Una breve storia della Vostra Casa Editrice e della sua collocazione sul mercato italiano.
La nostra casa editrice nasce dall’esperienza dell’Agenzia Letteraria Creativa e dalle continue richieste degli autori esordienti che, soddisfatti per il lavori di lettura, valutazione, editing e dei consigli su come orientarsi sul mercato editoriale, ci chiedevano una nostra diretta partecipazione alla pubblicazione.
Quali sono al momento i Vostri punti di forza?
La competenza e la chiarezza, che nel mondo editoriale di oggi è sinonimo di onestà. E’ molto importante essere chiari con l’autore, per evitare false promesse. Purtroppo il sistema editoriale italiano è malato Si pubblica tanto ma si legge pochissimo, ogni quartiere ha il suo concorso letterario e il suo corso di scrittura creativa. Gli “autori” più venduti sono comici e calciatori
I Vostri consigli a un autore esordiente?
Non essere precipitosi nel redigere l’ultima stesura e valutare bene la scelta dell’editore.
Un esordiente come deve presentarVi un manoscritto?
In formato cartaceo e su cd. Purtroppo, nonostante sia specificato sul sito (www.edizionicreativa.it), continuano ad arrivarci opere allegate ad e-mail. Il nostro indirizzo di posta elettronica info@edizionicreativa.it è bombardato da e-mail cariche di allegati. Molto apprezzate sono una scheda riassuntiva dell’opera e un breve C.V.
Come può orientarsi un esordiente nella selezione delle case editrici a cui inviare il proprio lavoro?
Diffidare da quelle case editrici che pubblicano tutto, basta che si paghino somme spropositate. L’essenza dell’editoria dovrebbe essere quella di rendere l’opera in cui si investe il più reperibile possibile. La realtà è ben diversa e bisogna essere chiari e soprattutto avere rispetto. Rispetto perché un editore non vende macchine di seconda mano o dei vestiti, ma compra un’opera frutto dell’intreccio di emozioni presenti nell’animo dell’autore.
Vi sentite di indicare qualcosa di particolare a un emergente circa la revisione dei suoi testi?
Non dare troppo peso alle valutazioni e ai consigli rilasciati da parenti ed amici. Spesso nel bene e nel male sono poco veritiere.
Importante è far “decantare” il testo per un poco, poi rileggerlo con attenzione e privarlo degli aggettivi e degli avverbi in eccesso e di tutte le parti che non influiscono sullo sviluppo della trama. Attenzione anche ai periodi troppo lunghi e alla punteggiatura.
Quando è il momento per un autore esordiente di spedire la sua opera agli editori?
A patto che ci sia stato un duro lavoro alle spalle e mentre scriveva abbia sentito quell’energia creatrice partire dall’interno, ogni momento è quello giusto. Anche se dopo qualche anno uno scritto non ci può sembra più all’altezza, in realtà rappresenta lo sviluppo di determinate emozioni, il traguardo che si è raggiunto in quel periodo storico. Del resto i giudizi sono relativi ed anche gli editori, gli agenti letterari e i critici possono sbagliare. La storia è piena di questi errori
Ritenete che sia fondata l’utilità dei corsi di scrittura?
Bisogna partire dal presupposto che nessuno possa vendere “la genialità” e la “creatività”. Quindi attenzione alle promesse pubblicitarie tipo “Segui il nostro corso di scrittura ed entrerai Gennaro Esposito ed uscirai Andrea De Carlo”. Purtroppo alcuni messaggi lasciano intendere questo Tuttavia se i docenti sono qualificati e la prima regola che si insegna è di leggere, leggere e poi leggere, allora perché no? Diffido da quei corsi di pochi giorni in cui ti devi pagare anche l’albergo. In effetti alcuni insegnanti di scrittura creativa sembrano più quei tour operator che poi ti lasciano a piedi.
E il ruolo delle Agenzie Letterarie nel panorama editoriale italiano quale è? C’è da fidarsi?
Ci sono quelle buone e quelle che meno buone. Bisogna fare tante domande e vagliare le risposte.
Cosa consigliereste di leggere a un autore esordiente per migliorare la sua formazione?
I classici (Hemingway, Wilde ) ma anche i tanti nuovi autori, magari qualche esordiente.
Domanda cruciale: Scrittori si nasce o si diventa? In breve quanto conta il talento di base rispetto a quanto si può eventualmente acquisire in seguito a livello di tecnica?
Il talento è un dono naturale, vedi Maradona. Durante la settimana spesso andava a festini e si allenava poco, ma la domenica in campo era un genio. Questo non significa che se si fosse allenato seriamente non avrebbe potuto giocare per più anni e con migliori risultati.
Per la maggioranza di “noi mediocri”, credo che lo studio sia l’arma più importante per migliorare la tecnica.
Si dice che l’aver vinto dei concorsi letterari a volte sia un’arma a doppio taglio nei confronti delle case editrici. E’ vero? Insomma, giova o gioca a sfavore?
Un editore non dovrebbe farsi confondere da certe cose, dovrebbe valutare l’opera in sé.
Poi la serietà dei concorsi letterari è tutta da dimostrare. Un esempio? Di recente ho partecipato ad un concorso che in linea teorica sembrava ben organizzato. Infatti,i testi, venivano sottoposti alla lettura ed alla valutazione di ragazzi di decine di scuole superiori per un totale di alcune centinaia di studenti. Il mio romanzo è stato in assoluto il più votato dai ragazzi. A questo punto uno pensa che il testo avendo ricevuto quasi un plebiscito, ( sono stato anche fortunato perché “Più forte del destino” è un romanzo per ragazzi) vinca. Invece? Invece no, perché un triunvirato composto da pseudoscrittori e pseudocritici, ha preferito assegnare il premio a qualcun altro. Forse hanno baipassato la volontà degli studenti (fottendosene delle loro scelte e del loro impegno profuso nel leggere decine di romanzi) perché i 1500 euro del premio dovevano andare al romanzo pubblicato da qualche grosso editore? Forse, come qualcuno ha pensato, perché alla cena di gala tra un bicchiere di vino e l’altro per uno degli pseudoscrittoricritici sarebbe scappata la promessa di pubblicazione con l’editore del nord? Questo è pensare a male? O è solo una conferma che il marcio è presente anche in un mondo in cui si dovrebbe insegnare a sognare ed elevarsi dalle nefandezza materialistiche? Come è possibile che non si tenga conto del parere di centinaia di ragazzi? Che gli avete chiesto a fare il loro giudizio se poi non ne tenete conto? Sembra la logica malata di quei concorsi tipo Festival di Sanremo in cui poi vinceva chi non vendeva, ma doveva vincere perché era appoggiato da grosse case editrici (pardon discografiche). Non metto in dubbio che magari il testo vincitore deciso dal “triunvirato di tecnici” sia migliore, però il mio è stato scelto dai ragazzi e io l’avevo scritto per loro, perché sono la parte migliore della nostra realtà, quella che non ha ancora smesso di sognare.
Tra centinaia di manoscritti che una casa editrice esamina, quali sono i particolari che possono significare la differenza?
La credibilità e la semplicità della scrittura. L’obiettivo di un autore è di inviare un messaggio chiaro e semplice senza troppi paroloni. Purtroppo i lettori sono pilotati verso la grande editoria. Un appello: comprate opere della piccola editoria! Si celano testi veramente sorprendenti, scritti con chiarezza. Gli autori esordienti hanno un vantaggio che deriva dal fatto che scrivono per se stessi e non per la cupola di critici. Ultimamente ho la sensazione che tanti “autori conosciuti” scrivano libri incomprensibili, senza trama, cogitabondi, pieni di paroloni incomprensibili, e sembra che più sono poco chiari più alcuni critici si esaltino. Una sorta di masochismo letterario che piace solo a pochi. Io, senza fare nomi per rispetto dell’”ingegno” degli autori, non avrei pubblicato diversi libri che sono stati finalisti a premi letterari importanti come lo Strega.
Poi dicono che gli adolescenti non leggono! Ci credo, se ad un ragazzo normale metti tra le mani un libro senza una trama avvincente e pieno di paroloni astrusi è normale che preferisca vedere Baywatch e non assecondare le paranoie di autori che vogliono solo mostrare i “muscoli”. Dategli un libro di Culicchia o Ammaniti e vedete come leggono e si divertono! La lettura di un romanzo deve essere come il Rock and roll, deve essere prima di tutto divertente.
Vi è mai capitato, come dire, di non dare considerazione a una giovane promessa, che poi magari è stata “scoperta” e lanciata da altre case editrici concorrenti?
No, per fortuna anche se stiamo sotto il cielo
Autori continui, regolari, costanti, che scrivono con regolarità e che si suppone possano crescere fino a raggiungere un alto livello di professionalità e di bravura. Potrebbe essere questo l’identikit del Vostro autore ideale?
Probabilmente, l’importante è la passione ed un pizzico di “sana follia”!
E quando ne incontrate uno da cosa siete in grado di riconoscerlo? E soprattutto siete veramente certi di essere in grado di riconoscerlo?
Se indossa come cappello una pentola ed è domiciliato in una casa di cura Scherzi a parte, anche se Philippe Brenot nel suo interessantissimo libro “Geni da legare”, parla di una correlazione positiva tra follia e creatività. Comunque per capire che si sta leggendo un’opera unica ci vogliono attimi, e come quando incroci lo sguardo di una donna e capisci che è quella giusta. Ma questo capita raramente.
Eppure nonostante tutto sugli scaffali delle librerie ancora si continuano a vendere solo e soltanto i bestsellers di autori affermati, questa tendenza non si prevede invertibile, o forse qualcosa sta cambiando?
Non credo purtroppo. Il problema è che per un piccolo editore e’ impossibile economicamente spendere migliaia di euro per realizzare una capillare distribuzione del testo di un autore sconosciuto. Se Totti vende un milione di copie è anche perché al cosiddetto lettore medio è stato insegnato a preferire le barzellette ad un romanzo con un buon intreccio del signor Mario Rossi. Un libraio non di fiducia non metterà mai in vetrina il libro scritto da Mario Rossi se il pubblico vuole Totti, Letizzietto ed Alba Parietti. Questo però non giustifica “i seminatori di illusioni”.
In Italia ogni anno escono circa 50.000 titoli nuovi, di questi (fosse solo per motivi di spazio) solo 10.000 trovano spazio nelle librerie. Per questo motivo crediamo nella vendita diretta. Noi, nel nostro piccolo, ci affidiamo a delle librerie fiduciarie, a Danae che mi sembra una garanzia di correttezza, al circuito Liberdomus, alle principali librerie on-line (Internet Book Shop), al nostro sito Internet e alle fiere librarie.
Tuttavia, come in tutti i campi, non bisogna fare di tutta l’ erba un fascio. Ci sono, seppur piccole, splendide realtà editoriali che fanno un ottimo lavoro e che a nostro avviso sono la vera locomotiva (almeno dal punto di vista morale e culturale) del nostro sistema letterario. Queste realtà andrebbero supportate dallo Stato.
Quali sono le modalità per inviare un manoscritto alla Vostra casa editrice?
Inviare il testo in formato cartaceo e su cd. Di solito il primo passaggio è inviarlo alla nostra responsabile della selezione testi: Dott.ssa Fabiola D’Agostino, Via Palmieri 227, 80040 San Sebastiano al Vesuvio (Na).
Quante persone si occupano della lettura dei materiali pervenuti in redazione e che procedure seguono per l’esame, la valutazione e il responso finale?
In media il testo viene scelto dopo una scheda di lettura presentata da tre persone.
Spesso gli editori parlano degli autori esordienti come di un “male necessario”, possiamo capire che alcuni autori possano essere particolarmente invadenti, o permalosi in caso di un rifiuto, ma continuiamo a pensare che gli autori esordienti, bravi o meno bravi, siano fondamentali per lo sviluppo dell’editoria, e che le case editrici dovrebbero forse costruire una specie di ponte virtuale per aiutarli ad attraversare il vasto mare agitato della tentata pubblicazione. Voi a tale proposito come la pensate?
Certo che anche la vita di un editore non è facile, anzi . Spesso si trova a che fare con autori convinti di aver scritto la Divina Commedia del XXI secolo, in questi casi l’arroganza e la presunzione sono tali che si aspettano che un editore s’indebiti per promuovere il loro capolavoro.
Diceva Einstein: << Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore>>. Riletta nell’ambito del mondo editoriale questa frase dovrebbe far riflettere i tanti giovani autori. Quei tanti esordienti che spesso sono assetati da una voglia di successo che gli è stata inculcata da quella mentalità predominante in cui solo ciò che appare è vincente. Come ho detto prima, pubblicare con una grande casa editrice non significa essere un grande autore, avere successo non significa necessariamente avere valore. L’importante è non scrivere per cercare di raggiungere l’ intento di vendere migliaia di copie, ma per il piacere di esprimere la propria essenza e cercare, nei limiti del possibile, di migliorare e migliorarsi.
La Vostra posizione sul fenomeno oramai tanto diffuso della Pubblicazione con Contributo o a Pagamento?
Un nostro autore, prima di giungere a noi, ha contattato una casa editrice della provincia di Salerno, chiedendogli cosa fare per tentare la pubblicazione. L’editore gli ha risposto che occorrevano circa duemila euro! Però l’opera sarebbe stata anche inserita nella loro collana. Il problema è che non si sono neppure interessati di conoscere il titolo del testo!
Noi vogliamo vendere i nostri libri a tutti e non solo come sovente accade le solite patetiche centinaia e centinaia di copie (senza codice ISBN ) all’autore che ci mette una vita a sbolognare a parenti, amici, fidanzate ed amanti. Non facciamo promesse fasulle che altre migliaia di copie verranno inviate a critici famosi e alle migliori librerie d’Italia. Queste promesse nel 90% dei casi sono menzogne! Sono bugie ben studiate che servono a spingere l’autore a firmare assegni. Bugie che fanno leva sul grande desiderio di vedere la propria opera pubblicata. La rabbia delle nostre parole deriva anche da esperienze personali e dalle storie raccontate dagli autori.
Non vogliamo fare i tipografi spacciandoci per editori, vogliamo selezionare i testi e pubblicare i migliori cercando di promuoverli. In questo chiediamo una mano anche all’autore che deve impegnarsi in prima persona sponsorizzando il proprio libro.
Purtroppo, per un esordiente, per raggiungere i grandi editori servono “grandi amicizie” e anche per questo grandi editori non significa necessariamente grandi autori . Basta accendere la televisione per rendersi conto che i “nuovi autori”, quelli che vendono, sono calciatori, vallette e comici. Sembra una presa in giro per i tanti ragazzi che trascorrono ore dinanzi al loro computer investendo in emozioni per poi vedere che Totti vende un milione di copie. Una sensazione di presa in giro simile a quella che provano i tanti neo-laureati che dopo anni di sacrifici devono lottare per un posto di mille euro al mese. Una realtà ben diversa da quella rappresentata dalla TV che mostra un loro coetaneo in pantaloncini e scarpette o una loro coetanea in topless e tanga guadagnare milioni di euro. Questi sono proposti come gli esempi vincenti, quelli che sono “arrivati”, i modelli a cui bisogna anelare Allora quando si dice che l’editoria è malata forse è solo un campione rappresentativo della nostra realtà. Una triste realtà in cui nella maggioranza dei casi molti esordienti pagano migliaia e migliaia di euro per ricevere la pubblicazione di un testo che non si troverà mai in una libreria. Del resto, in Italia, le case editrici che effettuano una distribuzione capillare dei loro testi, si contano sulle dita delle mani. La colpa dell’editore è quella di non essere chiaro, o per meglio dire onesto fin dall’inizio.
Quale può essere una buona tiratura per un romanzo di esordio di un autore italiano?
Anche 800, 1000 copie, l’importante è la promozione.
E dopo che cosa succede?
Si verifica come risponde il mercato, poi si passa ad una seconda edizione con un maggior numero di copie.
Parliamo di percentuali, su centinaia di manoscitti inviati a una casa editrice quanti sono ragionevolmente proponibili e quanti di quelli accettabili giungono poi alla pubblicazione? Insomma su che numeri viaggia la selezione di un nuovo autore? I nostri lettori sospettano che la probabilità di riuscire sia paragonabile alla vincita dell’Enalotto, è davvero così?
Insomma, si pubblicano centinaia di libri al giorno. Magari si vincesse all’Enalotto con tale facilità Purtroppo anche per la letteratura vige la regola che con i soldi si può tutto!
Non dovreste essere Voi a cercare gli autori, e non essere viceversa sottoposti da questi ultimi a un costante ed asfissiante corteggiamento?
Certo, ma come in tutte le cose vige la legge dell’offerta e della domanda.
Come fa un autore a sapere che sorte ha avuto il suo manoscritto inviato in lettura presso di Voi?
Tramite e-mail (non attraverso posta ordinaria altrimenti i costi sarebbero elevatissimi) rispondiamo a tutti. Per lo stesso discorso economico, non restituiamo i manoscritti inviatici.
Avete una vera e propria politica editoriale per gli esordienti?
Certo. Gli esordienti sono le forze nuove dell’editoria e sono una “specie a rischio” (A rischio non di estinzione ) che va protetta. Sul nostro sito è “affissa” una lettera aperta agli esordienti in cui spieghiamo la nostra linea guida.
Secondo lei, un giornalista sportivo che non ha mai giocato a calcio durante la sua giovinezza, è in grado di capire quello che passa nella testa di un calciatore prima di battere un rigore? Lo stesso è, o dovrebbe essere, per un editore. Deve aver provato tutte quelle emozioni, quelle sensazioni fantastiche che si provano quando dei pensieri che spuntano dall’inconscio si materializzano in parole. E’ una magia che, spesso, però viene infranta dalla dura realtà. Se però anche chi pubblica ha provato quelle emozioni, poi non specula, non condanna. Lo stesso vale per i giornalisti, di solito i più spietati ed incompetenti sono quelli che non hanno mai dato un calcio ad un pallone, però a sentirli parlare sembra che segnare direttamente da calcio d’angolo per loro era un gioco da bambini.
Le vecchie e nuove collane editoriali dedicate al genere Giallo, Thriller e Noir, con qualche coraggiosa puntata verso il genere Horror, si stanno rivelando una scelta vincente.
Probabilmente è anche perché è un periodo in cui emergono bravi autori da questo settore ed editori che intendono investire in esso.
Forse si tende ancora considerare questo tipo di letteratura un intrattenimento di serie B, o le cose stanno diversamente?
Non esiste letteratura di serie A e serie B, esiste la buona e la cattiva letteratura in quanto tale.
Si dice che anche al Cinema il crescente favore che il pubblico riserva a pellicole inquietanti e terrorifiche sia dovuto al bisogno che la gente ha di provare comunque emozioni forti, per scuotersi dalla noia e dalla ripetitività ciclica del nostro attuale stile di vita. Siete d’accordo? E’ allora questa la molla che attira i lettori verso gli scaffali Horror e Noir delle librerie?
Si, credo proprio di si. Sembra che siamo avvolti da una membrana in cui tutto è ovattato ed uguale, un non luogo dove tutto è massificato e c’è sempre qualcuno che pensa per te L’Horror, forse, rappresenta un urlo nella notte che stona con la normalità. Come tale è ben accetto, anche se a me fanno più paura i mostri che si vedono quotidianamente in televisione.
E infine Voi in persona, cosa preferite leggere?
Sul comodino di solito ho un saggio ed un romanzo.
E’ veramente possibile “influenzare” il mercato con una vigorosa campagna mediatica di promozione e marketing?
Certo! Sa quante copie vende Emilio Fede o Vespa?
Come mai le presentazioni degli autori in libreria vanno spesso pressappoco quasi deserte? La gente ha paura di aggregarsi, di farsi coinvolgere, di rapportarsi personalmente con un autore, famoso o meno che sia?
Io credo che siano noiose, noiose come le premiazioni dei premi letterari. Ci si prende troppo sul serio. Un esempio? Questa estate passeggiavo nei paraggi del lungomare di Lido di Camaiore, quando sono stato attratto da una voce amplificata da due casse. Ho dato un’occhiata e c’erano due uomini dietro una sorta di scrivania improvvisata e decine e decine di sedie di plastica vuote. Solo due donne sedevano in prima fila (probabilmente le mogli del relatore e dell’autore). Appena il relatore ha visto che io e la mia dolce moglie siamo giunti nei paraggi, ci ha lanciato prima uno sguardo supplichevole ed è poi giunto a dire con voce rotta dalla disperazione “Prego accomodatevi”. Comprendendo la sua angoscia, mosso da un intimo spirito cristiano, mi sono seduto. Per più di un’ora i due uomini, chiusi nelle loro giacche e cravatte (solo il vederli faceva sudare), ci hanno intrattenuto sulla storia delle Alpi Apuane! Mia moglie costretta a sentire e prestare pure la massima attenzione visto che in pratica eravamo l’unica platea, ogni tanto mi lanciava sguardi carichi di risentimento. I passanti scansavano l’area riservata alla presentazione come se fossimo degli appestati e si dirigevano veloci verso la brezza del lungomare, dove era allestito il mercatino etnico che mia moglie desiderava vedere.
Alla fine ho chiuso la mia opera di bene comprando pure il libro (unico libro venduto ). Si, purtroppo è dura, però perché non fare qualche volantino, locandina, mettere un pochino di musica di sottofondo, qualche bottiglia di vino bianco e una manciata di olive verdi? E soprattutto, con tutto il rispetto, ma chi se ne frega il 12 agosto di sentir parlare delle Alpi Apuane?
Come spiegate il grande successo editoriale delle opere allegate in vendita in edicola con quotidiani e periodici settimanali? Forse la gente ha paura di entrare in una libreria?
Si è diffusa una preoccupante sete di accaparrare i cosiddetti gadget. Non importa che poi risultino inutili e si gettano su un polveroso scaffale di una libreria. In generale sembra che sussista una sorta di mania, sembra che qualsiasi cosa esca in edicola sia indispensabile da acquistare. Di recente, su Canale 5, ho sentito che sono usciti da collezionare i modellini dei pompieri dalle origini ai giorni nostri! Premesso che il mondo è bello perché è vario, ma come è possibile che una persona sana di mente, e che non sia un pompiere, spenda centinaia di euro per i modellini dei pompieri? Forse sono io che ho una casa piccola e sono soggetto ad una rigorosa selezione degli oggetti da esporre, ma alla fine dove se li mette tutti questi pompieri in miniatura?
In generale, per quanto riguarda gli allegati, si vendono pochi giornali e quindi gli allegati servono a stimolare le vendite, però si è giunti all’overdose
Parlando delle basse medie di lettura del nostro paese, si assiste invece a un forte incremento degli aspiranti scrittori, forse perché è più facile essere un abile scrittore che un buon lettore?
E’ difficile essere un buon lettore, difficilissimo essere un buono scrittore.
L’ultimo rapporto italiano sulla lettura dipinge il nostro paese come un grosso animale indolente e pigro, da che cosa deriva secondo Voi questo fenomeno? Colpa delle scuole, della cultura, dell’educazione, della mancanza delle istituzioni o delle strutture che non riescono a sostenere come dovrebbero e a incrementare la lettura nell’età scolare?
Come ho detto prima i mass media “impongono” una linea guida e il “lettore di massa” la segue. Ho la sensazione che di recente viga una dicotomia tra i c.d. libri spazzatura “scritti” da veline e company ed opere astruse senza trama. Forse, questi autori scrivono così difficile per una sorta di reazione alla banalità delle opere dei nuovi idoli televisivi. Insomma un cane che si morde la coda In tutto questo non senso letterario ci sono ottimi autori che però sono poco pubblicizzati.
E infine in breve di cosa ha bisogno oggi il mondo editoriale per rinnovarsi e incontrare i favori del pubblico? Cosa si aspetta infine oggi il lettore da una casa editrice?
Opere che facciano pensare ed anche divertire.
guidagiallonoir








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