Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 24/06/2005
La strada trasversale del doppio in letteratura è passata attraverso varie tappe intermedie, dallo sdoppiamento di persona a quello della personalità, dalla doppia identità all’amnesia, dallo scambio di persona al doppio ruolo di vittima e carnefice.
Molto noto in psicologia come fenomeno patologico, in letteratura quello della doppia personalità è un tema che gioca su piani paralleli, che si incrociano e si stratificano, in azioni che si intersecano, in consapevolezze che sfumano, scompaiono e poi riappaiono.
Essere due in uno è comunque un’esperienza sconvolgente, in grado di attirare la completa attenzione del lettore, su qualsiasi piano questo meccanismo venga applicato.
Del resto molto, ma molto prima, della moderna psicologia e degli studi del buon Sigmund Freud, è stato il mondo della finzione artistica e narrativa, e non la scienza, ad intuire le infinite possibilità del tema dello sdoppiamento.
Già nel lontanissimo periodo corrispondente al 2000 a.C., nell’Epopea Mesopotamica di Gigalmesh appare la figura mitologica dell’eroe Gilgamesh, con la sua controparte Enkidu, appositamente creata per diventare lo specchio di se stesso e riportarlo sulla retta via quando sconfina nei tipici eccessi che lo rendono più umano che semidio.
Lo stesso tema appare nel tema biblico di Caino e Abele, che certo erano fratelli, ma rappresentavano simbolicamente le due faccie della stessa medaglia, e in Adamo ed Eva, che pur essendo tecnicamente marito e moglie, appartenevano alla medesima unità, le famose due metà della mela, essendo Eva nata per l’appunto da una costola di Adamo.
Si basa su questo fondamento anche la divinità più nota di Giano Bifronte, simbolo chiarissimo di ambivalenza e sdoppiamento.
E che dire poi di Narciso, che si innamorò dell’altro se stesso, riflesso nell’acqua di una fonte, senza più sapersi allontanare da quell’immagine riportata e speculare, fino al punto di morire di fame? Non a caso ce lo racconta P.Ovidio Nasone nel libro terzo di un’opera che per l’appunto si chiama le Metamorfosi. "Reclinò sovra l’erba la testa sfinita, e la morte chiuse quegli occhi che furono folli di sé per amore."
Ecco che in almeno cinque mitologie religiose diverse si forgia il concetto del doppio come falsa proiezione, emblematica copia, duplicato astratto e astrazione simbolica di alcune caratteristiche interne di un soggetto che si enfatizzano verso l’esterno, concretizzandosi in un essere separato e distinto, dotato di una sua propria essenza e autonomia.
Dopo le leggende è la volta del teatro epico, che variamente rappresenta il tema dello sdoppiamento in precisi periodi storici e con diverse interpretazioni.
A partire dall’Edipo Re dell’autore greco Sofocle, risalente al V secolo a.C., dove un attonito protagonista, dopo aver attuato un lungo procedimento investigativo, scopre inaspettatamente se stesso come autore del delitto, imbattendosi con lati del suo carattere che non credeva di possedere e rivestendo al tempo stesso il ruolo di investigatore e colpevole, in uno dei più magistrali colpi di scena di tutta la storia della letteratura.
Lo stesso tema dello sdoppiamento è poi compreso in tutta quella vasta progenie di test comici teatrali, dove burleschi folletti, cattivi stregoni, perfide maghe, trasformano a loro piacimento gli uomini in bizzarre creature antropomorfe che rispecchiano nelle forme fisiche proprio le esterorizzazioni più tipiche delle loro debolezze. Esperimento al quale non disdegna di dedicarsi nemmeno Omero, quando, nell’Odissea, consente alla maga Circe di trasformare i compagni di viaggio di Ulisse niente meno che in porcelli.
Solo con le opere di Plauto il teatro conosce il tema dello sdoppiamento di persona, con la commedia Menaechmi, vediamo un fanciullo, cui è stato dato il nome del fratello scomparso, giungere in una città sconosciuta dove trova un altro identico se stesso, celato sotto altre vesti, venendo a scoprire che il fratello dato per morto era invece vivo e vegeto. La perfetta somiglianza fisica dei due da adito a tutta una serie di equivoci basati sullo scambio di persona che saranno poi tipici della commedia, molto successiva, di Moliere.
A Moliere va anche riconosciuto il primato di aver rappresentato efficacemente anche il tema della doppiezza di intenti, in opere come Arlecchino Servitore di Due Padroni, o Il Malato Immaginario.
Si deve invece a Shakespeare l’interpretazione teatrale dell’ubriachezza, o follia temporanea, causata dalla somministrazione di strane pozioni o filtri d’amore, come si evince chiaramente dallla lettura della commedia Sogno di Una Notte di Mezza Estate, sempre giocosamente basato sul tema grottesco degli equivoci, e degli scambi di persona.
Involontario è anche l’inganno presente nelle Bacchides, sempre di Plauto, dove due sorelle somigliantissime, egualmente belle e seduttrici, si cimentano nell’affascinare, scambiandosi i ruoli, i rispettivi innamorati e spasimanti.
Mentre invece lo stesso gioco è perfidamente perseguito ad arte dagli dei, nella successiva opera di Plauto, Amphitruo, dove in un capriccioso gioco di sostituzione, Giove e Mercurio si scambiano di posto al fine di sedurre la bella e virtuosissima Alcmena, moglie di Giove, in un parossistico alternarsi di ruoli e di identità.
La duplicazione per difetto è invece quella tipicamente applicata da Cervantes nel suo Don Chischotte de La Mancha, dove le caratteristiche fisiche, psicologiche e morali dei due coprotagonisti, Don Chischiotte e il suo attendente Sancho Panza, sono complementari e opposte. Alto e magro il cavaliere, basso e grasso lo scudiero, idealista l’uno, pragmatico l’altro, si ammirano l’un altro nella loro diversità e giungono a condividere le reciproce aspettative ed esigenze. Don Chisciotte cerca di assecondare e le bramosie materiali del servitore, e Sancho Panza non nasconde una certa ammirazione per la nobiltà d’animo e la purezza idealista del suo Signore.
È invece l’intero mondo, come universalmente conosciuto, a duplicarsi nell’opera favolistica di Lewis Carrol, vero nome Charles Lutwidge Dogson, che fa precipitare la sua Alice in un Paese delle Meraviglie sorprendente e grottesco, dove tutte le cose funzionano al contrario, si festeggiano i non compleanni, le teiere sono vuote, e i conigli portano un orologio al taschino del panciotto. La metafora diviene ancora più evidente nell’opera successiva, Attraverso lo Specchio, dove la protagonista, varcando le soglie di un’enorme specchio a parete viene proiettata in un universo parallelo, completamente ribaltato ed opposto.
Ci si avvicina alla letteratura noir con le opere universalmente conosciute di Robert Stevenson, e lo Strano caso del Dr. Jeckill e Mr.Hyde, dove la parte moralmente perversa di un pacifico uomo di scienza si sdoppia materialmente in un essere malvagio a se stante grazie a una pozione chimicamente sintetizzata, e di Oscar Wilde, con il Ritratto di Dorian Gray, dove il lato malvagio del bellissimo Dorian si concretizza nel disfacimento fisico della sua immagine opportunamente ritratta in un quadro.
Meno Noir e molto più filosofico il Visconte Dimezzato di Italo Calvino, dove le due metà del protagonista proprio non riescono né a convivere né a compensarsi, dando origine comunque a un’identificazione incompleta, e dunque parziale, del povero Visconte, condannato a vivere eternamente a metà.
Nelle Metamorfosi di Kafka, il protagonista, odiato e bistrattato dai familiari, con cui non è mai riuscito ad avere un buon rapporto, si ritrova addirittura trasformato in un enorme scarafaggio, disgustoso e repellente, contro il quale vengono tirate pantofole ed altri oggetti contundenti.
Fortemente psicologici l’Uno Nessuno e Centomila e il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, che insieme a tutte le opere di Italo Svevo, indagano profondamente sull’ambiguità della vita dell’uomo moderno, sulla sua completa inadeguatezza, sul grigio conformarsi alle consuetudini sociali e alle frivolezze mondane, e dunque sulla sua sempre più reale inconsistenza come essere autonomo e definito.
Anche il Cinema, moderno linguaggio di comunicazione visiva, ha dedicato ampie occasioni di approfondimento a questo prolificissimo tema, a partire da Charlie Chaplin, e Buster Keaton, che in diverse gag o macchiette identificano lo scambio di persona e la commedia degli equivoci variamente intesa, seguiti poi a ruota dall’avanspettacolo di Totò.
Nel filone Thriller lo scambio o la duplicazione di persona ha vissuto stagioni memorabili con le produzioni del maestro del brivido Alfred Hitchcok, a partire da Vertigo, capostipite del genere, e con le recentissime pellicole Sliding Doors, l’Avvocato del Diavolo e The Game, nelle quali viene diversamente affrontato il tema di mondi similari ma separati nella stessa contemporaneità. Universi autonomi ed indipendenti, spesso divisi da un sottilissimo e incorporeo confine, legato totalmente alla futilità e all’inconsistenza di un unico breve momento, assolutamente decisivo però per instradare le sorti del protagonista in una direzione piuttosto che in un’altra. Invece che uno scambio di persona, uno scambio di realtà.
E ancora infiniti sarebbero gli esempi nel genere del Giallo o del Mistery, dove spesso il colpevole è il meno probabile, la vittima e l’investigatore si identificano e si confondono, l’omicida all fine si rivela fragile e indifeso, piuttosto che malvagio e punibile, il maggiore sospettato si scopre essere innocente e ingiustamente perseguitato, e le cose non sono mai come sembrano, in quel gioco delle parti eterno e meraviglioso che si chiama Suspense.
Sabina Marchesi