TI RACCONTO UN SOGNO.
Ciao, Luciano.
Mi dici questo sogno che significato può avere?
E' ambientato in tre luoghi diversi. Nel primo sono su una spiaggia assolata piena di luce, colori e bagnanti festosi (ricordo nitidamente uno di quegli enormi palloni gonfiabili, colorati a spicchi che veniva lanciato per aria). Sono con mio padre (in realtà lui è mancato 8 anni or sono) e passeggiamo. Mi indica una barriera di scogli in lontananza. Divide la spiaggia in due e non permette di vedere oltre. Si prolunga anche nel mare... una sorta di molo forse. Dice che vuole andare oltre, che vuole andare nel "braccianese" (cosa che a quel punto mi fa pensare che forse non sono al mare ma presso un lago... ma poi mi distraggo). Valichiamo questa barriera scavalcando gli scogli con qualche difficoltà e ci troviamo oltre. I colori cambiano... è come se fossimo in prossimità della sera. Ci sono dei ragazzi e dei bimbi che pescano lanciando gli ami dalla spiaggia. Sono tutti seduti sul bagnasciuga. C'è meno allegria mi giro indietro e penso al sole che mi sono lasciata dietro. Le persone sono poche e sono decisamente statiche rispetto alla allegra confusione di prima. Procediamo sul bagnasciuga scavalcando le loro gambe allungate verso il mare e con qualche difficoltà visto che dobbiamo aspettare di volta in volta che questi lancino le loro lenze nell'acqua. Mio padre diventa lentamente il mio ex fidanzato e prosenguendo il cammino mi ritrovo di notte in una piazza quadrata circondata da un porticato in stile fascista (di quelli con le colonne squadrate). Probabilmente durante il giorno lì fanno dei lavori perché è pieno di gru e di ruspe... tutte altissime. Il mio ex fidanzato (siamo vestiti a questo punto con abiti autunnali, non più in costume) mi prende per mano e mi conduce lungo questi porticati che costeggiano la piazza quadrata circondata da colonne quadrate (molto imponenti). Un sacco di bambini saltano su e giù dalle macchine e le mettono in moto... hanno quasi un'aria diabolica. Uno in particolare comincia a saltare su un gancio pesante al quale andrebbero attaccati i carichi. Noi simao proprio sotto e penso che è pericoloso stare lì perché potrebbe staccarsi e finirci addosso. Quindi ci allontaniamo. Il sogno a questo punto cambia. Mi ritrovo a raccontarlo ad un'anziana signora, che nella realtà non esiste, che poco alla volta realizzo essere una psichiatra in pensione e che mi spiega che il mio sogno indica tanta stanchezza. Mi dice che sono satura di tutta una serie di esperienze negative e che anche se non me ne rendo conto ho la depressione. Mi spiega che è una cosa iniziale e che mi basterebbe prendere qualcosa prima che la situazione diventi più seria... Le chiedo allora cosa dovrei prendere e lei mi dice un nome di un farmaco. Sono una donna e ho 36 anni. Vorrei davvero capire cosa mi sta dicendo il mio inconscio, non te lo so spiegare ma credo sia importante. Ti ringrazio.
Carissimo sign.Verdone,
Sto vivendo un periodo abbastanza particolare sotto molti aspetti dal campo sentimentale a quello di realizzazione e comprensione personale.Innanzitutto io sono una ragazza di 24 anni ma non ho ancora capito o trovato un senso alla mia vita,forse perchè cerco necessariamente di darglielo.Benchè mi appassionino e mi piacciano molte cose...non sono ancora riuscita a capire qual'è la mia passione e/o a cercare di approfondire qualsiasi cosa,spazio sempre da una cosa all'altra senza mai poi aver una competenza specifica.Mi sono diplomata 6 anni fa come ragioniere programmatore solo perchè non sapevo che fare(una delle cose che mi succede spesso) e perchè mio padre voleva che diventassi ragioniera,mentre io benchè non sapevo che fare avrei seguito i passi di mia sorella e mi sarei iscritta all'Artistico.Ora dopo aver fatto tra i più diversi e diparati lavori:barrista,cameriera,hostess,volantinaggio,sfilate,indossatrice,animatrice di balli di gruppo,comparsa in un film,e infine il tirocigno di 3 anni sottopagato presso uno studio commerciale stanca di fare quel lavoro a quelle condizioni sono andata a fare la stagine estiva fuori sempre come cameriera con l'intento di iscrivermi all'università nel campo informatico anche se poi per quest'anno no ci sono riuscita.Il punto è che riesco abbastanza bene in "tutto" quello che provo a fare ma voglio capire qual'è la cosa che mi piacerebbe, in cui io identificassi me stessa e mi impegnassi a fondo sentendomi innanzitutto personalmete realizzata.Quando ero alle superiori ero una patita di manga e cartoni animati, era talmente tale la voglia di riprodurre quei personaggi dalle fantastice storie che mi facevano sognare e ritrovare in loro i miei sentimenti alle volte repressi e sofferti,per via della mia situazione familiare che purtroppo ha avuto dei trascorsi spiacevoli come succede a molti,che riuscivo a riprodurli.Infatti l'unico pensiero di una cosa che potevo fare quando mi sono diplomata era : vorrei provare a fare fumetto,ma per via di una situazione economica non gradevole non mi sono mai potuta iscrivere.Ora ho anche pensato di farlo, ma dentro di me non sono convinta,man mano che è passato il tempo è svanita un po' quell'interessamento a quel campo,non riesco a capire se è quello che veramente voglio fare.Non so' davvero cosa fare,adesso sono ferma cosa che mi manda acora di più in crisi,non mi piace star così senza far niente,preferirei lavorare,ma devo decidermi,perchè non posso sempre passare da un lavoro a un'altro non capendo quello che voglio fare e senza iniziare a farlo.Avevo pensato di iscrivermi ad informatica perchè lo ritenevo un campo importante per il progresso tecnologico che stiamo affrontando e perchè ho pensato mi potrebbe permettere allo stesso tempo di "creare",inventare anzichè fare qualcosa di ripetitivo.Cerco sempre e leggo i migliori libri di saggistica quali: Gibran,Herman Hesse,coelho,seneca,kipling etc..e anche alcuni di psicologia,sperando di migliorarmi,di arrivare alla mia interiorità,di capirmi,e di vivere meglio e bene sopratutto con me stessa,ma il mio umore spratutto in questo periodo è molto altalenante.Non so forse sto dicendo un sacco di cose inutili.Le sole cose che conosco bene di me sono: la mia insicurezza,la mia ipersensibilità che mi crea abb problemi nei rapporti intensi e duraturi(benchè sia abbastanza ricercata da amici e conoscenti),la mia poca stima,la mia indecisione e il mio non saper riconscere le mie esigenze(infatti nella maggior parte delle mie decisioni riconosco che sono spinta da fattori esterni:un amico che ha bisogno di me,il non voler deludere,i consigli di amici e/o parenti),l'impazienza,l'essere troppo sognatrice.Io vorrei imparare a non fare più tutto cio che ovviamente faccio inconapevolmente, ma come si fa???Dovrei sbagliare per capire...ma ho sempre paura di fare la cosa sbagliata e poi mi faccio prendere dal panico che è già tardi, se sbagliassi quanto tempo ci metterei prima di poter iniziare a fare quello che sento?
Prima situazione: la strada che mi trovo davanti e' un bellissimo sentiero che si inoltra nel bosco,
seconda situazione: l'albero cavo e' vuoto.
terza situazione: il brusio e' causato da una lepre che, vedendomi, scappa via.
Ho 55 anni e sono femmina.
Grazie.
Caro Luciano,un paio di notti fa il mio cervello ha prodotto questa meraviglia, che ora ti sottopongo:
Sono seduta ad uno dei lati corti di un'enorme tavola rettangolare, di legno scuro-tendente al rossiccio,insieme a tanta gente; tutto intorno è buio. Il tavolo è talmente lungo che non riesco nemmeno a vedere quanti ne siamo. Sulla mia destra, dall'alto di un pulpito,un prete chiama a gran voce i fedeli alla confessione. Il prete ha una lista, e chiama per nome e cognome tutte le persone che sono al tavolo.Io mi contorco sulla sedia,e dico quanto non sia intenzionata ad assecondarlo: un uomo che è seduto accanto a me mi chiede :"Da quanto non ti confessi?". La mia risposta :"Non mi sono mai confessata". L'uomo strabuzza gli occhi e mi bisbiglia "Se non ti confessi andrai all'inferno!", così gli rispondo ridendo "Allora ho un posto assicurato!". Ma ecco che il prete ha smesso di chiamare: il mio nome non c'è sulla lista. All'inizio sono soddisfatta, poi- di colpo- realizzo: se non mi ha chiamata è perché sono morta.
A questo punto il sogno cambia: mi ritrovo ad entrare in un bagno di un locale con una mia amica. Sottolineo che il bagno ricorre spesso nei miei sogni. In questo caso non si limita ad essere sporco: i muri sono crepati e mangiati dall'umidità, la porta è fradicia e con la vernice bianca scrostata che lascia intravedere il legno; il gabinetto è isolato, in questa enorme stanza, e lurido. Non c'è luce artificiale, solo la luce della luna che entra da una minuscola finestra, proprio di fronte alla porta e sopra il gabinetto. Stranamente non è la condizione del bagno ad inquietarmi, bensì una piccola ombra che vedo muoversi accanto a me: è un ragno. Così grido a squarcia gola la mia aracnofobia e chiedo ad Antonella di tenerlo lontano da me! Lei è molto rassicurante, mi accompagna fino ad una specie di lettino (che prima non c'era...) su cui mi stendo. Mi accarezza la testa e mi dice di non preoccuparmi. Ma poi Antonella sparisce; mi alzo dal lettino e guardo dalla finestra: è tutto buio,ma riesco a vedere nitidamente i palazzi, come se tutte le luci fossero spente a causa di un blackout. Ma la mia attenzione viene attirata da un enorme vortice bianco che, poco più in là delle case, parte dal suolo e raggiunge il cielo (coperto di nuvole) illuminando la porzione di spazio immediatamente vicina. E' come se ne avessi timore, ma al tempo stesso dico tra me e me:"Ho capito"...con un'insolita analogia, riconsco nel vortice la forma dell'inferno dantesco... ma dopo guardo il cielo, e mi chiedo se ho davvero capito.
L’altro giorno, attraversando con lo scooter un paesaggio collinare, mi sono fermato presso un punto panoramico, una balconata naturale da cui si domina su un vasto territorio. Ho sostato a lungo, immergendomi nell’ipnosi della contemplazione, lasciandomi trasportare in una dimensione senza tempo. Ed ho provato emozioni sublimi, esprimibili a fatica e solo liricamente…
Come sono rari, nell’esistenza, gli attimi di consapevolezza piena.
Siamo così persi nel flusso dell’esperienza che, solo di tanto in tanto, ci è concesso il prodigio dell’attimo che si dilata fino ad includere tutta la realtà coscienziale.
Un colloquio sincero… Un tempo di quiete assoluta, soli nella natura… Lo svegliarsi improvviso nella notte, seguito da disorientamento e ritorno in sé… Il soprassalto di coscienza che si ha quando la sirena di un’ambulanza echeggia nell’aria… Un amico che ci lascia in giovane età, varcando da solo la soglia del mondo percettibile…
Sono questi i "momenti metafisici", gli istanti in cui, lacerato il velo dell’apparenza, si rivela a noi, nella sua inattesa nudità, la sostanza della vita.
Anche nella tua vita, di certo, esplodono questi "lampi rivelatori". Hai provato o vuoi provare a descriverli?
Se vuoi, puoi inviarli al nostro sito, partecipando ad altri le tue emozioni.
Anche durante l'infanzia sono presenti nel bambino questi sentimenti, ma in adolescenza cambiano di significato.
L'esperienza di tutti concorda su questo punto: oltre ad essere l'età dei primi amori, dell'amicizia, degli ideali, l'adolescenza è anche portatrice di depressione.
Generalmente chi ne soffre mostra un umore depresso, una marcata tristezza quasi quotidiana e tende a non riuscire più a provare lo stesso piacere nelle attività che provava prima. Le persone che soffrono di depressione, si sentono sempre giù, l’umore ed i pensieri sono sempre negativi. Sembra che presentino un vero e proprio dolore di vivere, che li porta non riuscire a godersi più nulla.
E tu cosa pensi della depressione? Ne sei stato o ne sei affetto?
Vuoi raccontare la tua esperienza come sostegno ed indicazione per gli altri? Scrivici.
L’età di mezzo, quella tra i quaranta e i cinquant’anni, è caratterizzata dal massimo dell’azione e delle responsabilità sociali. Ma è anche l’età dei bilanci, del disincanto, del rimettersi in questione. Per alcuni psicologi la vita può essere addirittura divisa in due parti: prima e dopo i quarant’anni. Jung afferma che durante questa stagione dell'esistenza "si prepara una profonda modificazione dell’animo umano", mentre Erikson la definisce "una svolta necessaria, un momento in cui lo sviluppo deve procedere in un senso o nell’altro". E’ anche chiamata il demone di mezzogiorno...
Credo che l'essere felici rappresenti un dovere sociale, un esercizio a cui tutti dovremmo sottoporci quotidianamente, bilanciando le spinte profonde alla noia ed alla depressione. Specie quelli che, per la loro attività lavorativa, hanno relazione frontale con la gente. Sono convinto di ciò che afferma Lincoln. Che chi è felice lo è perché vuole esserlo. Che la serenità interiore nasce dallo sforzo di sorridere, dall'impegno a selezionare la realtà in positivo, a ricondurla a letture di senso... Perchè non proviamo a raccontarci le Vacanze, compiendo una lettura logoterapeutica che tenda a sottolineare le piccole esperienze significative, gl'incontri, apparentemente banali, che hanno lasciato una risonanza in noi? Possiamo anche sfogarci parlando di disfunzioni ed insuccessi relazionali, a patto che sappiamo scorgervi un riscatto, uno stimolo a superarci, a capire...
- Qualcuno effonde fiumi di eloquenza per sostenere, ad esempio, la dignità della persona, l’uguaglianza… Un altro si esprime in negativo, dicendo, magari, “sporco negro”. Ma quella espressione attiva in chi ascolta una rifocalizzazione valoriale, più efficace di quanta ne producano molti discorsi affermativi. Non riflettiamo abbastanza sulla funzione insostituibile del negativo...
Ogni bambino che nasce coincide con un nuovo inizio della vita, con il ricominciare dell’esperienza. Ma rappresenta anche la possibilità, da parte dei grandi, di tornare ad essere bambini. Il neonato infatti ha il potere di rendere tutto nuovo.
L’universo è finito, come credeva Aristotele, infinito e coincidente con Dio, come sostenne Giordano Bruno, a sue spese, oppure é finito ma illimitato, alla maniera di una sfera sempre percorribile, come ha indicato Einstein? Ma se è finito, cosa c’è oltre?... E tu cosa ne pensi?
La Logoterapia è un "dialogo significativo" fra il terapeuta ed il paziente affetto da "Nevrosi Noogena" (vedi Parola-Chiave corrispondente) allo scopo di rifocalizzare lo spettro valoriale di quest'ultimo. E' stata ideata ed utilizzata da Victor Frankl, lo psicanalista viennese che ha scoperto la malattia mentale più diffusa del nostro tempo: la Nevrosi Noogena...
La nevrosi noogena è stata scoperta dallo piscanalista viennese Victor Frankl. Sopravvissuto al campo di concentramento nazista, egli ha scoperto che l'equilibrio psichico dipende dalla percezione significativa di sè e del proprio vissuto. Quando l'individuo non si sente significativo, allora cerca compensazione o in gratificazioni artificiali (droghe chimiche e psichiche)o in atteggiamenti di potenza (comportamenti distruttivi ed autodistruttivi: violenza senza motivo, sucidio, immediato o differito nel tempo: anoressia, droga). L'uomo d'oggi, infatti, non è più frustrato sessualmente (come all'inizio del secolo) ma si sente frustrato nell'universo valoriale.Le droghe, per Frankl, sono, appunto, la ricerca esasperata di soddisfazione compensatoria immediata, per superare l’insopportabile senso di vuoto esistenziale.