Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 05/11/2006
La casa editrice IlFilo sul suo sito ospita alcuni consigli d'autore davvero interessanti, come anche il catalogo stesso della Casa Editrice che potrete consultare al link sottostante.
Luciano De Crescenzo: “Io do dei consigli pratici. Incominciamo col dire un paio di cose tragiche che sono: fare lo scrittore è un mestiere da morti di fame. In Italia non credo che arrivino a dieci gli autori che sono in grado di sopravvivere con i proventi di un libro. Tolti Camilleri, la Fallaci, la Tamaro, Umberto Eco, pure io, ecc.., ecc.. gli altri guadagnano pochissimo. La media di tiratura di un libro in Italia è di mille copie. Poi si deve fare un’altra cosa per vivere. O si fa il giornalista o la televisione, ma non basta fare solo lo scrittore”.
Mario Rigoni Stern: “Il consiglio principale da dare, è di leggere molto e di leggere i vocabolari. Mi passano per uno scrittore semplice che racconta le cose in maniera lineare, ma è un lavoro che raggiungo perché voglio che tutti mi capiscano e poi cerco di levare le parole in più, di usare le parole più giuste e il più possibile confacenti al mio pensiero”.
Andrea De Carlo: “Una cosa ricorrente in molto che scrivono e mi inviano un manoscritto, è l’idea di pubblicare le prime pagine che scrivono. Invece di solito è una cosa lunga, nel senso che si scrive e riscrive un romanzo, e poi deve accadere una sorta di incontro. Perché l’editoria ha un po’ un aspetto informe, ma poi dentro ci sono delle persone. Se uno riesce a trovare quella giusta, può succedere qualcosa, ma la devi prima trovare”.
Mauro Covacich: “Io ritengo che si debba tornare a pensare alla scrittura come un bisogno. Tutti coloro che scrivono devono farlo solo se ne sentono la necessità. Spesso delle persone mi danno un manoscritto o mi dicono che stanno scrivendo “un libro”, cioè lo pensano come qualcosa di confezionato, di editorialmente definito. Questo per me è molto strano, nel senso che quando ho scritto le prime cose, non pensavo a scrivere un libro, ma scrivevo ciò che sentivo di dover scrivere e solo in un secondo momento mi è venuto in mente che questo potesse avere anche una forma compiuta editorialmente presentabile. Di conseguenza: non tanto voler dire qualcosa a tutti i costi, ma vedere se si ha qualcosa da dire”.