Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 30/10/2006
La terza parte dello speciale di Cinzia Ceriani sulla celebre coppia di scrittori di Brooklin, autori del marchio e del personaggio di Ellery Queen, è dedicata ai particolri sistemi logico deduttivi di questo investigatore protagonista di una serie a dir poco fortunatissima
GLI STRUMENTI DEL MESTIERE: “Il mio lavoro è fatto non con esseri umani, ma con simboli. Mi son sempre rifiutato di cogliere l’aspetto umano del problema, lo tratto solo come una questione di matematica.” E di matematica si tratta. È con queste poche e concise parole che Ellery Queen in “The Spanish Cape Mistery”, 1935, asserisce la matematica come teoria principale sulla base della quale si dispiega l’indagine. Le persone perdono la loro umanità e diventano delle pedine, mosse da fili invisibili, sulla scacchiera di una razionale e calcolata partita in cui si scontrano giustizia e criminalità. Analoga è la teoria esposta da David Hilbert, illustre matematico tedesco vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, che tende ad escludere i legami tra intuizione e realtà in favore di una sorta di identificazione fra figure matematiche e simboli convenzionali basati sulla coerenza. Ellery Queen per risolvere i casi usa la logica. Ogni singolo indizio o dettaglio sono legati l’un l’altro attraverso una sequenza di fatti solida e inespugnabile, dove ognuno di questi fatti sono contemporaneamente la conseguenza di quello precedente e la causa del seguente. Raramente, però, a tutto ciò, seppur intrinseco nella trama, corrisponde una reale teoria matematica che altro non è che un espediente letterario, come il banale commento di Ellery. “Era semplice come sommare 2+ Piuttosto che alla matematica vera e propria le avventure del giovane investigatore sembrano nascondere al loro interno rimandi a dei quiz enigmistici che riescono a coinvolgere il lettore solleticando in lui la tentazione di scoprire l’assassino ancora prima di terminare la lettura; la sua mente viene stimolata, l’arguzia prende il sopravvento e il raziocinio fa il resto. La tattica di Ellery Queen è quella di sfidare chi legge a trovare una risoluzione all’enigma con l’utilizzo delle varie tracce disseminate dall’autore stesso tra le pagine della narrazione. È del lettore la capacità di calarsi negli abiti di detective e agire. Stessa è la tecnica già sperimentata da Isaac Asimov nell’antologia di racconti “I Vedovi Neri”, dove, seduti attorno ad una tavola imbandita, un gruppo di uomini aristocratici discutono le possibili conclusioni razionali di gialli. Altro tema fondamentale della produzione queeniana è il genere della stanza chiusa, promosso da John Dickson Carr, in cui il ritrovamento della vittima avviene in un luogo chiuso dall’esterno, con nessun altro all’interno della camera e con la fuga dell’assassino attuata per magia o comunque profanando le leggi fisiche e del buon senso.