Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 03/08/2005
Fiumi d’inchiostro sono stati versati per tentare di stabilire quando, ma soprattutto a chi, va fatta risalire la genesi del Romanzo Poliziesco. Ebbene, pochi sanno che l’intero genere deriva direttamente dalle antiche cronache del patibolo, redatte dai cappellani che assistevano il condannato prima della pubblica esecuzione.
Questi rapporti, sotto forma di rudimentali volantini, venivano venduti nella pubblica piazza nei giorni successivi all’esecuzione di modo che tutti coloro che non erano riusciti a trovare posto per assistervi dal vivo, potessero poi rivivere la scena attraverso i racconti del cappellano.
All’epoca era molto in voga assistere alle impiccagioni e questo tipo di resoconti trovò subito un largo seguito di pubblico, attirando addirittura l’attenzione della stampa. Nel 1773, infatti, vede la luce il Newgate Calendar, una specie di riassunto annuale delle pubbliche esecuzioni con una sorta di biografia romanzata e avventurosa che illustrava i misfatti, i crimini e i delitti dei condannati.
Il clamoroso successo di questa azzardata iniziativa suscitò subito una corsa all’emulazione da parte di tutti gli editori dell’epoca, che si diedero a pubblicare le gesta, “eroiche” ma delittuose, tratte dai fascicoli ufficiali dell’Old Bailey, l’antico tribunale di Londra, opportunamente condite da macabri dettagli e variopinte aggiunte della fantasia.
Divennero così consueti nell’immaginario collettivo i nomi dei luoghi “tipici” per le pubbliche esecuzioni. A Newgate venivano detenuti i condannati a morte in attesa del patibolo, sulla piazza di Tybum, che oggi si chiama Marble Arch, venivano eseguite le impiccagioni dei criminali comuni, mentre per i nobili era previsto il taglio della testa a Tower Hill.
In entrambi i casi una cerimonia di tale rilievo, come l’esecuzione di una condanna a morte in una pubblica piazza, richiamava grandi masse di pubblico che accorrevano fin dalle campagne, accompagnando il carcerato nel suo cammino dal carcere fino al patibolo, assistendo ai celeberrimi “discorsi del patibolo” dei condannati, immedesimandosi con essi, parteggiando per loro, salvo poi acclamare il boia quando infliggeva il colpo mortale.
Spesso la popolazione, che letteralmente gozzovigliava il giorno intero sulla piazza attingendo alle cibarie e ai dolciumi messi in vendita dagli ambulanti, mostrava una sorta di dualismo morale, da una parte godeva dell’applicazione della giustizia messa in atto nei confronti dei “malfattori”, dall’altra si identificava con coloro che contravvenendo alle leggi si erano messi in grado di sottrarsi alla miseria e allo squallore della vita quotidiana.
Per cui, mentre a volte era il condannato ad essere sbeffeggiato e fatto oggetto di lanci di frutta e ortaggi, non di rado tale sorte toccava ai pubblici ufficiali, agli esattori, alle forze dell’ordine costituito che per il popolino rappresentavano i mezzi con cui lo Stato angariava, pressava e controllava.
Spesso infatti il malfattore era visto come un eroe, mitizzato subito dopo l’esecuzione, al punto che la gente si accalcava sul patibolo per contendersi una reliquia, una ciocca di capelli, un lembo della veste.
La storia è piena di casi in cui il pubblico, dopo aver acclamato il boia, sia passato successivamente dopo a un immediato processo di santificazione del condannato, acclamato come un eroe, simbolo di ribellione e di riscossa.
Così esplodeva dirompente un cieco e morboso interesse per la sua vita, per le gesta compiute, per le ultime parole pronunciate, per le sue vicende sentimentali, per le cronache giudiziarie del suo caso e per i particolari raccapriccianti dei suoi crimini.
Da questa eterna ambivalenza dunque tra mitizzazione e condanna, tra disapprovazione e ammirazione, tra insulto e tributo, nasce l’interesse popolare per la narrativa criminale e per le cronache giudiziare.
Sfruttando questi stessi temi che saranno poi mirabilmente ripresi da Charles Dickens e Victor Hugo, nella realizzazione del primo, grande, vero filone del romanzo gotico nero, intriso di crimine, di sangue, di violenza, di debolezze morali, di umane passioni e di avventure rocambolesche.
Sabina Marchesi