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Cinema

Seven

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 31/05/2005

Un cast eccezionale, con interpreti principali Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey e Gwyneth Paltrow, per la regia di David Fincher, uno dei capolavori assoluti di tutti i tempi.

foto intervento

Il regista, cresciuto alla scuola di George Lucas, ha conosciuto il successo del grande pubblico proprio grazie a questo film, che lo ha consacrato nell’olimpo delle “Majors” di Hollywood. Ci ha messo del suo, curando una sceneggiatura mozzafiato scritta da Andrew Kevin Walker, con una tensione crescente e prestando estrema cura anche ai più piccoli dettagli. Una chicca per veri cultori è l’assenza di Kevin Spacey tra i titoli iniziali.

Il detective Mills, interpretato da Brad Pitt, giovane e rampante agente trasferitosi da poco nella grande metropoli, viene affiancato a Somerset, Morgan Freeman, agente disilluso giunto ad una settimana dalla tanto sospirata pensione.

In un’ambientazione cupa, i due, dopo le iniziali incomprensioni, collaborano su di un caso che fin da subito si rivela essere frutto di una mente delirante.

Dapprima è la volta di un “ciccione” che viene rinvenuto affogato nel suo stesso cibo, dopo aver patito atroci sofferenze. Il ritrovamento di un avvocato di successo induce i detective a rilevare un collegamento con i vizi capitali: il primo la gola, il secondo l’avarizia.

Addentrandosi fin nelle parole di Dante, i due cercheranno di trovare una soluzione al caso. Si rivelerà una sfida persa, perché l’assassino lascerà dietro di sé i corpi di un pederasta lasciato un anno esatto attaccato al letto sotto l’effetto di droghe (scene agghiaccianti), l’accidia, una donna rifatta, la superbia, una prostituta, la lussuria, fino a giungere ad un finale sconvolgente.

Proprio il finale rappresenta il punto più alto raggiunto dal film: il killer, Kevin Spacey, consegnatosi agli agenti con ancora le mani sporche del sangue della sua ultima vittima, si rivolge ai detective spiegando il suo disegno. Non ritiene le sue “vittime innocenti” ed anzi si scaglia contro una società povera che tollera ad oltranza tutto quanto accade, senza rendersi conto di quanto avvengano peccati capitali ad ogni angolo di strada e nessuno ci faccia più caso. Il punto di vista dell’assassino tra i peggiori che si possano immaginare è qualcosa di assolutamente nuovo, soprattutto in quanto è lui ad indurre alla riflessione in modo tanto crudo quanto ficcante.

Un thriller macabro che si rivela uno spunto per un’analisi del mondo in cui tutti quanti viviamo.

A tal proposito non si possono sottacere i dialoghi tra Freeman e Gwyneth Paltrow quando quest’ultima si interroga se sia giusto o meno tenere il bambino che aspetta da Pitt, oppure quando i due personaggi principali si confrontano partendo da due punti di vista diametralmente opposti; disincantato e pieno di rancore l’anziano, più speranzoso ed aperto, nonostante tutto, il giovane detective.

Grande successo di pubblico, con oltre 100 milioni di dollari incassati, anticipa il non altrettanto apprezzato film dello stesso regista, “Fight club”, ancora più violento e controverso.

Per chiunque sia amante del genere e desideri qualcosa di diverso dalla violenza fine a se stessa, da non perdere.

 

Roberto Ottonelli

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