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Recensioni

La crociata delle Tenebre di Giulio Leoni

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 25/10/2007

Roma, autunno del 1301. Dante Alighieri, a capo di un'ambasceria fiorentina, raggiunge la Città Eterna lungo il Tevere

foto intervento

. Ma un sinistro presagio grava sul suo arrivo: nel porto di Ripetta è stato appena ripescato un corpo straziato, che è solo l'ultimo di una lunga serie di cadaveri svuotati delle viscere e abbandonati nelle acque del fiume. In una Roma dove i monumenti del passato sono circondati da terreni incolti e da vicoli formicolanti di plebaglia, dove le famiglie patrizie spadroneggiano indisturbate, Dante è costretto a interrompere la stesura del suo poema per indagare sul filo maligno che collega i delitti. Sulla sua strada incontrerà il pittore Giotto e il cabalista Manoello Giudeo, la bellissima poetessa figlia del senatore Saturniano Spada e un misterioso emissario del Khan di Persia, ma soprattutto un sarcofago che contiene il corpo straordinariamente ben conservato di una donna e le tracce del Segreto Capitolo, un ordine occulto che sembra insinuarsi fin nelle stanze papali, e che si riunisce tra le rovine sotterranee di un antico tempio di Iside...

È il 21 di ottobre del 1301. Dante Alighieri parte alla volta di Roma, per dar voce alla sua città presso la Santa Sede.
L’ambasciatore Dante non si cura del proprio aspetto, non ama le insegne esteriori del potere, diffida persino dei suoi compagni di delegazione, Maso Minerbetti e Corazza da Signa.
Solo, schivo, accompagnato soltanto dai suoi crucci e dalle pagine dell’amato Virgilio, il poeta giunge a Roma sotto un cielo gravido di pioggia, sulle onde di un Tevere in piena. Lo accoglie una città di monumenti in rovina e di splendide dimore, terreni incolti e strade formicolanti di umanità. Una città divisa in quartieri fortificati ove, dalle loro torri erette sui ruderi delle costruzioni imperiali, dominano le famiglie patrizie. Un crogiolo ribollente di tensioni, lotte intestine, complotti. E su tutto l’ombra minacciosa di Castel Sant’Angelo, la fortezza imprendibile di papa Bonifacio VIII.
Ma un presagio funesto grava sin dall’inizio sulla sua missione: i cadaveri di alcune giovani, scoperti a brevissima distanza di tempo, orribilmente sfregiati e con i segni inconfondibili di mutilazioni rituali.
Dante non ha alcun titolo per indagare nella città straniera: ma la sua ansia di giustizia lo spinge a promettere alla madre di una delle vittime che scoprirà l’assassino della figlia e ne vendicherà la carne oltraggiata.
Non sa di aver solo sfiorato la palude del male. Recatosi a presentare le sue credenziali alla Curia assiste per caso al ritrovamento di un antico mausoleo che contiene il corpo, perfettamente conservato, di una donna. Si tratta davvero dei resti della leggendaria papessa Giovanna, colei che salì al soglio di Pietro secoli prima celando la sua natura femminile e che venne massacrata dalla folla inferocita nel momento in cui dava alla luce un figlio nel corso di una processione?
Mentre le autorità cittadine cercano di tenere sotto silenzio lo scandaloso ritrovamento, la notizia – con tutto il suo potere di suggestione – si diffonde egualmente in mezzo al popolino superstizioso…
In una Roma disfatta, feroce, miserabile, Giulio Leoni costruisce un intrigo elaborato e sinistro. Da un passato che fu lucente di gloria arrivano echi spaventosi, credenze che si pensavano sepolte, superstizioni demoniache. Dante si muove come sempre, risentito e severo, per preservare la propria integrità morale e una sensibilità dolorosamente acuta dal mondo corrotto e violento che lo circonda. Un eroe che sempre di più, pur nel rispetto della verità storica e dell’immagine che ce ne è stata tramandata, si rivela ricco di simpatia umana e caro alle nostre lacerazioni contemporanee.

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