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Recensioni

IL DIAVOLO CUSTODE di Luigi Balocchi

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 14/09/2007

C’e’ chi e’ angelo e chi e’ diavolo. E Luigi Balocchi, nella sua quinta fatica letteraria, sceglie la figura del diavolo custode. E si dedica, in modo libero, a un personaggio storicamente esistito: Sante Pollastri. Chi era costui? «E’ stato - spiega Balocchi - il piu’ grande bandito di tutti i tempi, ora disconosciuto per motivi generazionali. Negli anni Venti era considerato il nemico pubblico numero uno, non solo in Italia, ma anche in Francia».

foto intervento

 
Meridiano zero - 14,00 Euro  (distr. PDE)

La Barriera, 10.9.07
 
Dedicata a tutti i ribelli
 
Storia liberamente tratta dalla vita di Sante Pollastri, uno dei piu’ grandi banditi degli anni Venti in Italia e Francia, protagonista di scontri sanguinosi con i Carabinieri anche nella nostra zona.
 
Ma allora ci troviamo di fronte ad una biografia?
«Non direi - continua Balocchi - parlerei piuttosto di una riflessione sul presente, ispirata alla figura di Sante Pollastri, nato nel 1899 a Novi Ligure, rimasto orfano a sei anni, un esordio nel mondo del crimine come ladro di carbone ma per scaldare la casa e non per ricavare denaro da destinare a spese superflue».
Perche’ un lettore dovrebbe entrare in libreria e acquistare il libro di Balocchi? La risposta e’ disarmante: «Perche’ e’ bello. E poi - precisa il nostro - io sono l’unico che scrive cosi’». Quella di Balocchi e’ una scrittura precipitosa al pari delle piene di novembre dei nostri fiumi. Attraverso le pagine del volume il lettore ha la possibilita’ di rivisitare l’esperienza umana di Sante Pollastri, dall’infanzia al momento della sua cattura avvenuta a Parigi il 10 agosto del 1927 in metropolitana da parte degli agenti del commissario Guillaume, il funzionario della Surete al quale Simenon si ispiro’ per creare Maigret.
Sante Pollastri fu protagonista di numerosi episodi che ebbero come sfondo la Lomellina. «Il 18 giugno 1926 - sottolinea Balocchi - sulla strada che va da Mede a Torre Beretti durante un conflitto a fuoco Sante e la sua banda uccisero due carabinieri. Nell’Italia di allora, pacificata e sedata a suon di calci in culo, il fatto suscito’ molto clamore».
La conversazione con Luigi Balocchi avviene davanti ad una fresca birra ad un tavolino del bar Lomellino di Mortasa. Siamo a pochi chilometri da Garlasco, balzata agli onori della cronaca nazionale per l’omicidio di Chiara Poggi. Che spiegazione da’ della vicenda il giovane scrittore esordiente in campo nazionale? «E’ la normalita’ che di colpo impazzisce. Io sono sempre stato convinto che la malattia mentale faccia parte appieno della modernita’, ne sia un frutto e credo che la patina di normalita’ e perbenismo non possa portare ad altro che a regressioni ancestrali di violenza».
Un fatto come quello di Garlasco potrebbe accadere a Mortara?
«Certamente si’ - risponde Balocchi - e se non succede e’ perche’ probabilmente la gente assume molti sedativi che la rende accettabile a se’ e agli altri, ovviamente mentendo a se’ stessi e agli altri. Viviamo in una zona dove si fa largo uso di sedativi, psicofarmaci e ansiolitici». Luigi Balocchi affida le sorti editoriali della sua ultima fatica compiuta (ma c’e’ gia’ un altro romanzo in fase di finitura) ai ribelli di tutte le specie e tutte le razze: «Se uno e’ in pace con se’ stesso - avverte - allora e’ inutile che legga il mio romanzo».
Ezio Sartoris
 
 
incipit de “Il diavolo custode” di Luigi Balocchi:
 
Vun
Novi Piemonte, millenovecentotredici
In quattro gli eran presto intorno. Quattro amici e in mezzo lui, la bicicletta a canna lunga presa a uffa per un giro squinternato.
— L’e’ bella... bella... l’e’ mia! — delira il tristo Cavanin, lustri gli occhi per il freddo e per la fame.
Serra il ghigno il bel Santein. Tace il fiato. Si fa sera. Gia’ che il treno e’ ormai passato. E ti restano i lampioni. Quegli stessi che han rubato prepotenti il perdono delle stelle. Grande conquista progressista, i lampioni infissi al cielo. Vie di Novi indorate d’elettrico ottimismo. Per delicati tacchi signorili. Ci credon mica, gli amici, che lui ce la fara’. Anche stavolta. Ma il Santein ha l’occhio sveglio. Ingroppa il vento. Sa ben ringhiare alla gioia primitiva che t’assale d’improvviso. Per la grande apparizione nel tremendo della vita. Che certo poi verra’.
— Questo l’e’ gratis... Sorride il Santein, a tutti mostrando un pistolone brigantello infilato di soppiatto tra la patta e l’intenzione. In coro, gli amici, ti sgranano turbini d’ammirazione. Tace, lui. Risparmia il colpo. Fin da bambino, le parole, le conta quanto basta, il resto muffa. Ne servon poche, in grama verita’. Dove abbia ravanato quel calibrosei Flobert a un colpo in canna, lo sa il cristo. Ma e’ pistola, seppur bacucca, certamente di gran pregio. Calcio in legno cesellato finemente di scalpello, ghirigori floreali che addolciscono l’acciaio, canna audace e ben rigata, grilletto, mirino, cane, calibrati da un bel tornio. Raffinato d’artigiana maestria.
— Con questo, — sbanfa di santa meraviglia il Gambarotta, — sicuro che accoppi un omo.
— Ma va’ la’, belin... — E ride, il bel Santein, il pugno sul calcio dell’arma, strette le dita al selvatico manubrio, che gia’ risente della spinta prodigiosa dei nervi in gaia, furibonda batteria. Fan largo gli amici, mentre il deciso pistolero carica il pedale, ringhia, guizza, assalta il cuore. Si’. L’e’ li’. Un vento trattenuto nell’istante creativo. Squilla l’occhio, un fiato ancora, via rampante per la ripida discesa.
Corre forte il bel Santein in bicicletta. Va di fretta, urta, infiamma, giravolta per le chiappe. Fosse fulmine, giuro, faria tempesta per quanto, di pedale, sta infuriando sulla strada illuminata da una schiera di lampioni. Li hanno infissi quali truppe di confine. Ne confermano il sospetto, le puntute balaustre poste in cinta ai giardini delle ville. Corre a perdifiato, il bel Santein. Coi polmoni a manovella, cosi’, di piu’, solo un treno bestia matta. Finalmente quel lampione. Alto, indifferente, vagamente questurino. Lo ha scelto. E’ quello. Un attimo, la vita. Se la centri sei un campione. Sul furore delle ruote, nell’istante dal bersaglio, alza gli occhi, munge il cuore, spara spara spara!
 
 
 
Sara’ il nuovo Mastronardi?
Luigi Balocchi e’ nato a Mortara il 30 giugno 1961. Sposato con un figlio. Ha seguito studi classici fino alla seconda liceo, poi ha abbandonato conseguendo il diploma magistrale e la laurea in giurisprudenza. Ex giornalista pubblicista: ha restituito la tessera come protesta contro gli ordini professionali. E’ al suo esordio nel campo editoriale nazionale, dopo quattro pubblicazioni che non sono andate oltre il livello locale. Con “Il diavolo custode” per Luigi Balocchi e’ giunto il momento della verita’. Il manoscritto e’ stato respinto da una decina di case editrici, prima che le strade dello scrittore lomellino e dell’editore padovano si incontrassero. Balocchi, che dopo sette anni trascorsi insegnando nelle scuole elementari di Vigevano e’ pronto a ridar vita, nel prossimo romanzo gia’ in cantiere, al maestro protagonista del capolavoro di Lucio Mastronardi, riconosce in Gianni Brera, Piero Chiara e Giovanni Comisso i suoi maestri.



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