L’EDITORIA SECONDO NOI
(Lettera aperta agli Autori
della Ibiskos Editrice di A. Risolo)
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Caro Autore, Gentile Autrice,
è sempre importante potersi conoscere e confrontare. Non solo perché la chiarezza è il modo migliore per rapportarsi con rispetto agli altri e ciò che creano, ma anche per tracciare al meglio le linee base di un eventuale percorso editoriale da affrontare insieme, illustrandone esigenze, ideali, prospettive e punti di vista.
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La Ibiskos Editrice di A. Risolo con vent’anni d’esperienza, rientra per ammissione comune nella tipologia dei medi editori in Italia. Un lavoro serio, costante, animato da una profonda passione per la letteratura, dalla curiosità in vari ambiti e da un continuo confronto coi propri Autori, l’ha portata a vantare una serie di titoli e collaborazioni importanti. Tra le altre, Robertro Cotroneo, Enrica Bonaccorti, Dacia Maraini, Claudio Magris, Oliviero Beha, Federico Moccia, Elena Sofia Ricci, Renato Carpentieri, Susanna Tamaro etc. Propone ed investe, tra l’altro, anche in scelte editoriali forti: per citarne alcune, Araby di James Joyce, (tradotto da Amalia Popper), la prima traduzione di quattro dei racconti di James Joyce conosciuti come Dubliners, la ristampa anastatica di un’edizione storica di Senilità di Italo Svevo, con note autografe dell’autore o i carteggi di Dyalma Stultus.
La cura della veste grafica ed editoriale è sempre stata un nostro punto fermo, perché chi ama comunicare attraverso la parola scritta, di fronte al bel libro di carta prova forti emozioni, che toccano vari sensi. Preziosi caratteri distintivi sono le copertine studiate per ogni volume, un preciso lavoro di editing che assicura la perfezione del testo, un formato usuale dei libri di 12×20 cm, per i quali si scelgono carta e cartoncino Fedrigoni e rilegatura filorefe.
Nuove collane, titoli e tematiche hanno arricchito nel tempo la nostra attività editoriale, per rispondere sempre meglio ad ogni esigenza autoriale. A dimostrazione di questo, il nuovo catalogo.
Altra prerogativa, non secondaria, è che la proprietà dell’opera rimane all’autore, che riscuote tutto il ricavato delle vendite
Abbiamo continuato a curare i servizi editoriali, occupandoci non solo della stampa, ma anche impegnandoci ad individuare costantemente occasioni e canali per la promozione e la diffusione delle opere: questo attraverso la Fiera del Libro di Torino, quella di Roma e le più importanti manifestazioni culturali nazionali ed internazionali, l’invio del volume ai concorsi ed alle librerie (si è creata ed è in continua evoluzione a tal proposito una rete fiduciaria di librerie, elencata sul catalogo cartaceo, per d’avere in varie città italiane dei punti di riferimento per ordini ed acquisti copie).nbsp; Le spese a carico dell’autore, già comprensive d’IVA, sono anche rateizzabili (fino a sei/ otto trances senza interessi). Esse comprendono tutti i servizi editoriali appena elencati.
L’impegno, dunque, continua, cresce e si dilata con passione, cura e volontà.
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Detto ciò, è nostro vivo desiderio sottolineare quanto segue, proprio nell’ottica di una chiarezza che vogliamo ci contraddistingua sempre. Facendone parte, amiamo monitorare e valutare, in modo costante e continuo, il mondo editoriale a tutti i livelli.
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Teniamo molto a ribadire che la valorizzazione di ciascun volume avviene (e deve avvenire) sempre in stretto contatto con l’autore, primo vero promotore della sua opera.
Questo al di là del fatto che l’editore sia grande o meno, che chieda o no di pagare le relative spese editoriali.
Ogni autore, se ci crede davvero, deve iniziare insieme all’editore un lavoro di continua promozione del suo libro, per entrare e cercare di muoversi nell’affollato, chiuso e difficile mondo della distribuzione e del riscontro di pubblico. E di solito occorre che ciò inizi nella sua zona di residenza, nel suo giro abituale di contatti per poi tentare di spaziare altrove.
Non basta pubblicare per diventare “famosi” e non ci sono risultati certi, mai, in questo senso. Anche se sulla copertina facesse bella mostra il logo di un colosso dell’editoria. Decidere di pubblicare è un’avventura. Si tratta solo di scegliere con quale editore iniziarla, cercando magari la serietà, la chiarezza, la qualità della veste grafica, un catalogo con titoli appetibili, la presenza sul territorio nazionale e così via. Tratto distintivo fondamentale è la garanzia dei servizi editoriali che distinguono un editore da un tipografo e che, peraltro, a seconda della loro qualità, rappresentano la voce che incide di più sul costo di un libro.
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Si sostiene spesso, per trincerarsi dietro a grandi ideali di presunta onestà, limpidezza, deontologia professionale e facendo un errato calderone comune, che in un vero contratto di edizione il rischio d’impresa è tutto a carico dell’editore, che non dovrebbe quindi chiedere alcun contributo all’autore. Se lo fa, è uno stampatore truffaldino e sta marciando su un vergognoso mercato dei sogni.
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Vero. C’è chi ci marcia su. Chi è tipografo senza ammetterlo. Chi pubblica copie chiedendo all’autore di acquistarne una parte, mentre poi l’altro quantitativo non verrà mai realizzato. Chi stampa e poi sparisce. Chi non organizza presentazioni. Chi non è mai stato presente con un suo volume in una libreria. Chi non lavora coi nomi (personaggi della cultura, dello spettacolo etc) che vantava d’avere invece come collaboratori.
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Ma c’è anche chi tace un punto fondamentale, qualcosa che poi viene scoperto a proprie spese, traducendosi in vari nulla di fatto per chi spera di pubblicare.
Ovvero: viste le caratteristiche del mondo editoriale, nessun editore-imprenditore, piccolo, medio o grande che sia, punta mai su un “cavallo incerto”. Se a priori, infatti, non ha la matematica certezza di vendere un considerevole numero di copie, (e ciò raramente dipenderà da un lavoro promozionale dell’editore stesso, ma piuttosto sarà lo stesso autore a dovergli garantire d’essere appetibile in questo senso, d’essere quindi un “caso letterario”, di garantirgli insomma un guadagno oggettivo), risponderà (quando e se lo farà) con un bel “Ci dispiace, ma il suo materiale non rientra nella nostra linea editoriale”. Anche se avesse di fronte, come valore qualitativo, Dante Alighieri. Inoltre è probabile che qual materiale non sia stato neppure letto.
Prova quindi che alla pubblicazione coi colossi editoriali si arriva per altre cause, modalità e vie. Ed anche quelle realtà editoriali che sembrano nate dal nulla e che, con poveri mezzi, all’improvviso dicono d’essere entrate nei grandi circuiti e di potersi permettere di non chiedere contributi agli autori, spesso non sono fenomeni casuali, ma hanno a sostenerli contesti e situazioni che permettono loro di muoversi a spalle coperte.
Perché nessuno, finché non riesce a crearsi un certo giro di “notorietà” (= quindi vendite), sarà mai appetibile per i cosiddetti grandi dell’editoria, qualora desideri tentare quella strada. Ed anche in quel caso, non è detto che sia preso in considerazione come papabile per la pubblicazione, come prodotto su cui puntare per guadagnare.
L’editoria è un’impresa che, come tale, non fa beneficenza. Anche quando lo fa credere. Il punto che troppo spesso si tace a vari livelli, anche da coloro che additano, è che perché un libro abbia la speranza d’essere venduto (magari molto), occorre che sia distribuito materialmente in libreria. Ma perché i distributori accettino di farlo, occorre che esso abbia già venduto copie (e molte). Altrimenti anche il loro guadagno è vanificato. Un cane che si morde la coda.
Difficile trovare mecenati che scoprano il talento e poi lo promuovano, senza la certezza del successivo tornaconto. Non impossibile, certo, ma nei fatti altamente improbabile. E sono i fatti che contano per chi deve decidere che strada scegliere.
Se si parla poi di Poesia, il mercato non ha praticamente riscontri economici. Tranne nomi storici (gli unici che inbsp; grandi editori pubblicano), la Poesia resta marginale e non considerata certo appetibile opportunità di guadagno.
Quindi, a ben vedere, non c’è mai un vero rischio d’impresa sostenuto da parte di questi soggetti. Perché nessuno investe sistematicamente su un rischio certo. E che sia certo, in ambito editoriale, è evidente, dato che in Italia ogni giorno escono non meno di 400 titoli tra narrativa e poesia. Volumi che non trovano spazio in libreria o seguito di lettori. E qualora, per improvvisa e miracolata coincidenza, la pubblicazione abbia seguito e non abbia richiesto di pagare i servizi editoriali, ecco che le percentuali trattenute sul prezzo di copertina (che si dividono tra editore, libraio e distributore) lasciano ben poco all’autore.
Amaro? Difficile? Sì.
Riguardo le agenzie letterarie, che si offrono come tramiti privilegiati che veicoleranno i dattiloscritti agli editori, abbiamo la nostra idea. Esse nascono col compito, tra gli altri, di veicolare la stipula di contratti editoriali dopo aver letto il materiale. Noi non ce ne serviamo. Leggiamo ciò che spontaneamente ci viene inviato e lo valutiamo per iscritto. Perché preferiamo, al di là dell’eventuale pubblicazione, il contatto diretto con gli Autori. E’ una forma di rispetto.
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Se dunque i grandi editori-imprenditori, chiudono a priori le porte alla maggior parte del materiale autoriale che circola, ciò implicherebbe il rischio di negare a chi lo desidera il diritto di pubblicare.
A tal proposito si addita spesso come un’operazione furbetta di manipolazione mentale, quella di ricordare che anche autori, contemporanei e non, come Svevo, Campana e Moravia ad esempio, hanno iniziato autofinanziando le proprie opere. E’ vero. Perché non dirlo? Perché illudere un emergente che un grande scrittore è solo quello che non ha avuto bisogno di pagare il proprio libro? Questo accade proprio perché nei grandi circuiti editoriali quelle opere non erano state considerate come “appetibili”. E se quegli autori non avessero creduto in ciò che scrivevano, al punto di pubblicare così, oggi probabilmente non li avremmo potuti leggere. C’è chi su questo obietta che, allora, se uno deve “far da sé” tanto vale andare in tipografia e spendere meno. Certo, ci si può rivolgere ad una tipografia e far circolare poi il libro di mano in mano e diffonderlo per proprio conto così. E’ una strada. Ma allora resterebbe di sicuro fuori dai circuiti delle librerie. Con un editore almeno c’è una possibilità. Infatti, solo gli editori possono apporre il codice ISBN. Tale codice (International Standard Book Number) permette l’identificazione di un titolo o di un’edizione di un titolo di un determinato editore, dato che attesta che l’opera è stampata da un editore regolarmente registrato, l’opera è inserita nel “Giornale della libreria” consultando il quale i librai trovano l’indirizzo dell’editore e dell’eventuale distributore dell’opera richiesta dal cliente, l’opera è inserita nel circuito dell’editoria di tutto il mondo e nelle librerie on-line. Occorre essere consapevoli che alcune tipografie si registrano come editori: potranno così apporre il Codice ISBN alle proprie pubblicazioni, ma non è detto che garantiscano all’Autore i servizi editoriali (elemento differenziante le due realtà).
Non bisogna, quindi, mai dimenticare l’enorme lavorìo che dovrebbe sempre conseguire alla stampa materiale di un libro. Lavorìo dal quale può dipendere tutto. O niente. E’ il meraviglioso rischio da accettare. L’editore, in ciò, è un compagno di strada, che va scelto il più affidabile possibile. Ma non ha la bacchetta magica. Questa la misura della situazione. Non è facile emergere nel mondo dell’editoria. Anche quando si riesce a catturare il gusto del pubblico, non è detto che poi questo si ripeta anche con le successive, eventuali pubblicazioni.
Un Autore che voglia cercare di orientarsi con la maggior consapevolezza possibile nel mondo dell’Editoria, dovrebbe iniziare parlando con altri Autori, anche i più noti ed in vista, leggere attentamente i siti internet degli Editori, telefonare loro a prescindere dall’avere o meno inviato il materiale, partecipare quando possibile alle presentazioni per incontrare dal vivo gli Editori ed i loro collaboratori.
Dunque aspettare ed osservare con attenzione, raccogliendo più informazioni possibili e cercando, con esse, di valutare al meglio. Un po’ come quando, per avvicinarsi almeno un minimo alla verità, si legge la medesima notizia su vari quotidiani. Occorrono tempo e pazienza, quindi, per fare una seria comparazione tra oneri ed onori, chiarendo bene a se stessi quali sono davvero le mire e gli obiettivi che si desiderano ottenere tramite la pubblicazione.
Un buon approccio, prima di muovere qualunque passo di confronto pubblico, è quello ovviamente di lavorare con attenzione e cura a ciò che si sta creando, mantenendo un profilo di consapevolezza e la voglia di migliorarsi sempre. Accogliere poi le valutazioni altrui con lucidità e modestia, cercando di cogliere ciò che è utile per crescere, senza esaltarsi o di contro scoraggiarsi troppo. E se, ad esempio, una persona facesse la scelta di scrivere per mestiere, rifletta serenamente ma seriamente su ciò che lo aspetterà. La differenze la faranno molti fattori, non ultimi la capacita di gestirsi, il talento, la voglia di sacrificarsi, la forza di superare i problemi e le difficoltà, la costanza. Spesso, per vivere davvero la propria creatività è necessario dedicarvi una vita… Ed a volte non basta lo stesso.
Quanto sopra affinché, a posteriori, eventuali successi e delusioni non giungano come eventi totalmente inaspettati. Ed un libro, anche se in tiratura limitata ed a prescindere da un riscontro stratosferico di pubblico, possa sempre rappresentare nel tempo un’esperienza qualificante ed un motivo di vanto ed orgoglio personali per l’Autore.
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La serietà di un editore risiede anche in questo: rendere gli autori consapevoli di tale realtà. Non illuderli promettendo loro gloria, fama e denaro. Questa lunga, sentita ed appassionata lettera nasce dall’essere editori da vent’anni, come marchio che accomuna i grandi autori agli esordienti e che ha soprattutto coltivato una generazione di scrittori e poeti dal profilo discreto, dalla scrittura garbata, piena di divertita ironia e smaliziato disincanto, in cui si possa riconoscere una precisa fetta di pubblico. Fare quindi cultura lontano da ogni forma di snobismo intellettuale. Quindi siamo un’editrice di nicchia? Sì, se per nicchia s’intende dove si fa cultura e non tiratura, poiché la grossa editoria, guidata da esigenze imprenditoriali su vasta scala, non può certo dare spazio ad autori esordienti, spesso giovani. Solo il piccolo-medio editore può curare molto la poesia, ad esempio. Il che è tipico della nicchia.
Detto ciò, quindi, per un autore, si tratta solo di scegliere in base ai suoi criteri, ideali ed aspirazioni come investire denaro, immagine e tempo, per iniziare il suo viaggio editoriale. E chi dovrà essere, in questo senso, il suo migliore compagno di strada.
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Con stima,
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IBISKOS EDITRICE
di A. Risolo
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guidagiallonoir









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