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Recensioni

Finis Terrae di Danilo Arona

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 12/09/2007

Recensione di Angelo Marenzana - Resterà in edicola per tutto il mese di settembre (e dopo chissà…) il nuovo numero di Segretissimo, Finis Terrae, firmato da Danilo Arona, e presentato in quarta di copertina come uno degli autori di punta del gothic-noir italiano, autore di uno spy-thriller che è già un classico.

foto intervento

E forse possiamo aggiungere che Finis Terrae cambia il volto di Segretissimo, segnando una svolta editoriale della collana da edicola di Mondatori tra quelle a maggior diffusione popolare.

Sono due gli elementi a mio parere assolutamente innovativi, e che forse rispecchiano il nuovo andamento della letteratura di genere che sta perdendo passo dopo passo pezzi sempre più grandi di quello schema entro cui trovava una delle sue condizioni per esistere.

Si parla di contaminazione. E ben venga. Se il prodotto è come quello di Danilo Arona. Primo elemento: si aprono le porte alla provincia vera. E, nel suo caso, Arona riesce a dare alla sua realtà di provincia, una Bassavilla tutta alessandrina - e che già con omonime cronache pubblicate da Flaccovio aveva trovato un ampio consenso di pubblico – e dove lui ci sguazza con torbido e ironico piacere) un reale senso di appartenenza al mondo.

Alessandria prende un corpo. Produce emozioni. Assume una dimensione cinematografica, si intinge di paura. Con le sue strade, i suoi tetti, l’A26 che la collega al resto d’Italia. Emana odori. Come il pettegolezzo di cui si nutre.

Viene macinata, coinvolta e immersa in una logica narrativa fatta di ritmi serrati, di stile duro e puro, tagliente, al pari dei migliori scrittori d’oltreoceano.

Descritta tra sobbalzi soprannaturali e con vagabonda ironia Bassavilla assume la dignità di una provincia finalmente vivibile, capace di fare i conti con i suoi toni grigi e nebbiosi dietro i quali spesso di nasconde. Non solo più metropoli, o splendide fanciulle a rosolarsi al sole dei Carabi, dell’Asia o di qualche paradiso fiscale irraggiungibile ai più.

Secondo elemento: la trama. Da leggere, naturalmente. Senza farsi condizionare da una copertina che riporta ad una arida e polverosa città-zombie. Una copertina che raccoglie una storia quanto mai viva, si dipana tra Nord Italia, Algarve, passato egizio e Messico. Sangue ed esoterismo, vecchie leggende e rituali con lo stiletto alternati a bande mafiose italo-messicane in guerra per il predominio. Carlo Quintana indaga su donne uccise e straziate.

Morti dimenticate nel nome della paura e della purezza: ovvero il crimine che si dilata fino a trasformarsi in una sorta di armageddon finale dove il lettore si rispecchia in una avventura senza troppi riferimenti alla tecnologia più sofisticata, ad agenti-spia superaddestrati e raffinati. Un’avventura che sta tutta dentro la magia più profonda dell’essenza dell’uomo. Reale e irreale.

 

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