anche un imprenditore e se per portare avanti un progetto chiede di dividere i rischi ed i costi, come i vantaggi, con l’autore in un rapporto chiaro e trasparente, beh, non ci vedo nulla di strano. Posso dirle che nella nostra storia non abbiamo mai preteso una lira, pardon un cent, dagli autori e abbiamo pubblicato tutto a spese nostre. Questo per noi significa innanzitutto indipendenza e libertà di scelta. Ma ciò non toglie che dinanzi ad un progetto particolare si possa ricorrere al contributo che sia di un autore, di un ente o di qualunque altro sponsor. Ma per quanto ci riguarda questo non deve e non dovrà mai inficiare la nostra indipendenza nelle scelte.

 

Una volta deciso di investire su un particolare autore, quali sono i meccanismi di promozione che adottate per incentivare l'iniziativa?

La promozione è anche legata al budget disponibile. La promozione più immediata, oltre quella presso il distributore che a sua volta dovrà spingere i titoli presso le librerie, rimane pianificare gli incontri degli autori con il pubblico presso librerie e associazioni. Un po’ accompagnare il libro per mano. E questo è possibile farlo solo quando l’autore si rende disponibile. Poi restano le fiere, altro momento importante di contatto e verifica con il pubblico

 

Capita invece che qualche nuovo autore, dopo la prima opera, Vi proponga un nuovo lavoro per la pubblicazione, e che Voi vi troviate a rifiutarlo a causa dei risultati non soddisfacenti di vendita finora ottenuti? Vi trovate a volta a dover dire di no a un Vostro pupillo?

Si, è capitato. Ma non obbligatoriamente per una questione legata alle vendite. Se un lavoro non ci convince…beh, non ci convince e basta. Ne parliamo con l’autore e discutiamo il da farsi, magari parcheggiando quel lavoro in attesa di un rimaneggiamento o di un lavoro nuovo.

 

E' vero che molti autori esordienti calano di livello dopo il primo successo, o peggio ancora non sono in grado di mettere a punto la seconda opera e rinunciano del tutto? E in caso come Ve lo spiegate?

Quando prima parlavamo di professionalità, intendevamo anche la continuità di un lavoro. Una continuità che vada oltre la prima pubblicazione. In questo senso intendo la professionalità e soprattutto la capacità dell’autore a rimettersi in gioco con progetti nuovi. Anche a costo di averne bocciato qualcuno, ma facendo tesoro dello stesso nella continuità della crescita. In altri casi, ci troviamo dinanzi persone che sì, hanno scritto un bel libro, ma la scrittura e le successive pubblicazioni non rientrano tra gli interessi primari. E quindi passano ad altro.

 

Nell'economia generale del Vostro catalogo quanto puntate sulle opere degli autori esordienti?

Forse abbiamo scelto la strada più tortuosa. Diciamo che l’80% del nostro catalogo è composta da autori esordienti. Un lavoro essenzialmente di talent scouting il nostro. Ed è con loro che vorremmo giocare insieme una scommessa: quella di costruire un coro di voci polifoniche, testimoni di un tempo e provare a far sentire la voce. Far sentire che esistiamo.

 

Quale può essere una buona tiratura per un romanzo di esordio di un autore italiano?

Una buona tiratura potrebbe essere intorno alle 2500 copie. Ma il problema è la vendita. Guadagnarsi lo spazio in libreria. E’ questo il vero problema.

Noi usiamo un sistema misto di tiratura, anche servendoci del digitale. Questo, soprattutto quando ci troviamo dinanzi ad opera prima, ci permette delle tirature più basse e poi, seguendo la performance del libro sul mercato, calibrare il tiro con le ristampe. Ma ovviamente è questa un decisione che viene presa titolo per titolo, autore per autore.

 

E dopo che cosa succede?

Il vero lavoro inizia soprattutto dopo la fase di stampa. Per un autore esordiente, che pubblica con un piccolo editore,  riuscire a toccare punte di 700-800 copie per un libro primo potrebbe essere considerato già un buon risultato. Se si aspira invece al bestseller…beh, credo che bisognerà cercarsi un altro editore.

 

Rimane ancora vero che il sogno di ogni editore è quello di creare un autore, e dunque un nuovo fenomeno editoriale?

Soprattutto mettere in circolazione idee. Credo che una casa editrice sia essenzialmente una cassa di risonanza per idee, istanze di vissuto e, come nel nostro caso, porre l’attenzione su fenomeni marginali. Che poi questo possa determinare anche un nuovo fenomeno editoriale, la cosa può solo farci piacere.

 

Parliamo di percentuali, su centinaia di manoscitti inviati a una casa editrice quanti sono ragionevolmente proponibili e quanti di quelli accettabili giungono poi alla pubblicazione? Insomma su che numeri viaggia la selezione di un nuovo autore? I nostri lettori sospettano che la probabilità di riuscire sia paragonabile alla vincita dell'Enalotto, è davvero così?

No, assolutamente no! Nessun paragone con la vincita al lotto. Innanzitutto bisognerebbe essere chiari con se stessi. Scrivere un libro può essere un momento importantissimo di contatto e verifica con se stessi. Ma da qui a proporlo, c’e’ bisogno che il libro possa contenere anche un codice universalmente riconoscibile per gli altri. Ecco, posso anche raccontare la storia di Pinco Pallo, ma devo anche essere consapevole che questa storia potrà interessare qualcuno solo se le vicissitudini di Pinco Pallo, siano in qualche modo ascrivibili ad un tempo, una generazione… insomma, che abbia in sè quella riconoscibilità di storia, dove il lettore sicuramente dovrà proiettare la sua di storia. In qualche modo, nel bene o nel male, ritrovarsi. Il diario di Pinco Pallo, in quanto tale, probabilmente, salvando la pace di Pinco Pallo e ponendo rispetto verso il suo vissuto, non interesserà nessuno, se non la fidanzata, la mamma e la nonna. Forse.

E poi, sempre per rispondere alla sua domanda, per cercare un editore, bisogna anche saper cercare.

 

Non dovreste essere Voi a cercare gli autori, e non essere viceversa sottoposti da questi ultimi a un costante ed asfissiante corteggiamento?

Ma in certi casi succede cosi. E’ probabile che per una nostra esigenza di catalogo ci rivolgiamo a Tizio autore per avere una sua opera. Ad esempio, abbiamo una collana di poesia e visto che pubblichiamo pochissimi titoli all’anno, solitamente invitiamo noi l’autore per una pubblicazione. Ma cosi può essere anche per la saggistica. In ogni caso, vedo più diffusa un’esigenza di parlare (leggi pubblicare) che una disponibilità ad ascoltare (leggi leggere, aprirsi al confronto, al nuovo). E questa è anche una spiegazione del perché le nostre scrivanie sono stracolme di manoscritti che quotidianamente arrivano in redazione.

 

Quali sono le opere che prediligete? E in base a quali criteri progettate le collane editoriali? Successo di pubblico, o passione per il genere letterario prescelto?

Per prima cosa decidiamo cosa vogliamo dire e come. Da qui poi nasce il progetto delle collane che portano in sè la traccia delle opere che saranno pubblicate.  A determinare questa scelta sono sicuramente molti fattori ma è determinante anche la nostra indole.

 

Come fa un autore a sapere che sorte ha avuto il suo manoscritto inviato in lettura presso di Voi?

Di solito chiediamo sei mesi di diritto d’opzione alla pubblicazione a chi ci invia un lavoro. Negli ultimi tempi col moltiplicarsi dei manoscritti ricevuti non sempre riusciamo a tener fede a questa scadenza. Comunque a tutti viene data una risposta sull’esito della lettura. Esito e non valutazione che sia chiaro.

 

La politica editoriale non è mai incentrata su un solo libro, ma è rivolta generalmente alle potenzialità dello scrittore, ma come si può con un esame frettoloso di poche pagine di ogni manoscritto individuare non solo il valore letterario di un'opera ma anche le capacità di sviluppo di chi scrive e che potrebbe diventare un buon autore?

Ognuno credo sviluppi un suo metodo. Quello che le posso dire è che ci sono delle regole basilari a cui non si può derogare. Innanzitutto il tema trattato, se inerente o meno con quello che pubblica la casa editrice. Ed è questo un elemento essenziale per andare avanti.  C’e’ poi  la valutazione della scrittura e di come il tema viene sviluppato. Ovviamente la metodologia di lettura sarà diversa se ci troviamo dinanzi ad un testo di narrativa oppure a d un saggio. Quindi parleremo di scrittura corretta, chiara esposizione dei concetti, innovazione su quello che è stato già scritto, allargamento degli ambiti di ricerca e quant’altro se ci troviamo dinanzi ad un saggio. Parleremo di impianto narrativo, plot, sviluppo della storia, intreccio e risoluzione se ci troviamo dinanzi ad un testo di narrativa. Su tutto ovviamente pesa il come è scritto. Un testo scritto bene è elemento essenziale per inoltrarsi nella lettura. Un testo scritto male, aldilà della bontà delle intenzioni dell’autore, non ci aiuta affatto nella lettura.

 

Avete una vera e propria politica editoriale per gli esordienti?

Essenzialmente vogliamo le storie. Vogliamo dei contenuti.

 

Investimento sul libro ma soprattutto sull'autore, quale sono le modalità che applicate e le forze che mettete in campo per motivare un buon autore a rimanere nella Vostra scuderia? In poche parole i Vostri meccanismi di fidelizzazione.

Purtroppo la vera fidelizzazione in qualche modo diventa economica. Agli autori non siamo in grado di garantire un anticipo di diritti. Parliamo ovviamente di esordienti. Quello che possiamo dare è la disponibilità a spingere il progetto. Solo se l’autore sposa le nostre istanze e sarà disposto a giocare una partita al nostro fianco, possiamo aspirare a dei risultati. Se manca questo elemento, rimane una esperienza di vita come tante altre. E comunque credo sia fisiologico che un autore dopo qualche pubblicazione con un piccolo editore possa aspirare alla grande sigla e, perché no, a degli anticipi sul contratto. Da qui la scelta di non “imprigionare” nessuno con il diritto d’opzione sui lavori futuri. Vogliamo pensare che le fidelizzazione sia sempre frutto di una libera scelta. In questo forse soffriamo di ingenuità.

 

A cura di Sabina Marchesi

Guida Giallo Noir di SuperEva

 

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