A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 27/12/2000
Il pregiudizio crea un dislivello cognitivo ed emotivo tra noi ed un soggetto conosciuto o un gruppo sociale. Si combatte con una conoscenza concreta e puntuale dell'oggetto pregiudiziale.
Il pregiudizio
- E’ un atteggiamento mentale di favore o sfavore nei riguardi di persone, oggetti, gruppi sociali.
- Ha la caratteristica di essere largamente condiviso, immotivato e non documentato.
- Si possono nutrire pregiudizi sia nei riguardi di gruppi estranei (eteropregiudizi), sia verso il gruppo di appartenenza (autopregiudizi).
- Nel pregiudizio, secondo Allport (1897-1967), lo psicologo che ha dedicato a questo tema lunghe e complesse ricerche, vanno distinte due componenti: una cognitivo-emozionale ed una comportamentale. Tra le due non c’è uno stretto rapporto di causa-effetto: non necessariamente una mentalità pregiudiziale si traduce in comportamento discriminatorio.
- Alla nascita del pregiudizio concorrono sia gli stereotipi, sia il sentimento del noi (in-group) e il sentimento del loro (out-group).
- La conseguenza del pregiudizio è che tra il soggetto e l’oggetto di questo sentimento si ingenera uno scompenso. L’oggetto del pregiudizio diventa qualcosa di svalutato e d’inferiore al soggetto.
- Alla base del pregiudizio vi è sempre a monte una scarsa conoscenza dell’oggetto. Osserva Allport: “Quanto più si conosce un gruppo di gente, tanto meno è possibile formare categorie rigide al riguardo”.