A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 27/12/2000
Analizziamo i 4 stili educativi presentati da Hoffman
Hoffman ha individuato quattro stili educativi. I primi due sono basati sulla costrizione, o fisica o psichica, mentre gli altri due sono basati sulla persuasione, o razionale o emotiva.
1. Stile educativo costrittivo basato sul potere fisico.
Va dal classico ceffone, alla privazione di oggetti materiali (giocattoli), alla proibizione di attività piacevoli (uscire a giocare coi compagni), alla sola minaccia di tali cose.
Secondo la terminologia piagettiana si tratta di punizioni di tipo espiatorio: i genitori controllano il b. sfruttando il proprio potere, la propria autorità e la propria superiorità fisica.
Svantaggi.
Su base sperimentale questo stile produce i maggiori effetti negativi.
Si ignora il dialogo, non si forniscono spiegazioni che permettano un comportamento alternativo in futuro.
E’ lo stile che favorisce meno il passaggio dall’eteronomia all’autonomia morale.
Il b. fonda il proprio comportamento non in conformità a regole che vive come giuste, provenienti dall’interno di sé, logicamente valide, ma sulla base delle possibili punizioni che possono provenire dall’adulto.
Di conseguenza è sfavorita l’interiorizzazione delle norme; il b. è portato ad attribuire più importanza alle conseguenze di un’azione che alle intenzioni; è scoraggiata la confessione spontanea.
E’ dimostrato che il b. punito in questo modo in futuro tenderà a desiderare maggiormente l’oggetto o l’azione proibiti e conseguentemente dovrà impiegare maggiori energie per resistere alla tentazione.
Questo stile educativo ha effetti negativi soprattutto se utilizzato dalla madre.
Le bambine ne risentono più dei bambini.
2. Stile educativo costrittivo basato sulla sottrazione dell’affetto.
Consiste nella privazione dell’affetto, della stima, dell’attenzione, minacciata od attuata: ignorare il b., fingere di ignorare i suoi tentativi, espliciti o abbozzati, di riconciliarsi con l’adulto, rifiutare di parlargli quando è ansioso che il genitore faccia la prima mossa, dirgli “se fai così non ti voglio più bene”, esprimergli sentimenti di rifiuto di aiuto o di abbandono (“adesso ti arrangi”;”vai via, non ti voglio vedere”), minacciare di isolarlo o di lasciarlo in casa.
Svantaggi.
Come il precedente, questo stile ha un alto potere punitivo.
Può agire in profondità scatenando paure di abbandono, di separazione, in quanto il b., specie se piccolo, manca della capacità di sapere quanto durerà la punizione.
Vantaggi.
Il b. punito in tal modo è portato ad inibire i sentimenti ostili verso gli adulti (non si sa se è ciò positivo: controllo aggressività, o negativo: coartazione); a confessare le colpe (specie se lo stile in questione è esercitato dalla madre); a cercare l’approvazione dell’adulto; a resistere alla tentazione.
Rispetto allo stile precedente sono maggiori sia l’interiorizzazione delle norme che il senso di colpa.
3. Stile educativo induttivo basato sul ragionamento.
Consiste in un dialogo persuasivo di tipo razionale.
Ci si rivolge alla razionalità del b., facendolo riflettere circa la motivazione delle proprie azioni.
Anche le punizioni vengono motivate e spiegate.
Oppure si fa appello all’autostima del b., al suo orgoglio, al piacere che si ricava costatando la propria capacità di autocontrollo.
4. Stile educativo induttivo basato sull’empatia.
Consiste in un dialogo persuasivo di tipo empatico-emotivo.
L’adulto fornisce al b. le informazioni che gli permettono di capire i sentimenti degli altri, facendolo riflettere sugli effetti del proprio comportamento sia su se stesso che sugli altri (“se tu rompi il giocattolo di Luca, egli sarà molto triste, poverino”; “se tiri la coda al cane, sentirà molto male”; “quello che hai fatto mi ha proprio addolorato”; “questa è la bambola preferita da Maria, perciò cerca di non rovinargliela”).
Lo stile basato sul ragionamento e quello basato sull’empatia sono complementari: aspetto cognitivo ed emozionale si richiamano.
Vantaggi.
Le ricerche mostrano la superiorità degli stili induttivi su quelli costrittivi specie se adottati dalla madre e soprattutto se usato negli anni di transizione alla morale autonoma (5-9 anni: scuola elementare).
Rispetto agli altri stili in cui domina l’autorità dell’adulto, è messo al centro il b.; s’induce il b. ad una morale basata sull’attenzione ai sentimenti altrui piuttosto che a una morale “convenzionale”, basata sulle norme.