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PAROLE CHIAVE

Risentimento

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 23/12/2000

Noi non ci offendiamo per ciò che l'altro ci dice o ci fa, ma per il giudizio che diamo a queste manifestazioni. Ed il giudizio è sempre connesso ad un nostro problema.

Primo. La collera, a differenza della depressione, fa sentire tonici, dà un senso di benessere, di liberazione, in quanto si autoalimenta, a livello psichico, con la consapevolezza di aver ragione e, a livello fisico, con l’adrenalina.
Secondo. Noi non ci arrabbiamo per ciò che l’altro ha fatto o ha detto ma per il giudizio che diamo sulla sua azione. La causa prima della collera è dunque la nostra lettura della realtà, cioè noi stessi.
Terzo. Il giudizio sull’azione dell’altro ha le radici nei nostri problemi, spesso di autovalutazione ed autostima.
Quarto. Noi giudichiamo l’altro usandolo come uno specchio, cioè proiettando su di lui i nostri aspetti negativi.
Nell’altro disapproviamo ciò che rifiutiamo di noi. Ci sembra di combattere contro l’altro, in realtà stiamo lottando contro noi stessi.
Quinto. Il risentimento, soprattutto quello all’interno di una “relazione profonda” (coniugi, familiari, amici intimi) crea un malessere di alto livello che assorbe molte energie psico-spirituali. E’ conveniente anche per la vittima cercare di trovare al più presto una soluzione.
Sesto. Conviene, anche alla vittima, di non permettere che sia l’altro a decidere fino a quando deve durare il malessere. Tanto vale prendere in mano la situazione, assumendo un atteggiamento attivo: andare dall’altro e definire la cosa.
Settimo. Essere i primi ad affrontare una situazione problematica non significa sottomettersi o compiere un atto di debolezza. Equivale invece a perseguire due obiettivi positivi: riconduzione del disagio emotivo dentro i limiti del controllo razionale; indicazione all’altro di una linea rossa che egli in futuro non dovrà superare se intende conservare l’amicizia.
Ottavo. Quando il comportamento dell’altro può essere spiegato razionalmente, perdonare è più facile. In caso diverso non resta che proporsi di compiere un dono gratuito ed incondizionato (per-donum: dono moltiplicato). Può significare anche giungere ad una conclusione del tipo: “Non serbo rancori. Dimentico tutto. Ma ritengo opportuno interrompere la relazione con te”. Questa conclusione ha in sé il vantaggio di una definizione coraggiosa che evita strascichi negativi e rancori latenti, nemici della serenità psichica.

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