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Case Editrici

Delos, Giallo, Noir e Fantastico

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 26/07/2005

Franco Forte di Delos risponde alle nostre domande. Una casa d'editrice totalmente dedicata alla lettura d'evasione, ma non certo a discapito della qualità.

foto intervento

 

I vostri consigli a un autore esordiente?

Leggere, leggere, leggere. Soprattutto le pubblicazioni dell’editore con cui si vuole entrare in contatto. Se si decide di mandare un racconto a una rivista, prima acquistate almeno un numero di quella rivista e cercate di farvi un’idea di ciò che pubblica, che tipo di racconti, di che lunghezza, se per i dialoghi si usano i trattini o le virgolette e così via. Tutto questo serve per presentarsi con cognizione a un editore, e dare quindi una buona impressione di sé.

 

Un esordiente come deve presentarvi un manoscritto?

Per questo rimando alla guida all’invio dei dattiloscritti alla nostra casa editrice che abbiamo pubblicato sul sito della Writers Magazine Italia, la nostra rivista dedicata agli scrittori (www.writersmagazine.it). Lì è spiegato tutto.

 

Come può orientarsi un esordiente nella selezione delle case editrici a cui inviare il proprio lavoro?

L’ho già detto, leggendo. Basta entrare in libreria e verificare chi pubblica cosa. Sul web, poi, molte case editrici pubblicano il proprio catalogo, così l’autore può verificare che tipo di libri pubblica una casa editrice (romanzi, raccolte di racconti, saggistica o poesia), di quali generi letterari (mainstream, fantascienza, giallo, horror, ecc), quali criteri tipografici utilizza e via dicendo. Consiglio comunque di tenere d’occhio sul Delos Store, la nostra libreria virtuale (www.delosstore.it), la nostra collana “I libri della Writers Magazine Italia”, perché il prossimo anno pubblicheremo la Guida completa alle case editrici italiane, con tutti gli indirzzi, i nomi degli editor delle case editrici a cui rivolgersi, le modalità per contattarli e che tipo di materiale sono disposti a valutare.

 

Vi sentite di indicare qualcosa di particolare a un emergente circa la revisione dei suoi testi?

Bisogna fare attenzione, essere critici con se stessi e soprattutto evitare di innamorarsi di ciò che si è scritto. Le belle parole, le belle frasi, possono essere ingannevoli: meglio scrivere in maniera semplice e diretta, comprensibile a tutti. Evitate le frasi roboanti e le espressioni troppo edulcorate. E poi attenti alla grammatica, che zoppica troppo spesso nei dattiloscritti degli autori alle prime armi. Consiglio a tutti una visita sul forum della Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it/forum) per apprendere le basi della buona scrittura e confrontarsi con altri autori e con la redazione della WMI sulle tecniche di scrittura.

 

Ritenete che sia fondata l'utilità dei corsi di scrittura?

Dipende da chi li fa. E dipende da come sono impostati. Se si tratta di corsi tecnici, in cui si lavora sui testi dei partecipanti, allora direi che sono importanti per far crescere un autore. Se si limitano a pontificare sui grandi scrittori classici e sulle magnificenze della letteratura contemporanea… allora lasciate perdere.

 

Domanda cruciale: scrittori si nasce o si diventa? In breve, quanto conta il talento di base rispetto a quanto si può eventualmente acquisire in seguito a livello di tecnica?

Tutti sono capaci di scrivere. Dipende da cosa si scrive e da come lo si fa. La lista della spesa è alla portata di tutti, un romanzo… quello no. Il talento di cui ognuno di noi dispone può essere messo in risalto da una buona tecnica, quindi ritengo fondamentale apprendere i principali segreti della scrittura. Se però non si conosce la grammatica, il talento può fare poco. 

 

Si dice che l'aver vinto dei concorsi letterari a volte sia un'arma a doppio taglio nei confronti delle case editrici. E'  vero? Insomma, giova o gioca a sfavore?

Dipende dal premio letterario. La nostra casa editrice ne organizza parecchi, soprattutto con lo scopo di reclutare autori di talento. In questo caso, direi che il gioco (cioè la partecipazione) vale la candela. Diffiderei, invece, dei premi letterari fini a se stessi, che oltre a qualche soldino, alle strette di mano da parte dei giurati e al diplomino di turno, offrono ben poco d’altro.

 

Tra i centinaia di manoscritti che una casa editrice esamina, quali sono i particolari che possono fare la differenza?

Di solito si apre un dattiloscritto e si guarda la prima pagina. L’incipit quindi deve essere forte, interessante, coinvolgente, deve obbligare l’editore ad andare avanti. E la scrittura dev’essere corretta, mai sciatta o troppo lenta e involuta. Se apparite sgrammaticati e noiosi e la tirate troppo per le lunghe… è evidente che l’editore passerà ad altro, anziché continuare a leggervi.

Consiglio importante: non ambientate il vostro romanzo negli USA, con protagonisti americani e ambientazioni americane. Abbiamo già decine di autori americani che lo fanno, non serve che ci si mettano anche gli italiani. Spesso anche questo fattore può essere discriminante.

 

Autori continui, regolari, costanti, che scrivono con regolarità e che si suppone possano crescere fino a raggiungere un alto livello di professionalità e di bravura. Potrebbe essere questo l'identikit del vostro autore ideale?

Non importa quanto si scrive ma come si scrive. A noi non servono autori regolari e costanti, ma bravi. Se li troviamo, cerchiamo di dare loro l’opportunità di farsi conoscere, li valorizziamo, li proponiamo al pubblico. Ma non esiste l’autore ideale, anche perché non si possono suddividere gli scrittori per categorie. Ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. A noi interessano i primi.

 

Una volta che avete individuato un autore promettente fino a quanto e come siete disposti a investire su di lui?

Delos Books è una piccola casa editrice, però pubblica solo autori italiani e cerca di dare loro il massimo dello spazio possibile. Abbiamo un network di siti d’informazione che conta centinaia di migliaia di visitatori, e dunque diventare un nostro autore significa diventare un nome conosciuto tra questa grande massa di lettori. Ma alla fine è sempre il pubblico che decide se uno scrittore funziona oppure no. Gli editori fanno delle scelte e propongono dei titoli. I lettori stabiliscono chi merita attenzione e chi no.

 

Eppure nonostante tutto sugli scaffali delle librerie ancora si continuano a vendere solo e soltanto i bestsellers di autori affermati, questa tendenza non si prevede invertibile, o forse qualcosa sta cambiando?

Questo dipende prima di tutto da noi stessi. Pensateci: quanti libri di autori sconosciuti avete acquistato l’anno scorso? E quanti di autori famosi? Il fatto è che in Italia tutti scrivono e pochissimi leggono. E persino chi aspira a pubblicare, chi fa della scrittura quasi una malattia, difficilmente compra libri di altri sconosciuti come loro, mentre questa pratica, se si diffondesse di più, servirebbe a garantire un’apertura del mercato e quindi ulteriori possibilità di pubblicazione per tanti autori di talento alle prime armi.

 

Rimane ancora vero che il sogno di ogni editore è quello di creare un autore, e dunque un nuovo fenomeno editoriale?

Ma certo. Anche se poi, dopo tanto lavoro e tanta pazienza, state certi che se l’autore ha raggiunto un minimo di celebrità viene inevitabilmente risucchiato dai colossi dell’editoria. Buon per lui, certo, ma… che rabbia, per il piccolo editore!

 

Parliamo di percentuali, su centinaia di manoscitti inviati a una casa editrice quanti sono ragionevolmente proponibili e quanti di quelli accettabili giungono poi alla pubblicazione? Insomma su che numeri viaggia la selezione di un nuovo autore? I nostri lettori sospettano che la probabilità di riuscire sia paragonabile alla vincita dell'Enalotto, è davvero così?

Facciamo un esempio pratico, quello di Delos Books. Nel 2004 sono arrivati in redazione quasi 600 dattiloscritti, tra romanzi, antologie di racconti, saggi e cose di diverso tipo. Noi abbiamo letto tutto, abbiamo valutato tutto, e alla fine abbiamo pubblicato sei volumi. Sei su 600. Questo, più o meno, è il rapporto che intercorre tra la spaventosa massa di dattiloscritti che pervengono agli editori e i libri che poi sono realmente pubblicati (quelli che davvero valgono). Forse non è così difficile come vincere all’Enalotto, però…

 

Non dovreste essere voi a cercare gli autori, e non essere viceversa sottoposti da questi ultimi a un costante e asfissiante corteggiamento?

Noi li cerchiamo, sempre, incessantemente, con tutte le nostre attività: i premi letterari (per racconti e per romanzi), le riviste come la Writers Magazine Italia e Robot, i portali online, i forum di discussione con aree dedicate all’inserimento di racconti o di incipit di romanzi da valutare. Sta agli autori approfittare di queste opportunità per farsi avanti e mettersi in mostra.

 

Come fa un autore a sapere che sorte ha avuto il suo manoscritto inviato in lettura presso di voi?

Gli scriviamo e gli spieghiamo, in caso di rifiuto, perché abbiamo deciso di non pubblicarlo. Credo che siamo tra i pochi editori a farlo, in Italia.

 

La politica editoriale non è mai incentrata su un solo libro, ma è rivolta generalmente alle potenzialità dello scrittore, ma come si può con un esame frettoloso di poche pagine di ogni manoscritto individuare non solo il valore letterario di un'opera ma anche le capacità di sviluppo di chi scrive e che potrebbe diventare un buon autore?

La realtà è più semplice. Se nella prima pagina di un dattiloscritto vedo errori di grammatica, l’utilizzo sbagliato del punto di vista, frasi assurde e roboanti, l’uso sbagliato del tempo dei verbi, ambientazioni americane con personaggi americani e tutto il corollario di difetti tipico degli autori mediocri, non serve andare avanti. La storia può anche essere bellissima, ma se l’autore non sa scrivere… Così si passa a un altro dattiloscritto. In questo modo, di solito l’80% dei dattiloscritti viene scartato. Su quello che resta si appofondisce la lettura, cercando di capire quale grado di intervento occorrerebbe fare in fase di editing per renderlo pubblicabile. Di solito il lavoro è troppo impegnativo per almeno un 15%. Alla fine resta un 5% su cui si cerca di capire se e quanto potrebbe piacere al pubblico, si verificano le disponibilità del calendario editoriale, eccetera, fino a scegliere quei titoli che possono essere pubblicati. E che inevitabilmente sono molto pochi. Come si è detto, l’1% circa di tutto ciò che arriva.

 

 

Ultimamente molte collane dedicate alla fantascienza, al fantasy, al giallo e al noir tendono a sconfinare nel Pulp o nello splatter. Qual è la vostra posizione in proposito?

Per quanto ci riguarda, chi detta legge è il pubblico, non noi. Se i lettori vogliono leggere anche di Pulp e splatter, noi gli diamo Pulp e splatter. Altrimenti, no. E stabilire che cosa vuole il pubblico è abbastanza facile, perché se si tratta di libri e di riviste, una cosa che non piace, semplicemente, non si vende, mentre per i siti gli argomenti che non interessano sono quelli che fanno meno accessi. La vera capacità di un editore, secondo me, sta nel capire le esigenze del pubblico e assecondarle, non cercare di imporre a tutti i costi le proprie idee. E Delos Books sta cercando di fare proprio questo.

 

 Perché una casa editrice come la vostra? Qual è la sua collocazione attuale?

La nostra casa editrice, che si appoggia a un fortissimo network di siti online leader nella letteratura di genere, sta cercando di imporsi sul mercato come uno dei punti di riferimento per chi è attratto dalla narrativa d’evasione, ovvero la fantascienza, il gialo, il thriller, il fantasy, l’horror. Sulla nostra libreria online, il Delos Store (www.delosstore.it), si possono acquistare tutti i nostri libri e tutte le nostre riviste, ma anche libri nuovi e usati di altri editori, libri da collezionismo e opere pressoché introvabili. Stiamo cercando, insomma, di dare vita a un polo su Internet che possa aggregare l’interesse di tutti coloro che sono attratti dalla letteratura di genere. Per quanto riguarda la nostra casa editrice in particolare, credo che il nostro punto di forza principale sia il fatto che pubblichiamo pressoché solo autori italiani, ne facciamo promozione e cerchiamo di imporre al gusto dei lettori anche una via italiana alla narrativa di genere, che ci sembra di valore e per nulla inferiore a quella straniera.

 

Una nota dolente, quanti autori ai quali avete concesso la Vostra fiducia, hanno poi pubblicato la loro seconda opera con altre case editrici?

Al momento nessuno. I nostri autori credo siano soddisfatti di come lavoriamo, della qualità dei libri che pubblichiamo, del modo in cui facciamo loro promozione e cerchiamo di farli sentire parte di un gruppo, di una casa editrice che non è solo tabulati di marketing e dati di vendita. Abbiamo costruito con il tempo una valida scuderia di autori italiani, e tutti insieme stiamo lavorando per crescere sempre di più. Se crescono i nostri autori cresce anche la casa editrice. E viceversa.

 

Il sodalizio tra autore ed editore quanto è importante nei rapporti futuri lavorativi e professionali? Insomma credete che sentirsi coperto alle spalle da una casa editrice che lo sostiene o lo incoraggia possa aiutare un autore nella sua attività di scrittore, lasciandolo libero da pressioni e da incertezze?

Il rapporto editore-autore è fondamentale, soprattutto in un paese come l’Italia, in cui le grandi case editrici si occupano solo dei numeri, dei dati di vendita e delle scalette di marketing. Spesso gli editor di grossi gruppi editoriali non sanno neppure chi sono gli autori che pubblicano, gli interessa solo sapere se vendono o no. Con le case editrici medio-piccole le cose sono differenti, e noi facciamo un pregio del nostro modo di essere editori proprio nei rapporti che teniamo con gli autori, che sono quelli che ci danno il pane, in definitiva. Ovviamente, pretendiamo che la stessa attenzione e lo stesso rispetto siano riservati a noi dagli scrittori che pubblichiamo.

 

E’ veramente possibile “influenzare” il mercato con una vigorosa campagna mediatica di promozione e marketing?

Certo che è possibile farlo, ma solo investendo grandi somme di denaro. E questo possono permetterselo solo i grandi editori. In ogni caso, quello che alla fine determina o meno il successo di un libro è solo un fattore: il passaparola tra i lettori, che va al di là di qualsiasi strategia di marketing o promozione pubblicitaria. Per fortuna.

 

Avete in mente progetti particolarmente interessanti, nuove collane, qualcosa di aggressivo da proporre al mercato editoriale?

La nostra casa editrice è sempre in fermento. La prossima novità darà la collana Odissea, diretta da Gianfranco Viviani (ex fondatore e proprietario della Editrice Nord, poi Longanesi), che proporrrà due collezioni da libreria dedicate rispettivamente alla fantascienza e al fantasy. In queste collane pubblicheremo scrittori di grande prestigio internazionale, ma non mancheremo, appena avremo più chiaro il gradimento del pubblico, di pubblicare anche validi autori italiani. L’esordio dei primi volumi di Odissea è previsto per ottobre di quest’anno.

 

Come spiegate il grande successo editoriale delle opere allegate in vendita in edicola con quotidiani e periodici settimanali? Forse la gente ha paura di entrare in una libreria?

Sempliceemnte, si tratta di libri di grande richiamo che costano molto poco. Con quelle tirature, del resto, è facile mantenere basso il prezzo di copertina. Ritengo siano comunque iniziative utili, perché diffondono la lettura anche presso persone che magari non avrebbero acquistato libri.

 

Franco Forte per Delos

Intervista a cura di

Sabina Marchesi

 Sabina Marchesl

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