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A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 21/11/2005
Nominato vescovo nella seconda metà del IV secolo, nella città di Myra, situata nella Licia, in Asia Minore, ora corrispondente all’odierna moderna Turchia, San Nicola è patrono dei bambini, dei farmacisti, dei mercanti, dei naviganti, pescatori e commercianti, difensore degli avvocati e al tempo stesso delle vittime degli errori giudiziari, protettore delle ragazze in età da marito.
La sua effige era scolpita sulla prua delle navi olandesi che solcavano l’Oceano verso le Americhe, e la sua fama nel Nuovo Continente divenne tale da forgiare il mito del moderno Babbo Natale, e da renderlo anche Santo Patrono della città di New York, anticamente chiamata Nuova Amsterdam e fondata proprio dai coloni olandesi.
Nato a Pàtara di Licia in un periodo compreso tra il 260 e il 280 dopo Cristo, fu uno degli i insigni partecipanti al Consilio di Nicea del 325. Si dedicò completamente al prossimo, disfandosi, come San Francesco, di tutti i suoi beni terreni, che elargì ai poveri e ai bisognosi, ai quali dedicò tutta la sua vita.
Morto a Mira il 6 Dicembre del 343, venne imprigionato da Diocleziano e costretto in esilio, per essere poi liberato da Costantino nel 313.
Alla sua morte mitizzato e santificato, vide il suo culto diffondersi presto in tutta l’Asia Minore, dove già nel VI secolo le chiese a lui dedicate erano più di 25, e frotte di pellegrini accorrevano da ogni parte per rendere omaggio alle sue spoglie.
Tradizioni orali, poi tradotte e riportate anche nella Divina Commedia, da Dante, nel libro del Purgatorio, iniziarono a diffondersi nel mondo slavo bizantino, da dove arrivarono fino a Roma, che allora era soggetta al dominio di Bisanzio, per poi estendersi in tutto l’allora conosciuto mondo Occidentale.
Secondo la leggenda San Nicola portò aiuto a tre ragazze nubili, in età da marito, il cui padre, rovinato e in miseria, non poteva assicurare loro una dote soddisfacente per darle in moglie. Ecco perché spesso il Santo viene raffigurato con tre borse o monete d’oro appese al bastone da vescovo.
Nel 1087, mentre il Meridione d’Italia era sotto il dominio dei Normanni, una spedizione navale proveniente da Bari partì alla volta della Turchia, per trafugare le spoglie del venerato santo ed adagiarle nella Basilica appositamente edificata in suo onore, nel 1089.
Ai lati del portale maggiore della basilica sono raffigurati dei buoi che trainano un carico, e tradizione vuole che la Chiesa fu edificata proprio nel luogo in cui le bestie, che trasportavano le spoglie sottratte del Santo Vescovo di Myra, si fermarono irrevocabilmente, come a indicare una sorta di predestinazione.
Nella parte vecchia della città di Bari, a commemorare questo episodio della storia locale, sorge invece una via intitolata ai 62 marinai che compirono il sacrilegio, e che conducendo le spoglie del Santo di Licia in Italia, ne fecero di fatto se non di diritto, un santo italiano, San Nicola da Bari, festeggiato nella data della sua morte, il 6 Dicembre, e davanti alla cui tomba hanno sfilato milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
San Nicola da Bari dunque è oggi uno dei Santi più amati, ritenuto autore di miracoli, guarigioni e prodigi, viene spesso rappresentato in abiti vescovili, con un bastone pastorale da cui pendono tre sacchetti di monete.
La venerazione per il santo fu importata fino a New York dai coloni olandesi. Protettore anche dei commercianti, la sua immagine compare nello stemma della camera di commercio di Bari.
Successivamente identificato con Babbo Natale, da lui deriva la mitologia di Santa Klaus, infatti era denominato dagli olandesi Sinter Klaas, successivamente storpiato in Santa Klaus, o Santaclaus.
Tradizione vuole che egli portasse doni ai bimbi meritevoli viaggiando a bordo di un asinello, il suo culto anticamente molto sentito è ancora vivo in tutta Europa, a Bari in suo onore la prima domenica di Maggio una lunga cerimonia commemorativa ricorda il momento in cui le sue reliquie vennero traslate nella Basilica.
Considerato benefattore dei bambini, ancora è in uso in molti paesi europei l’usanza di appendere calze sotto al caminetto, o di collocare stivali fuori dalla porta, perché siano riempiti dal Santo di doni, frutta e dolciumi.
Questa tradizione, originariamente riservata al 5 o al 6 Dicembre, data della sua morte e in cui ricorre la sua festa, è stata poi traslata alla notte di Natale, sotto l’influenza dei rimaneggiamenti americani apportati alla leggenda originaria.
Nel diciannovesimo secolo l’immagine ascetica del vescovo a cavallo di un mulo, viene integrata ed arricchita di particolari, gli abiti vescovili sono sostituiti dal tradizionale costume bianco e rosso, voluto appositamente dalla Coca Cola per una speciale campagna pubblicitaria natalizia, e il suo aspetto ieratico viene sostituito da quello di un rubicondo e paffuto grande gnomo, alla guida di una slitta trainata da renne volanti, ma sempre carica di doni, soprattutto per i bambini.
Così l’occidente ha trasformato colui che nella religione ortodossa russa appare spesso come terza icona sacra nelle chiese, al fianco di Giuseppe e Maria, nell’immagine ridanciana e gaudente di un grosso folletto bardato di pelliccia, ma, come sempre accade per i miti, sono rimasti immutati i canoni della sua tradizionale bontà, l’amore per il prossimo e la dedizione totale per i meritevoli ed i bisognosi, in quell’incantevole miraggio della nostra infanzia che è la leggenda di Babbo Natale.
Sabina Marchesi