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By Grafologia e Test di Luciano Verdone
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Grafologia e Test di Luciano Verdone guida dal 22-12-2000
Mentre cammino in un vicolo, scorgo un grosso cane accovacciato che mi scruta sospettoso (stimolo attivante). La mente emette un segnale ansioso (emozione) e lo trasmette al corpo che risponde potenziando la sua energia (attivazione). La circolarità mente-corpo è tanto veloce che qualcuno sostiene che la reattività fisica si muova prima della mente stessa.
Ma perché tanta paura per un cane? Probabilmente si tratta di una fobia. In questo caso, l'oggetto fobogenico (il cane), simboleggia altre realtà che la mia mente non vuole ammettere: vissuti angoscianti, lati oscuri di me, la consapevolezza che un sintomo angoscioso possa insorgere all'improvviso, come un cane, e mettere in crisi la mia tranquillità interiore...
Ma torniamo al vicolo ed al cane. A questo punto, le possibilità sono due...
Ipotesi A. Alla vista del grosso cane, controllo sia la mente che le reazioni fisiche, m’impongo di rimanere calmo, di passare di fronte al cane con noncuranza, guardando altrove e pensando ad altro. Tutto va bene, la tensione ansiosa decresce, l’energia emotiva si azzera. Conseguenza: potenzio l’autostima. La prossima volta mi sarà meno faticoso affrontare la stessa situazione.
Ipotesi B. La vista del grosso cane produce in me una destabilizzazione panica. Prima ancora che la mente intervenga ad organizzare una strategia di controllo, mi ritrovo a fuggire. La consapevolezza della fuga determina immediatamente una elevazione di risposta ansiosa a livello mentale ed un aumento di attivazione a livello fisico. Si realizza così la prima conseguenza: lo spostamento dell’attenzione dal problema reale (cane) al problema ansioso (io che fuggo). Seconda conseguenza: generalizzazione di valutazione ed abbassamento di autostima (non sono capace di affrontare questa situazione). Terza conseguenza: rinforzo negativo (la prossima volta mi sarà più difficile affrontare la stessa situazione).
L’emozione, infatti, pur essendo essenzialmente un turbamento psichico, investe sia il corpo che la mente, determinando sia reazioni organiche, comuni ad ogni uomo, come tensione allo stomaco, sudore alle mani, palpitazioni cardiache, secchezza alla gola…, che risonanze mentali, sentimenti più o meno intensi, fissazioni e manie.
Mentre l’emozione è qualcosa d’immediato, di primario, il sentimento che può nascere da essa comporta un’elaborazione mentale, è secondario. Ad esempio, la paura dei cani (emozione) può produrre in una persona uno stato d’animo ostile verso di essi (sentimento) e magari anche un atteggiamento conseguente (comportamento).
Da come risolviamo le emozioni, dipende la tranquillità interiore e, alla lunga, la stessa sanità mentale. Infatti, ogni emozione, sostiene Freud, corrisponde ad un certo quantitativo di energia psichica che la mente cerca di azzerare o soddisfacendola o scaricandola su oggetti alternativi.
Se un’emozione non viene razionalizzata, alla lunga, può produrre, ad esempio, problemi di somatizzazione, cioè disturbi fisici senza causa fisica apparente (dolori localizzati in organi bersaglio, palpitazioni, problemi gastrointestinali…). O fobie, cioè - come si è detto - focalizzazione immotivata ed incontrollabile su oggetti che rappresentano simbolicamente altro. Oppure coazioni, cioè azioni ripetitive ed irrazionali compiute contro il desiderio dell’agente…
Per fortuna, nella gran parte dei casi, l’emozione rimane una forza positiva, senza la quale l’esistenza risulterebbe monotona e priva d’interesse. E’ ciò che motiva la vita e le conferisce significato. Le emozioni, infatti, lavorano per noi, sono funzionali alla vita. Ci permettono di avere le reazioni appropriate ai diversi momenti. Segnalano le situazioni che ci sembrano importanti o problematiche, permettendo al corpo di mettersi in azione, programmando i comportamenti idonei.
Infatti, perché ci sia una prestazione adeguata occorre che l’organismo non sia ne scarsamente né eccessivamente attivato ma che si collochi in un equilibrio ottimale. Se ascolto una lezione distrattamente sono disattivato. L’organismo non mi fornisce i mezzi per apprendere efficacemente. L’emozione forte, invece, produce inibizione muscolare, difficoltà di respiro, afasia e panico.
Ancora un esempio. Avanzo verso la cattedra e mi siedo. Sta per iniziare l’esame… Ma - sempre che il panico non m’inibisca - nel giro di pochi secondi, realizzerò in me le condizioni per superare la prova.
L’emozione che ho provato nel varcare la soglia dell’aula d’esame e nell’incontrare lo sguardo del professore ha prodotto, infatti, una provvidenziale attivazione psico-fisica. Ecco, le ghiandole surrenali riversano adrenalina nel sangue. Questo provoca liberazione di zuccheri dal fegato ed aumento delle contrazioni cardiache. Ne consegue il potenziamento del respiro e dell’ossigenazione sanguigna ed una maggiore vivacità mentale.
La mente ha dato il segnale all’organismo e questo è pervenuto ad un funzionamento più veloce e potente, come un motore a pieni giri.