Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 14/10/2006
Online i quaderni dei due studenti: «Siamo degli dei» Columbine, i diari dei killer: «Sarà l’inferno» Mille pagine di appunti: il massacro del '99 fu studiato nei minimi dettagli. «Dopo aver sparato, ci schiantiamo in aereo su New York»
4) I diari di Columbine da http://www.corriere.it del 10 luglio 2006
Disegni di persone con la gola tagliata. Approfondite ricerche sul serial killer Charles Manson. Frasi e simboli copiati dalla propaganda nazista. Inni d’amore per il sangue, e per le armi. È di questo che scrivevano, nei loro diari privati, i due ragazzi americani protagonisti della strage del Liceo Columbine, dove spararono all’impazzata uccidendo dodici compagni e un insegnante. Sette anni dopo, la polizia di Denver ha deciso di pubblicare questi diari online. Era il 20 aprile del 1999, il diciottenne Eric Harris e il diciassettenne Dylan Klebold entrarono nel loro liceo a West Denver, in Colorado, e prima di suicidarsi fecero una strage. La storia, che sconvolse l’America, fu raccontata in un documentario, «Bowling a Columbine» di Michael Moore, e ispirò un film, «Elephant» di Gus Van Sant.
«IO UCCIDERO'» - I diari, quasi mille pagine di appunti, hanno dato nuovi argomenti a chi, all’indomani della tragedia, disse che la strage poteva essere prevista ed evitata. Dagli appunti è evidente che i due giovani stavano pianificando il massacro da mesi. E che più volte, proprio a scuola, avevano lasciato intendere il loro progetto. In alcune pagine, i ragazzi si lamentano di non avere amici, di non essere abbastanza integrati a scuola. In altre lasciano proclami come questo: «Arriverà il giorno in cui io finalmente ucciderò. Ci sono al massimo cento persone nella scuola che sono sole e che io non voglio uccidere. Tutti gli altri devono morire». Lo scrive Harris nell’ottobre '98, sei mesi prima della strage. E Klebold è ancora più esplicito: «L’inferno sulla terra, aaaah, il mio libro favorito» scrive sopra al disegno di un soldato decapitato, con un mitra e una pistola in mano. L’obiettivo della loro missione? «500+ dead», oltre cinquecento vittime. E poi, in una calligrafia che a volte sembra infantile, a volte è disturbante: «Noi, gli Dei, ci divertiremo... NBK (sigla di natural born killers, assassini nati, ndr) a uccidere i nemici, distruggere tutto, uccidere i poliziotti... Lo sapete cosa odio? Odio la gente».
«CI SARA' DA DIVERTIRSI» - Tra le carte rese pubbliche dalla polizia ci sono anche ricerche e compiti in classe dei due ragazzi. Mesi prima della strage, Harris scrive in un tema che gli studenti «devono essere liberi di portare le pistole in classe»; in una lunga tesina si lancia in un’apologia della «cultura nazista»; in un altra racconta ammirato la vita di Charles Manson, paragonandolo a Gesù, e a Satana. Due mesi prima del massacro, in un racconto per la classe di letteratura, Klebold scrive la storia di un uomo che - senza motivo - uccide 9 persone. Finisce così: «Io vidi trasparire da lui potere, autocompiacimento e devozione. Compresi la sua azione». Più giù, l’appunto del suo professore: «Prima di darti un voto mi piacerebbe parlare con te di quello che hai scritto. Tu sei un eccellente narratore, ma ho avuto molti problemi nel leggere questo racconto».
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Francesco Tortora