FRAMMENTI DI SAGGEZZA

30 Argomenti
La metafora dell'imbuto (La fatica d'invecchiare).
Ai nostri giorni, invecchiare è più difficile che in passato. E’ stato notato, infatti, che, prima, esistevano tre età: l’infanzia-giovinezza o età dei sogni e dei progetti; l’età adulta o stagione delle realizzazioni; l’età senile o tempo della consapevolezza. Mentre, oggi, ne esiste una sola. La giovinezza. Per cui, o si resta in quella o si diventa un’astrazione. Sembrano passati millenni da quando si metteva al centro l’esperienza del vecchio. Da quando si coniavano termini onorifici come “presbitero” (l’anziano della comunità) o “signore” (comparativo di maggioranza di “senex” che significa il più anziano). Espressione rivolta persino a Dio...
Il gioco della trasfigurazione.
Sarebbe un’esperienza davvero emozionante poter allineare sopra un tavolo nove foto, riguardanti, ciascuna, una decade della nostra vita, tanto da osservare, in rapida successione, le trasformazioni subite dal nostro volto. Cinque, quindici, venticinque anni, e così via… Una specie di gioco che potremmo chiamare della trasfigurazione, ossia del cambiamento d’aspetto. Ma, se a questo punto, fossimo invitati ad indicare l’immagine di noi che ci sembra più significativa, cosa sceglieremmo? Quella che irradia l’euforia della giovinezza… Quella dallo sguardo ispirato, creativo… Quella che rivela la sicurezza, l’energia psichica dell’età intermedia… Quella che emana l’equilibrio e la saggezza dell’età matura… Oppure, preferiremmo inquadrature casuali, spensierate, di momenti ordinari…
Lo sguardo del bambino.
L’ho scoperto l’altro giorno, incrociando il volto minuto e sveglissimo di una bambina di sei mesi. Uno sguardo fermo, netto. Due occhi pieni di sorriso, d’interesse, di meraviglia. Sono rimasto polarizzato, addirittura turbato. Ho intravisto un altro mondo, fatto di luce e di trasparenza, d’infinito e di candore. E’ stato come entrare in un universo cui la nostra pesantezza fa fatica a credere...
Il valore numero uno.
Nell’articolo primo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, firmata lo scorso 12 dicembre, si legge: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. “Tutte le persone sono uguali davanti alla legge”, recita l’articolo 20. Mentre, l’articolo 21 elenca e condanna ogni tipo di disparità sociale: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica e sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”. Il messaggio di fondo di questi testi è chiaro. Esiste un’universalità umana che rende gli individui sostanzialmente uguali nella dignità e nei diritti...
Fermare il tempo, dilatare l'attimo.
E’ stato detto che lo stress è il sale della vita. Che l’unico modo di dar senso all’esistenza è quello di avere un compito da svolgere. Ma bisogna ammettere che gli estremi, cioè la noia e l’agitazione, producono lo stesso effetto. Che il moto frenetico nel quale viviamo genera aridità ed indifferenza come l’immobilità e l’apatia del depresso. Quanto è diventata intensa la nostra esperienza, frammentata, irrilevante. Siamo tutti soggetti a choc da iperstimolazione: facciamo infinite cose per cui niente ci sembra significativo. E, dopo qualche ora, dimentichiamo tutto. Quartant’anni fa, si vedeva un film e si ricordava per sempre. Ora, ne possiamo vedere anche tre, in una serata, provando raramente vere emozioni. Chissà se l’amnesia dell’uomo contemporaneo non dipenda da questo? Da piattezza e da insignificanza? Dalla inconsapevolezza con cui viviamo?
La guerra è dentro di noi.
Ha scritto Freud : « Una parte di me lotta contro l’altra e cerca alleati ». E’ così. La vera guerra è dentro di noi. Fra ragione e istinto, fra ciò che piace e ciò che è giusto. Fra l’immagine ideale che ho di me e quella deludente che mi rimbalza dall’esperienza di ogni giorno. Invece, il benessere interiore consiste nell’unificazione interiore.
L'uccello fuggito dalla gabbia.
Mi ha scritto una maestra chiedendomi in che modo parlare della morte di persone care a dei bambini... Voi condividete la mia risposta. In che altro modo rispondereste?
La terapia dell'ottimismo.
Vi sono sistemi di pensiero fondati su una visione positiva della realtà, che possiedono, di conseguenza, valore terapeutico. Vengono subito in mente due pensatori: il greco Pitagora ed il medievale Tommaso d’Aquino...
La funzione benefica del pensiero della morte.
Il pensiero della morte svolge importanti funzioni per l’equilibrio della mente. Innanzitutto, quella di ridimensionarci, evitandoci sentimenti di onnipotenza. E quella di relativizzare la nostra esperienza, sottraendoci ad un eccessivo attaccamento ad essa...
Provvidenza o caso? Provvidenza e caso.
Ci sono due generi di individui. Quelli per i quali tutto ha senso, tutto corrisponde ad un disegno (i finalisti). E quelli secondo cui tutto è accidentale (i deterministi). Per i primi, il mondo è paragonabile ad un grande orologio meccanico in cui ogni ruota si addentella con l’altra, generando il funzionamento del sistema. Invece, il simbolo dei deterministi potrebbe essere un sasso che rotola dalla cima del monte in una valle piuttosto che in un’altra, secondo la combinazione tra la forma dell’oggetto, l’asperità del terreno, gli ostacoli incontrati. Lo slogan dei finalisti potrebbe essere la frase di Aristotele: “La natura non fa nulla senza uno scopo”. Invece, ai deterministi, è applicabile la stessa massima rovesciata: “La natura non fa nulla con uno scopo”...
Il coraggio di restare noi stessi.
Scrive Pascal: “Un sasso gettato nell’oceano raggiunge e colpisce, con la sua forza d’urto, tutte e singole le gocce dell’oceano”. Questo pensiero fa riferimento al rapporto uno-tutto, al potere di condizionamento che ha il singolo sulla società e la società sul singolo. Siamo tutti misteriosamente collegati. Chi eleva se stesso con comportamenti ispirati alla bontà, alla bellezza, alla ricerca del vero, in qualche modo, rende migliore l’intera società. Forse anche il cosmo. E chi si degrada nel segreto di una stanza produce arcane risonanze negative nell’immenso oceano dell’umanità. Durkheim parla di “coscienza collettiva” e Jung di “inconscio collettivo”.
Francesco, un uomo libero.
Perché Francesco d’Assisi, a distanza di settecento anni, continua tanto ad affascinarci? Forse per la sua povertà. Essa è da intendersi, innanzitutto, come libertà da condizionamenti. Un mezzo per semplificarsi e puntare all’essenziale.
La scoperta del nostro volto nascosto.
C’è un momento dell’esistenza in cui c’incontriamo con il volto nascosto della nostra anima, con l’altra faccia della luna, quella che non si vede mai. Può essere un’esperienza terribile, traumatica. Ma anche salutare, qualora c’insegni a relativizzarci, a ridere su di noi. A sospendere il giudizio sugli altri.
Ridere fa bene.
Il riso è tutt’altro che stupido. E’ un mistero che affonda le radici in complessi meccanismi inconsci. E’ noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che d’ironia benevola. Il suo primo effetto positivo è quello di facilitare le relazioni. In un momento di difficoltà, quando il rapporto diventa conflittuale, chi riesce a ridere, ha vinto la partita. Ridere insieme poi, sdrammatizza, crea complicità e senso di appartenenza. Ridere, inoltre, genera distanziamento, grazie al quale meccanismo riusciamo a guardare i problemi dall’esterno, come se non ci appartenessero. Con l’ironia, infatti, secondo Kierkegaard, noi riconquistiamo la libertà che possedevamo all’inizio di un’esperienza, quando non eravamo ancora coinvolti....
La terapia del tempo quotidiano.
La vita è un libro suddiviso in pagine. Ogni pagina, pur essendo legata a quelle precedenti e seguenti, ha vita autonoma. E’ come un assoluto. C’è una cosa che rende sopportabile l’esistenza. Il fatto che essa ricominci ogni mattina e che il singolo giorno si ponga come possibilità autonoma, unica. Ogni giorno è un tempo di vita, un’esistenza in piccolo. Il termine tempo, forse dal greco “temptein”, spezzare, allude proprio alla scansione dell’esistenza in spazi giornalieri. “Ogni giornata è una piccola esistenza, - nota Schopenhauer - ogni risveglio è una piccola nascita, ogni nuovo mattino, una piccola giovinezza”...
L'educazione raggiunge il futuro.
Ciascuno di noi è debitore di ciò che ha appreso. Ognuno porta dentro, anche se non se ne avvede, atteggiamenti e conoscenze ricevuti da altri. Senza la socializzazione e l’educazione, noi saremmo un’astrazione, un nulla. "Il modo in cui comincia l’educazione di un uomo determina il suo futuro", scrive Platone. L’educatore, - come l’amore, la religione, la libertà, - appartiene al novero delle cose che non hanno prezzo. Un educatore non s’improvvisa. Egli viene consacrato a questo sublime sacerdozio dalla consapevolezza di avere un fuoco da trasmettere, dalla passione per la ricerca e per l’uomo. Qualcuno, giustamente, ha affermato che "Un insegnante è come un artista. Il suo mezzo non è la tela ma l’animo umano" e che "Insegnare non è una professione. E’ una passione". Che "si può pagare qualcuno per insegnare ma non per voler bene ai suoi allievi"...
L'amore, questo mistero...
Riaccade continuamente. Ad ogni ora, nel mondo, si riaccende la grande forza che tiene in piedi l’universo: “Due persone che non si conoscevano per nulla, innamorandosi, diventano indispensabili l’una per l’altra come un figlio per i genitori” (Francesco Alberoni). Riaccade ogni giorno. Lui e lei si recano di fronte ad un altare, tra gente commossa che applaude. Forza della tradizione, ricerca di conferma sociale? Chissà? C’è gente che per promettersi amore si metterebbe semplicemente, mano nella mano, di fronte ad un paesaggio o ad un gruppo di amici. E c’è gente che intuisce che sta compiendo un gesto che attinge al mistero e invoca la testimonianza dell’assoluto ed il conforto di parenti ed amici...
Per capire, è necessario sbagliare?
Prima di agire, dovremmo operare una previsione e chiederci quali saranno le conseguenze del nostro comportamento. “Ad ogni desiderio – notava già Epicuro - bisogna porre la domanda: che cosa avverrà, se esso viene appagato? Che cosa avverrà se non viene appagato?”. A meno che non riteniamo che, per imparare, occorra prima sbagliare e che la saggezza nasca solo dagli errori, dal momento che "La strada dell'eccesso conduce al castello della saggezza" (William Blake). Ma questo è troppo dispendioso in termini energetici e costa molta sofferenza. Dovremmo, al contrario, utilizzare l’intelletto intuitivo, la cosiddetta illuminazione degli psicologi (l’insigth), al posto dell’apprendimento per tentativi ed errori...l
La metafora della diagonale.
Il benessere mentale dipende dalla capacità di guardare avanti. Siamo come una diagonale, lanciata in alto, verso destra, dimensione spaziale del futuro. Percorrerla verso sinistra equivarrebbe a regredire. Rivelerebbe il bisogno di trovare riparo in strati rassicuranti del passato. Cosa ci tiene in vita, cosa garantisce il benessere interiore? La motivazione ad andare avanti, il gusto per ciò che viene dopo. Siamo a maggio e pensiamo: Adesso verrà l’estate. Ci aspettano riposo, natura, viaggi, nuove relazioni…
La metafora dell'arco.
Perché un arco riesca a scagliare bene le frecce, occorre che la corda non sia né troppo tesa, né troppo lenta. La metafora è di Eraclito, filosofo greco vissuto cinquecento anni prima di Cristo e riguarda l’esperienza umana. Vuole dire che, per avere il giusto controllo di noi, non dobbiamo essere né euforici, né depressi. Né troppa importanza alla realtà (superinvestimento), né troppo poca (apatia). L’atteggiamento più efficace è un misto d’interesse e di distacco, di “sguardo empatico” e di “sguardo dall’esterno”. “Armonia di entrambe le parti – afferma Eraclito – come quella dell’arco e della lira”.
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