Ho visto con i miei occhi il padrone di un agriturismo correre disperato, ciabatta alla mano, per schiacciare un innocuo insetto che sconvolgeva un cliente. Il cliente urlava e minacciava assicurando che avrebbe chiamato l’AGENZIA, questa terribile entità onnipotente, per lamentarsi. Le conseguenze sarebbero state terribili, a giudicare dalla faccia atterrita dall’uomo che brandiva la ciabatta.
Per me questa scena è una sintesi perfetta della plastificazione del paesaggio e delle aspettative umane.
Ora, il fatto di trovare degli insetti nel Chianti dovrebbe essere normale, anzi auspicabile. Ma evidentemente non è così, perché alla televisione non si vedono insetti. E dunque, per volere dell’Agenzia, quelli che vengono chiamati agriturismi sono sempre di più alberghi in campagna. Pezzi di città materializzati in campagna.
L’Agenzia (ma sarà la Cia?) stabilisce come deve essere la piscina (pare che dalle mie parti ci sia la più alta concentrazione di piscine d’Europa), addirittura la precisa sfumatura di verde che deve avere il necessario pratino rasato. Tutto è regolato da leggi assurde, modellate sulla psiche perversa di chi paga. I recinti si moltiplicano, garantendo la privacy ma impedendo il passaggio degli animali e dei pii viandanti. I milanesi che vengono a cercare la natura in Toscana in realtà non cercano affatto la natura, perché la natura li traumatizza, ma solo uno stereotipo televisivo, privo di insetti. In ogni caso, quelli che la cercano, cercandola la distruggono. Per milanese qua non si intende uno che viene da Milano, è un modo di dire simpaticamente razzista che c’è da queste parti, un simbolo della Città dell’Oro: siamo tutti milanesi. E siamo tutti clienti
Ho sentito con le mie orecchie un cliente di un agriturismo lamentarsi scandalizzato, offeso, perché nel campo stava lavorando un trattore!
Quasi tutti i clienti, poi, vogliono potersi collegare a Internet, questo è veramente abnorme. Vogliono la sala giochi per i bambini. Vogliono poter arrivare comodamente con la macchina, e così le strade bianche, le strade sterrate, spariscono. Addirittura pretendono il garage. Però vogliono anche la Natura! Le persone vogliono tutte le comodità però anche la tranquillità. Queste due cose non stanno insieme. Vogliono la Natura asfaltata e recintata.
Hanno paura del buio, della notte. Che invece è una delle cose migliori, da queste parti. Un prodotto soprafffino (antico, tra l’altro). E così la distruggono, moltiplicando i punti luce.
Apparentemente, sto parlando della terra in cui vivo, il Chianti, ma penso che queste considerazioni valgano molto più in generale. Così dico “loro” ma potrei dire “noi”. Solo che continuerò a dire loro perché mi piace di più.
Ho visto una gondola con tanto di gondoliere sull’Arno, sotto il Ponte Vecchio. Magari era un film, tipo Alien contro Predator, o Il gondoliere pazzo contro la bistecca assassina, ma mi piace pensare (ho il gusto dell’orrido) che la gondola fosse lì per quei turisti che non vanno tanto per il sottile: Italia uguale gondola.
E allora ecco che L’AGENZIA li accontenta. Visto che pagano. (A proposito, ma dove vanno a finire tutti questi soldi?). Non dico che quando noi andiamo in Tibet alla ricerca della spiritualità o delle vette incontaminate non facciamo lo stesso. Di sicuro, anche peggio.
La cosa più orrenda e più affascinante sono le ville delle star internazionali. Alcune, dietro un’apparenza innocua, sono ville fortezza. Sembrano pronte a fronteggiare un attacco. Ma un attacco di chi? Degli indigeni?
Tutti si fermano negli stessi punti panoramici. Perfino i turisti più alternativi, quelli che vanno in giro in bicicletta o in monopattino o a cavallo di una cinta senese, hanno i loro punti fissi.
I punti panoramici sono sempre gli stessi, per definizione, almeno fino al prossimo cataclisma tellurico, si dirà. Ma non è mica vero. Ce ne sarebbero tantissimi, ma anche quei turisti liberi e errabondi si fermano tutti negli stessi punti. Cosa vuol dire? Non riesco a capirlo. Deve esistere una mappa segreta a cui obbediscono.
Fino a poco tempo fa circolava una pubblicità, del Mulino Bianco, mi sembra. Comunque verteva sul contatto con la natura e si vedeva un contadino che seminava a mano. Forse la mandano ancora in onda, non so. Solo che il gesto se ci fate caso è sbagliato. La mano va verso l’esterno, mentre il movimento corretto è verso l’interno!
Ora vorrei chiarire un punto. Non dico queste cose in quanto custode delle buone vecchie tradizioni di una volta, che in effetti ignoro (“Si avanza il personaggio più pericoloso: il custode delle vecchie tradizioni” scrive Dard in uno dei romanzi del ciclo di Sanantonio). Sono cresciuto con Alien e Terminator, e i musei della cultura contadina mi hanno sempre fatto paura. L’indigeno è spesso peggiore del colonizzatore. Però è un segno terribile se questa gente che va in cerca della natura la distrugge con i fuoristrada e il trekking, non tollera un insetto, un trattore, se il presunto vecchio contadino semina al contrario. C’è qualcosa che non va.
A me piace camminare su queste colline, sempre di più. La cosa incredibile è che, se da una parte si allarga la plastificazione, dall’altra aumentano i territori “selvaggi”. Zone dove un tempo l’uomo era ben presente ora sono un groviglio di piante. E così ci sono caprioli, daini, cinghiali, anche qualche lupo. Un biologo mi diceva che è tornata la fauna grossa che viveva da queste parti prima del settecento!
Così ci sono due volti. In pochi secondi se conosci i passaggi puoi passare da una piazzola della superstrada a un bosco dove non va nessuno, o solo misteriosi omini ogni tanto, che non ti salutano e sgusciani via come ombre.
L’altro giorno ho portato degli amici a vedere dei caprioli, una cosa notevole. Perché, mentre in altre zone della Toscana è comune vederli, qui è diverso. Dato appunto che i due volti, quello plastificato e quello selvaggio convivono, si intrecciano, i caprioli non si fanno mica tanto vedere o sentire, sono guardinghi. Anche quando scappano, fanno meno rumore che da altre parti. Non senti quel tutum tutum. Sgusciano lenti.
Insomma: noi li abbiamo visti.
“Ma sono pochi!” mi hanno detto gli amici, un po’ delusi. Proprio come se fossero allo zoo, o in un parco recintato. Non colgono il miracolo. Non possono coglierlo. Perché la loro vita non glielo permette. Vogliono subito impossessarsi delle cose, ingozzarsi velocemente. E allora è giusto che vadano nei parchi a tema.
Qualsiasi cosa, unguenti “tradizionali”, terapie alla salvia nana, ravanelli magici, maiali neri, basta aggiungere che è antica, antichissima, e va alla grande da queste parti. E allora accorre l’elite internazionale per usufruirne a caro prezzo. Ma davvero. Ci sono famosi scrittori, clamorosi direttori d’orchestra, registi geniali e così via che comprano a cifre iperboliche profumi dalle origini “antichissime”. Questo mi dà da riflettere sull’elite internazionale e sulla genialià di questi personaggi che tutti adorano.
C’è gente (più rozza dei semidei del paragrafo precedente) che viene qui e gira senza soste. Il programma completo: natura, città d’arte, sagre dell’antica fettunta e cose del genere. Si agita in modo frenetico per non perdere nulla.
Poi ci sono quelli che vegetano ai bordi della piscina e rientrano in camera e la giornata è tutta qui. Ma che fanno tutto il tempo? Tromberanno, siamo d’accordo, ma che non trombano a casa? E’ tutto molto triste, in realtà.
E’ che sempre di più viviamo di finzioni, si simulazioni, di contadini che seminano al contrario. Per esempio (lasciando perdere per un attimo la campagna, preferisco il mare) quando oggi si legge di uno scrittore che “ha fatto mille mestieri” di solito vuol dire che non ha fatto un tubo, ha fatto mille lavoretti tanto per fare, tanto i soldi glieli dà la mamma. E’ diverso rispetto a quando lo dice Jack London.
Oggi esiste una specie di TRADUTTORE SIMULTANEO. Qualsiasi cosa, per essere commercializzata ben bene, deve essere trasfomata in una banalità. Ed è così che viene confezionata. E il bello è che funziona.
In questo paesaggio che rimane meraviglioso ci sono un sacco di ricche signore straniere che scrivono romanzi contemporanei. Assurdi pittori appostati negli scorci suggestivi con aria ispirata. Artisti eccessivamente attuali con un talento da pubblicitari. Un’umanità ributtante, alla fine.
C’erano dei signori ricchissimi che avevano affittato un castello indimenticabile. Venne a trovarli la figlia, per quindici giorni. Ma ogni sera spariva e tornava la mattina. Tutti ovviamente immaginavamo compiaciuti le imprese più erotiche. Venne fuori che la ragazza non riusciva a dormire senza l’aria condizionata, e così andava in un albergo di cemento nella piana desolata, che però aveva l’aria condizionata.
Quelli più naturali hanno questa mania di vedere gli animali. Partono e fanno un casino terribile. Loro praticano il trekking, concetto perverso. Ma cammina e basta! Lascia perdere quel’abbigliamento ridicolo. Ma dove credi di andare? Non sei mica in Amazzonia. Questi tipi vedono poco, ma in compenso disturbano gli animali fino a farli morire di esaurimento. Come quelli che vanno a vedere le balene, o gli squali bianchi, e così via. Vogliono avere le cose, in un modo o nell’altro. Poi vogliono raccontarlo. Hanno troppa paura o troppo entusiasmo. Ma lasciateli stare, gli animali liberi, non fanno per voi. Non avete il diritto di vederli. Non è più bello sapere che ci sono, che dal fitto del bosco o dalle profondità del mare sono loro a vedere te?
Qua quanti tucani saranno? Diceva un tipo romano in mezzo a un gruppo. (Da noi il romano e il milanese sono una medesima entità). Ci ho messo un po’ a capire che si riferivano alla “difficoltà del percorso”. Due tucani, tre tucani e così via. Riprendevano questa scala da un viaggio in Africa o qualcosa del genere.
Una ragazza dopo aver bevuto ha buttato a terra una bottiglietta d’acqua vuota, una di quelle bottiglie col tappo da ciclista. Sopra c’era scritto: “la bottiglia con il comodo tappo e il contenuto ideale per il tempo libero” (l’acqua, cioè).
Ci sono addirittura quelli che fanno i war games, le simulazioni di guerra o come si chiamano. Ce ne sono un sacco. Sembra un altro discorso ma è sempre lo stesso, riguarda la falsificazione del mondo, la sua lettura sulla base di stereotipi. Questi guerrieri prima di tutto si credono degli eroi, è uno spettacolo grottesco. Se uno li intervista dicono di no, ma mentono: si credono degli eroi. Solo che, nonostante la bussola e la cartina militare e tutto, se li metti nel boschetto dove andava mia nonna si perdono.
Tra parentesi, sono convinto che questo valga anche per i veri corpi speciali. Non passa mese senza che alla televisione o su un giornale non si descriva con trepidante emozione qualche corpo speciale americano, inglese o che so io. Uomini capaci di combattere nel caldo del deserto come nel freddo dell’artico, uomini capaci di sopravvivere in condizioni estreme. Ma mi faccia il piacere! A parte che “Corpi speciali” sembra il titolo di un film porno, io sono sicuro che tutta questa efficienza sia una menzogna. Questi corpi speciali le hanno sempre prese, in Vietnam come in Afghanistan e così via. Loro combattono contro Rambo, non sono Rambo.
Da ragazzo feci un viaggio in Portogallo e la nostra guida (nel senso di libro) distingueva sempre tra i paesini sul mare quelli dove potevamo vedere “i pescatori che riparano le reti” da quelli in cui non potevamo vedere “i pescatori che riparano le reti”. Pur non avendo niente contro i pescatori che riparano le reti, anzi, mi sembra giusto ripararle se sono rotte, tuttavia anche questa è una forma di plastificazione del paesaggio e quindi delle aspettative.
Un mio amico ha vissuto l’abbandono della campagne negli anni Sessanta. Mi racconta che per uno che se andava a giro era un periodo memorabile. Vagabondavi in un deserto verdeggiante. Potevi trovare la canonica senza più il prete, ma con ancora i paramenti appesi, il turibolo e tutti quegli accessori da prete di cui non so il nome. Era come se le persone fossero state portate via all’istante, da un incantesimo.
Successivamente le campagne sono state ripopolate da un altro mondo.
Quando me ne vado in giro oggi e trovo (sempre più raramente) una casa diroccata inglobata dalla vegetazione provo un sottile piacere.
Ma allora sei antimoderno? Mi si potrebbe chiedere con una smorfia sul viso. L’orrendo sospetto. La colpa che L’AGENZIA non perdona, pur coltivando ogni genere di falsa antichità. Ma no! Solo che la cancellazione del passato è stata troppo veloce. Questa è una terra piena di fantasmi benigni. A forza di tucani finiremo per scacciarli. Tuttavia non puoi scacciare le presenze benigne senza attirare quelle maligne. E a quel punto le ville fortificate non basteranno più.
Vedo vecchi che sapevano tutto della campagna raccontare entusiasti che il loro nipote è un genio del computer. Ma non è mica vero. Di solito è solo un tipo verdognolo che fa giochini da deficiente al computer, ma il nonno non può saperlo. Il vecchio ne saprebbe di cose, ora non servono più.
Per adesso.
Un’altra cosa. Qua, ai margini della plastificazione, ci sono gli animali. Ma non sono gli animali del buon tempo antico, della nostalgia. Esistono ora E’ una cosa che la maggior parte della gente fa fatica ad accettare dentro di sé. I cinghiali non sono quelli di prima, quelli di prima vivevano in ambienti paludosi, erano meno numerosi, più piccoli. Anche i lupi sono diversi. Quelli di ora mangiano i cinghiali, quelli di prima non lo facevano E così via. Così rispettarli non è rispettare un ricordo, una nostalgia. E’ come rispettare un’astronave. Uguale.
Dicevo che sono cresciuto con Alien, più che i con i musei della cultura contadina. Ma un giorno mi sono reso conto che non c’è contraddizione tra Alien e questa terra. Vicino a casa mia c’è un tratto di terra rossa. Ebbene, anche su Marte c’è la terra rossa.
I cacciatori mi hanno impallinato diversi gatti. E quando vado a fare i miei giri rischio di essere impallinato io stesso. Poi mettono i veleni e inoltre sporcano. Quindi figuriamoci un po’ cosa penso della maggior parte dei cacciatori che si sparano a vicenda perché non riescono a colpire fagiani drogati. A volte sparano alle finestre e uno se è al bagno fa la doccia con i pallini.
Però quando arriva una signora “milanese” (è sempre un simbolo, ci sono signore milanesi di eccellente qualità che vengono prodotte a Firenze) e mostra orrore di fronte alla caccia io, lo confesso, sto dalla parte dei cacciatori. Non di quelli che non sanno nulla di queste colline e sparano a caso e a tutto (che ormai sono i più, ed è per questo che la caccia deve chiudere. Giungono da ogni dove, troppo ricchi, non hanno bisogno di risparmiare sulle cartucce e sulla benzina). Ma di quelli che cacciano da generazioni. Certo, se smettono è meglio. Ma fanno meno danni di quelli che la signora mandata dall’AGENZIA fa con la sua stessa vita.
guidagiallonoir









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