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Collaborazioni

Un progetto editoriale in favore dei disabili visivi

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 07/10/2005

L'attiva collaborazione tra l'Uoa di Medicina fisica e riabilitazione dell'ASL 3 di Torino con una Casa editrice del capoluogo piemontese ha prodotto una collana volta ad abbattere le barriere sociali, a cura di Contrappunto, Agenzia Letteraria Europea

foto intervento

[contrappunto]
agenzia  letteraria  europea
 

 

 

 

di Alberto Asero

(Il Giornale del Medico, lunedì 14 giugno 2004)

 

 

 

In un contesto sociale ormai tanto abituato al confronto con le problematiche della disabilità, stupisce constatare che circa il 40% dei disabili visivi è tale per ragioni socio-ambientali, ossia non primariamente in forza di fattori fisico-biologici quanto piuttosto per via di vere e proprie ‘barriere’ sociali che ostacolano, fino al limite ad impedire, l’esercizio di una componente importante della comunicazione come quella mediata dalla carta stampata. Vittima di questa noncuranza è l’eterogenea popolazione di quanti non possono di principio essere considerati ciechi in quanto conservano un qualche residuo visivo (in genere 2 o 3 decimi o meno), e che difatti sono definiti ‘ipovedenti’ dal punto di vista strettamente clinico, ‘ciechi di fatto’ o ‘ciechi sociali’ da un’ottica sociologicamente appena più ampia. Un problema tanto più difficile da inquadrare, dato che l’ipovedente non mostra all’esterno i segni della disabilità con l’evidenza con cui si manifestano altre condizioni invalidanti, come ad esempio quelle motorie indotte dalle barriere architettoniche.

Per quanto negletto a livello generale, a Torino il problema ipovisione è piuttosto sentito ed ha dato vita a una attiva collaborazione fra l’U.O.A. di Medicina fisica e riabilitazione dell’ASL 3 che, diretta dal prof. Maurizio Bellucci Sessa, ha attivato una sezione che si occupa di fisiopatologia della comunicazione impegnata anche nella denuncia e nell’abbattimento delle barriere visive disabilitanti, e le Edizioni Angolo Manzoni, che dal 1996 conduce il Progetto Corpo 16, ossia una collana editoriale eterogenea ed in costante ampliamento di libri stampati a grandi caratteri ed espressamente studiati per rispondere al proliferare di barriere visive sociali.

            L’impegno per l’abbattimento, o quanto meno per il controllo, delle barriere visive si giustifica in base alle stesse linee guida che orientano il controllo di ogni altra condizione invalidante. In particolare, sottolinea Bellucci Sessa, interviene il WHO che, “con l’ultima classificazione internazionale del 2001, sovverte completamente l’organizzazione descrittiva del cosiddetto ‘handicap’ abolendo questo termine e sostituendolo con il concetto di ‘funzione’, ossia ridefinendo la disabilità in termini di complessità di condizioni, molte delle quali create dall’ambiente sociale, piuttosto che attributo esclusivo dell’individuo”. Il problema della ciecità sociale, così, è dato dalla tendenza generale e fors’anche inconsapevole a “soddisfare lettori rapidi trascurando i lettori in difficoltà, cioè in sostanza omettendo ogni considerazione sulla qualità della vita delle persone non produttive. Peraltro non necessariamente anziane, visto che un gran numero di giovani soffre di ipovisione a causa di retinite pigmentosa, cataratta congenita o traumatica, degerazioni maculari giovanili”.
 

[Contrappunto]
Agenzia letteraria europea
P.IVA 08677940010
 
C.so Trapani, 21
10139 Torino - Italia
 
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