A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 17/06/2003
"La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli prima di essere uomini. L'infanzia ha certi modi di vedere, di pensare, di sentire del tutto speciale. Niente più sciocco che volere sostituire ad essi i nostri" (Jean Jacques Rousseau).
La fanciullezza non è una realtà naturale ma uno schema mentale che si è andato creando nel tempo. Nei dipinti medievali i bambini sono rappresentati come gli adulti, ma più piccoli (il cosiddetto "adultismo"). Segno che l'idea di bambino come la concepiamo noi non esisteva. Il bambino veniva considerato un piccolo adulto. E' nell'epoca moderna che è avvenuta la cosiddetta scoperta dell'infanzia, come la definisce il sociologo francese Ariés. Un certo atteggiamento di rispetto verso l'infanzia, da parte delle classi agiate, si riscontra, infatti, solo a partire dal Seicento, come si può notare dai dipinti ove compaiono bambini con sembianze e vestiti da bambini, con oggetti e spazi appropriati. A questa evoluzione ha contribuito senz'altro la nascita della pedagogia moderna. Rousseau è stato fra i primi (assieme a Comenio e Locke) a comprendere che il fanciullo non è un essere imperfetto, un adulto in miniatura, un soggetto provvisorio in funzione dell'adulto, ma un essere a sé, con valore autonomo e caratteristiche proprie, diverse da quelle di altre età. Ciò comporta il rispetto degli interessi e dei bisogni del bambino stesso, l'adeguarsi continuo alle esigenze del suo processo di formazione, rinunciando ad avere frette inutili. Lo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino segue infatti il famoso binomio interesse-bisogno. Un interesse si accenderà nella sua mente solo quando esisterà nel bambino un bisogno evolutivo. Possiamo stimolare il sorgere dell'interesse ma senza far violenza alle capacità del bambino. Questo il senso dell'altra celebre massima del filosofo ginevrino: "Coi bambini bisogna cercare non di guadagnar tempo ma di perderne. Ogni ritardo è un vantaggio".