Per stampare: Clicca qui oppure seleziona File » Stampa nel menù del tuo browser.
-----------------------------------------------------------------------------------------------
Questo intervento è stato stampato da Guide di Dada.Net
raggiungibile a http://guide.dada.net
-----------------------------------------------------------------------------------------------
By Giallo e noir di Sabina Marchesi
URL: http://guide.dada.net/giallo_e_noir/interventi/2005/11/234198.shtml
Giallo e noir di Sabina Marchesi guida dal 20-09-2004
Risale a un periodo imprecisato a cavallo tra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, il primo festeggiamento “ufficiale” del Natale che, nell’ottica dell’integrazione tra culti, tradizioni e religione sempre osservata dall’Impero Romano, viene fatta coincidere con le cerimonie per l’anniversario dell’ascesa al trono dell’attuale Imperatore
Da sempre infatti gli antichi Romani si erano distinti per tolleranza e democrazia quando si trattava di legittimare la libertà di culto e tempo stesso, integrare ogni usanza, tradizione e festività, con quelle già attualmente in vigore, di modo che, ogni volta che colonizzavano un nuovo territorio, ne facevano propri usi e costumi, garantendo la compatezza dell’Impero nella salvaguardia delle consuetudini locali.
Dunque circa 1.700 anni fa ebbe origine, ufficialmente, il Natale, con scambi di regali, omaggi e dolciumi, nella migliore tradizione di quello che all’epoca veniva definitivo il Dies Natalis, ossia il Giorno dei Natali, quelli di Gesù, e quelli dell’Imperatore asceso al trono.
Per mezzo di questo bizzarro miscuglio tra sacro e profano, tra potere temporale e potere spirituale, Roma ha di fatto posto le basi per quello che è ancora oggi il più valido esempio di compromesso esistente tra ragion di stato e culto religioso, tanto è vero che a Roma convivono ancora, in pieno XXI secolo, due distinti Stati, autonomi e separati. Lo Stato Italiano e lo Stato Pontificio, che coesistono in piena e rinnovata armonia, salvo occasionali diatribe in Parlamento per il varo di qualche nuova legge a favore della diversità e dell’autonomia di coscienza.
Il Dies Natalis veniva festeggiato, più o meno come è in uso oggi, con scambi di ricchi cesti di leccornie, frutta pregiata, dolci glassati, cibi rari, raffinatissime spezie, e anche doni veri e propri, più o meno tangibili a seconda della classe sociale di appartenenza.
Nell’ottica degli Antichi Romani il Natale doveva essere un simbolo di prosperità, un buon augurio per i giorni a venire, una specie di cerimonia propiziatoria perché tutto l’anno che doveva seguire fosse vissuto all’insegna dei migliori auspici di ricchezza e di benessere.
Nulla a che vedere, dunque, con Babbo Natale. Ma allora quando, esattamente, il vecchio Babbo dalla fluente barba bianca ha tolto agli uomini l’appannaggio di doni e regali per farne sua propria ed esclusiva prerogativa, e da dove sono mai comparse a trainare la slitta carica di pacchi quelle bizzarre renne volanti, che certo non avevano nulla a che fare con l’Impero Romano?
Bisogna spingersi, per trovare una risposta, fino alla lontana Licia, situata in adiacenza alle coste dell’attuale Turchia, in Medio Oriente, l’epoca, nemmeno a farlo apposta, è sempre quella, circa 1.700 anni fa, ed ecco allora che, Babbo Natale, guarda caso, ha la stessa età, decisamente di tutto rispetto, che ha la più antica festività cristiana, un dolce e candido vecchiettino di ben 1.700 anni, o se preferite, di 1.700 Natali. Ma andiamo con ordine.
Viveva all’epoca in Licia un giovane rampante di benestante famiglia, di nome Nicola,che, in conformità alle consuetudini vigenti, viene fortemente incoraggiato a prendere i voti, rinchiuso in un monastero, per completare gli studi che ne avrebbero presto fatto un rispettatissimo uomo di Chiesa, e di Potere, e di fatto avviato a una luminosissima carriera.
Uscito dal monastero il non più giovane Nicola, passata la prima giovinezza, diventa il potentissimo Vescovo di Myra, ma, colto da una subitanea crisi mistica, abbandona ogni velleità di carriera ecclesiastica e, come San Francesco, dona tutto quello che possiede ai poveri, si spoglia di ogni avere e diviene, lui per primo, povero, dedicando la sua vita al prossimo, alla carità cristiana, e alla compassione.
La sua fama di guaritore, miracolatore e Santo, varca presto i confini della Licia, per arrivare ai quattro angoli del Mondo. Di lui si diceva che fosse in grado di salvare le imbarcazioni in balia dei fortunali, che compisse ogni sorta di miracoli, e che fosse dotato di qualità cristiane tanto eccelse da essere presto nominato Santo, San Nicola.
Circa 700 anni dopo la sua morte, la sua fama era tale che un manipolo di arditi cavalieri italiani, sotto le mentite spoglie di mercanti e sotto quelle, molto più concrete di trafugatori, sottrasserro le sue sante spoglie alla Terra d’origine, per portarle in Italia, a Bari, dove nel 1087 in suo onore vene edificata una magneficente basilica, ancora oggi luogo di pellegrinaggio dell’intera cristianità. Davanti alle sue reliquie sfilano migliaia di fedeli, i quali però forse non sanno che il tanto venerato Santo Nicola da Bari, era in realtà, in origine, l’amatissimo Santo Nicola da Myra.
Ma tant’è, si sa che in Italia si bada poco a queste cose, e il trafugato Nicola da Licia, fu presto nazionalizzato, per diventare, irrevocabilmente, San Nicola da Bari, all’origine appunto, della Mitologia di Babbo Natale. Vediamo come.
La prima traccia di una simile leggenda si ritrova niente di meno che nella Divina Commedia, dove Dante, nel libro del Purgatorio, XX, 31-33, narra di un ricco capostipite di nobile famiglia, caduto improvvisamente in disgrazia, che si disperava per la sorte delle sue tre bellissime figlie, giovanissime e ancora da maritare. Ecco che allora San Nicola si reca ad aiutare la sfortunata famiglia, gettando, attrarverso la finestra, sacchi sonanti di monete d’oro, ma, e qui c’è un ma, la Storia vuole che per fatalità alla terza notte la finestra fosse chiusa, così San Nicola, dando prova di rinnovata agilità, per essere un vegliardo di svariati secoli, si arrampica sul tetto, si cala dal camino e lascia cadere le monete d’oro, che vanno ad approdare proprio nelle calze delle nubili fanciulle, lasciate appese ad asciugare.
Ed ecco a Voi Babbo Natale.
Ma non basta, oltre all’episodio riportato da Dante, altre fonti parlano del leggendario ritrovamento di un altro oscuro oggetto del desiderio, anch’esso fortemente presente nella mitologia e nella leggenda, il calice del Sacro Graal, venuto misteriosamente in possesso del Santo, e artefice delle sue leggendarie ricchezze che egli, puntualmente distribuiva ai bisognosi. E se così fosse, si spiegherebbe anche meglio l’ordine di trafugare le spoglie di San Nicola, operazione probabilmente autorizzata da papa Gregorio VII, nel tentativo di mettere le mani sul Sacro Graal, o quantomeno di ritrovare tracce che conducessero ad esso.
A qualunque delle due leggende si voglia credere, rimane il fatto che, oggi, San Nicola viene festeggiato il 6 Dicembre e si racconta che, in assenza delle rinomate renne volanti, vaghi in groppa a un asinello, recando doni per tutti i bimbi che aspettano, credono e sperano.
Sabina Marchesi