economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Misteri e Delitti

ELIZABETH ANN SHORT, IL CASO DELLA DALIA NERA

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 19/09/2006

Vista per l’ultima volta nella hall dell’Hotel Biltmore il 7 gennaio del 1947, il suo cadavere viene ritrovato orrendamente mutilato, circa una settimana più tardi, il 15 gennaio, in un campo desolato nei sobborghi di Los Angeles, la sua vita si interrompe così ad appena 22 anni.

foto intervento

Elizabeth Ann Short, nata nel Massachusetts nel 1924, trova la morte in maniera al tempo stesso orrenda e inesplicabile il 15 Gennaio del 1947 a Los Angeles in California. Il suo corpo, completamente dissanguato e orribilmente sezionato, viene ritrovato in un campo e il suo ancora oggi è il caso più sconcertante del nostro secolo, uno dei casi di cronaca nera su cui si è maggiormente indagato, con grande dispendio di energie e notevolissimo impegno, senza però giungere ad alcun risultato.


L’infanzia di Elizabeth Short è piuttosto travagliata, dal Massachusetts si trasferisce presto a Medford, dove vive con la madre e le sue quattro sorelle, il padre aveva abbandonato la famiglia ad Ottobre del 1930 e si era trasferito in California.


Elizabeth, per gli amici Beth, vive tra Medford e la Florida, sofferente di asma, presto interrompe gli studi e inizia a lavorare come cameriera, ma, come tutte le ragazze a quei tempi, i suoi sogni sono diversi, raggiunto il padre in California, spera in un futuro migliore. La loro convivenza però dura poco, i due non vanno d’accordo e la ragazza va a vivere da sola, trovando impiego in un ufficio postale, ora che le cose sembrano andare per il verso giusto, si trasferisce a Santa Barbara, ma proprio qui viene arrestata per ubriachezza e riconsegnata alla madre, a Medford.


Dopo molte peregrinazioni finalmente incontra l’amore, il maggiore dell’aeronautica Matthew M.Gordon si innamora di lei e la chiede in sposa, ma il loro sogno non potrà essere coronato perché il maggiore perde la vita il 10 agosto del 1945 durante un incidente aereo nel Sud Est asiatico.
Per Beth è una disillusione fortissima, inevitabile il ritorno alla sua vita precedente, fatta di lavori temporanei e occupazioni transitorie, a Luglio del 1946 è di nuovo in California, dove frequenta il Luogotenente Gordon Fickling, durante il suo soggiorno a Long Beach assume il nome di Dalia Nera, probabilmente dovuto alla sua abitudine di vestirsi sempre di nero e alla sua passione per il film la Dalia Azzurra.


In questo periodo della sua vita, a parte il giovanile arresto per ubriachezza, si disse che Elizabeth Short ebbe varie avventure e che avesse la fama di essere una ragazza facile, forse anche una prostituta, ma tutto quello che fu possibile appurare, fu il suo trasferimento ad Hollywood nell’agosto del 1946 con il mito di poter riuscire a entrare nel mondo fatato della mecca del cinema. Troppo poco davvero per infangarne la moralità, visto che a quei tempi quello era un sogno comune alla maggior parte delle ragazze della sua età.


Vista per l’ultima volta nella hall dell’Hotel Biltmore il 7 gennaio del 1947, il suo cadavere viene ritrovato orrendamente mutilato, circa una settimana più tardi, il 15 gennaio, in un campo desolato nei sobborghi di Los Angeles, la sua vita si interrompe così ad appena 22 anni.


L’autopsia appurò che era stata seviziata, torturata e mutilata mentre era ancora in vita, che il suo corpo, completamente dissanguato era stato in seguito diviso a metà da qualcuno con evidenti competenze chirurgiche, e che sulla sua coscia era stato rimosso in profondità una porzione di carne e pelle che avrebbe potuto corrispondere, forse, a un tatuaggio.


Per la brutalità delle lesioni e per le orrende mutilazioni inferte al suo corpo, le similitudini con il caso di Jack lo Squartatore furono praticamente inevitabili, e come il caso di Jack lo Squartatore, anche quello della Dalia Nera era destinato a rimanere irrisolto.


Dopo anni di indagini, in cu furono coinvolte sia le forze di polizia che gli uomini dell’Fbi, centinaia di investigatori, agenti ed ispettori interrogarono e ascoltare migliaia di persone, individuando centinaia di sospetti, tra i quali alla fine vennero isolati ben ventidue nomi probabili, senza però giungere mai a una soluzione definitiva, oltre sessanta persone vennero accusate formalmente ed indagate ed alcune giunsero ad autodenunciarsi o furono denunciate da terzi.


Presto il clamore intorno a queste indagini divenne tale che per gli inquirenti risultò del tutto impossibile far luce sul misterioso delitto che ancora oggi figura tra i casi irrisolti.


Tra i sospettati ovviamente ci fu l’ultima persona con cui Elizabeth fu vista in vita, Robert Manley, poi scagionato dopo essere stato interrogato e aver verificato il suo alibi. Molta attenzione venne riscossa anche da alcune singolari coincidenze tra il profilo dell’assassino, che si supponeva potesse essere un chirurgo, e Walter Bayley, che abitava in una casa nei dintorni della scena del delitto, di professione chirurgo e conoscente della famiglia Short, morto poi a causa di una malattia cerebrale ai primi del 1948.


Le indagini subiscono continue battute d’arresto e soprattutto depistaggi a causa anche dei numerosi casi di fanatici che si sono autoaccusati del delitto, come il soldato Joseph Dumais, poi risultato estraneo ai fatti perché di stanza nella sua base nel New Jersey al momento dei fatti, come dimostrato da molti testimoni oculari. Anche George Hodel viene accusato del delitto Short a causa di molestie sessuali commesse nei confronti della sua figlia quindicenne Tamara, che attirarono su di lui la morbosa attenzione dell’opinione pubblica. La stessa cosa accadde per Woody Guthrie, un cantante folk coinvolto nello scandalo per aver minacciato di abusi sessuali e torture una donna di cui era innamorato senza essere corrisposto, proprio in California.


Sia la figlia che il figlio del Dottor Hodel in seguito, anni dopo la sua morte e a cinquanta anni di distanza dal crimine, sfruttarono indegnamente i sospetti nutriti dalla polizia nei confronti del padre scrivendo due libri scandalo basati su vaghi ricordi, fotografie e un impianto accusatorio piuttosto vago e improbabile.
Perfino l’editore del Los Angeles Times, Norman Chandler, viene accusato di essere il mandante del delitto dallo scrittore Donald Wolfe in un altro libro scandalistico, che ancora una volta sostiene la tesi di una Elizabeth Short prostituta, in stato di gravidanza, ed eliminata da un killer a pagamento su mandato di Chandler. Ma questa tesi oltre a non spiegare affatto l’estrema efferatezza del delitto, contrasta anche con i dati autoptici che appurano in maniera incontrovertibile che non solo la Short era incinta ma che non aveva mai avuto rapporti sessuali e che probabilmente, a causa di una grave malformazione interna, non avrebbe mai potuto averne.


Nel 1993 esce un altro libro scandalo di Janice Knowlton che asserisce di aver ricordato improvvisamente i fatti dopo una seduta ipnotica, e accusa del delitto il padre, George Knowlton, fantasticando anche lei di prostituzione, di aborti, di promiscuità sessuale e di complicità forzata nell’occultamento del cadavere. Le indagini dimostrano poi che l’unica prova a carico di George Knowolton era solo la sua permanenza nell’area di Los Angeles nello stesso periodo del crimine. Morto in un incidente nel 1962 fu accusato dalla figlia non solo dell’omicidio della Short ma anche di una sorta di traffico di baby prostitute tra cui assurdamente la sua stessa bambina, che asseriva nel libro di essere stata venduta a vari esponenti del mondo dello spettacolo tra cui anche Walt Disney. Ulteriormente screditata dalle indagini, Janice Knowholton muore suicida nel 2004 per una volontaria overdose di farmaci, non dopo che venne provato il suo coinvolgimento con la figlia del dottor Hodel, l’altro celebre accusato e non dopo aver accusato su forum e siti internet molteplici altri soggetti, presi apparentemente a caso e a turno considerati colpevoli del delitto.


Nel 1999 perfino il regista Orson Welles viene implicato nel caso, accusato da una ex vicina della famiglia Short che crede di cogliere in lui il profilo del candidato perfetto per alcuni spettacoli di magia effettuati dal regista durante la seconda guerra mondiale, per il fatto che sia lui che la Short frequentassero lo stesso ristorante e per la mania di Wells di tagliare tutto a metà. Mai ufficialmente inserito nel registro degli indagati Wells effettivamente aveva inserito in un suo film alcune scene particolarmente inquietanti, successivamente rimosse, e aveva abbandonato gli Stati Uniti pochissimi giorni dopo il delitto, comunque troppo poco per sostenere una qualsiasi accusa.
L’alto numero di sospetti e sospettati è dovuto soprattutto alla notorietà del caso anche perché alcune ipotesi, come quella dello scrittore John Gilmore sembrano assolutamente insostenibili, scaturite solamente per vendere migliaia di copie di un libro o ottenere comunque risonanza e notorietà.

Accusando dalle pagine del Los Angeles Herald Examiner l’alcolizzato Jack Anderson Wilson, Gilmore si basa su un delitto precedente quello di Georgette Bauerdof, che avrebbe lavorato nello stesso locale della Short, solo che quando la Short giunse nella città di Los Angeles, nel 1946, la Bauerdof era già morta da due anni e il night club dove avrebbe dovuto lavorare assieme era già stato chiuso da tempo.
Come è logico che sia gli inquirenti cercarono anche evidenti collegamenti con delitti precedenti, come i casi del serial killer di Cleveland o quelli del Killer del Rossetto, a Chicago.


L’unica verità certa, al di là delle speculazioni sensazionalistiche, è che la piccola Elizabeth Short, aveva una malformazione all’apparato vaginale che le avrebbe impedito di avere rapporti sessuali e che dunque non poteva in alcun modo essere stata una prostituta, alta appena un metro e sessantacinque, del peso di soli 54 Kg, dotata di un sorriso radioso che brilla dalle fotografie, Beth avrebbe potuto avere una rosa tatuata sulla coscia destra, rimossa chirurgicamente dall’assassino, e che forse ancora oggi il suo fantasma si aggira irrequieto nella Hall del Baltimore Hotel e lungo l’Hollywood Boulevard.


Sabina Marchesi

 

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS