economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Il controllo emotivo

Ma non è sempre umiltà!

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 12/03/2003

Non è facile riconoscere l’umiltà. Ci sono persone che dietro l’apparenza della modestia nascondono una superbia smisurata. Esse trovano estremamente difficile lodarsi o accettare un complimento da qualcun altro. Ma è solo una maschera psichica. Tali individui spesso sono così legati alla convinzione che “è bene essere modesti ad ogni costo” che non solo sono incapaci di accettare dei complimenti ma iniziano addirittura a negare l’esistenza di ogni loro attributo positivo. Come si spiega tale ostentazione di umiltà? “Rifiutare un elogio – scrive La Rochefoucauld – è come desiderare di essere lodati due volte”.

Attenzione, dunque, ai malintesi. L’umiltà non consiste nell’essere piccoli. Uno può essere insignificante ed arrogante nello stesso tempo. Non consiste neanche nel sentirsi piccoli. Questo può nascere da un complesso d’inferiorità e da una cattiva immagine di sé. Non consiste nemmeno nel dichiararsi piccoli. Alcuni modelli culturali (l’inglese ed il giapponese, ad esempio) sviluppano atteggiamenti di modestia ma si tratta di uno stereotipo sociale.
Bisogna allora ammettere tranquillamente che volere eccellere o anche primeggiare è un’aspirazione naturale e legittima. Ciò che è sbagliato è l’elevarsi sugli altri, riducendoli a strumenti della nostra affermazione. Fra i sintomi che svelano la mancanza di umiltà vi è, infatti, la sopravvalutazione di sé congiunta alla sottovalutazione degli altri. Può trattarsi di un meccanismo compensatorio che bilancia i sentimenti inconfessati d’inadeguatezza con atteggiamenti di grandezza e di potenza.
L’umiltà, invece, consiste nell’accettazione coraggiosa della verità su se stessi. Umile è colui che riconosce serenamente le innegabili potenzialità di cui è dotato ma le confronta con i propri limiti, facendo una sintesi mentale di bilanciamento realistico, molto diversa dal capovolgimento per compensazione che enfatizza i pregi per non ammettere i difetti.
L’umile, in altri termini, è colui che ha i piedi per terra. La parola stessa lo suggerisce: da “humus”, terra, derivano sia uomo che umile. L’umile si pone di fronte agli altri con atteggiamento di valorizzazione, godendo delle qualità presenti in essi, perché è consapevole che, com’è stato detto, “ogni persona che incontro è superiore a me in qualcosa”.
Lo psicanalista Jung ha constatato che i pazienti di una certa età che si erano rivolti a lui soffrivano per qualcosa che si poteva definire “assenza di umiltà”. Essi non guarivano finché non imparavano a relativizzarsi, acquistando un atteggiamento di rispetto nei confronti di una realtà più grande.
Ci sono accorgimenti mentali per stimolare l’umiltà. I maestri dello spirito e della mente indicano il costante esercizio di focalizzazione dei nostri errori, l’abitudine ad evidenziare i punti forti dell’altro, la visualizzazione di modelli comportamentali positivi. Persone che pur essendo grandi umanamente, ebbero come segno di distinzione la modestia. E fra i modelli di grandi-umili, il più emblematico è Gesù di Nazareth. Egli riesce a conciliare la coscienza della propria superiorità con la venerazione per la grandezza di ogni uomo.

I link correlati all'argomento

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS