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Un pensiero per te...

Ma cosa è bello?

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 20/06/2003

"Il bello delle cose è nella mente che le contempla" (David Hume)

- I grandi artisti riescono a parlare a tutti perché sanno attingere ad emozioni profonde, a cogliere quanto c’è di universale nell’esperienza umana. Benedetto Croce ha affermato che l’opera d’arte ha successo se l’artista riesce a far provare agli altri i suoi stessi sentimenti. Come mai allora le opere d’arte contemporanea ci lasciano spesso indifferenti? Non siamo alfabetizzati a comprenderle? Il loro linguaggio non è efficace? O dipende dal fatto che i messaggi che esprimono non sono profondi ed universali?
- Ma cosa è il bello? E’ legato alla realtà o alla mente? E’ il riflesso dell’armonia delle cose come affermano gli antichi (Pitagora, Aristotele), la manifestazione della struttura dell’essere (Tommaso), tutto ciò che è proporzionato, integro, luminoso (Agostino). Oppure è una libera creazione dell’intelletto umano, uno schema mentale al di là di ogni limite oggettivo, come vogliono i moderni? Intuizione individuale di un singolo artista, modalità particolare di conoscere il mondo, come sostiene sempre Croce: "Colui che gusta l’arte volge l’occhio al punto che l’artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell’immagine".
- E’ interessante, a proposito, la posizione del più grande genio del Medioevo, Tommaso d’Aquino. Per lui, il fattore estetico ha a che vedere sia con la realtà che con la mente umana. La bellezza non è una variabile autonoma, seprata dalle cose, ma il riflesso dell’ordine cosmico e delle altre fondamentali manifestazioni dell’Essere, cioè la verità e la bontà. Già Platone aveva intuito che "il bello è lo splendore del vero" e che la bellezza ha un potere "psicagogico": spinge la mente verso la struttura fondamentale della realtà, verso Dio. Nello stesso tempo, per Tommaso, il bello si rivela solo attraverso la mente del soggetto conoscente: "Il bello è ciò che piace alla vista", egli afferma. In questa impostazione è già presente il soggettivismo della filosofia moderna per la quale il centro di elaborazione estetica è nella mente, non nella cosa.
- Sarà Goethe, infatti, ad affermare, che il vero artista ha il compito di scoprire e rivelare la bellezza già presente in natura. Non in forma logico-discorsiva ma attraverso emozioni. Infatti, proviamo a spiegare che la musica jazz è bella a qualcuno cui non piace! L’arte è una creazione effusiva, basata sul sentimento e non sulla razionalità (è ateoretica, direbbe Croce): per manifestarsi ha bisogno di rivestirsi d’immagini, di parole, suoni, colori.
- Ogni opera d’arte è dunque una "nuova creazione": "Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è comparso un artista originale" (Proust). Da qui la grande efficacia dell’arte. Uno scienziato raduna cinquanta persone, un cantante cinquantamila!

RISONANZE

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