A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 29/03/2004
Per secoli l'essere umano si è portato dietro un grande equivoco: che la bontà e la tenerezza femminile equivalessero a fragilità e debolezza. Di conseguenza, anche per il suo bene, la donna doveva essere sottomessa alla forza dell’uomo. Soltanto recentemente, e non ovunque, la femminilità non è più considerata come inferiorità o come debolezza ma come diversità psicologica e anatomica. L'essenza della diversità, secondo gli ultimi studi, andrebbe cercata a partire dalla mente. Sembra che le donne usino di preferenza il pensiero intuitivo. Come mai?
Secondo Erikson, mentre nei maschi vengono incoraggiati e rinforzati atteggiamenti di autonomia e indipendenza, nelle bambine sarebbero premiati comportamenti di relazione e interdipendenza. "L’idea che noi diventiamo esseri migliori attraverso le relazioni – osserva J. Borisenko - è l’anima della visione del mondo femminile”.
La relativa facilità con cui le bambine si sintonizzano con gli altri deriverebbe dal fatto che ai due sessi viene insegnato ad affrontare le emozioni in modo diverso. Daniel Goleman cita dati rivelatori su come i genitori siano più inclini a mostrare i sentimenti quando giocano con le bambine, ad usare parole cariche di emotività con le femminucce anziché con i maschietti. La ragazza svilupperebbe, di conseguenza, una maggiore capacità di leggere sul viso degli altri, di decodificare il linguaggio gestuale. E dal momento che il 90 per cento della comunicazione non è verbale, ella risulta più abile nella tessitura delle relazioni.
La ricerca ha messo in luce che tale superiorità emotivo-relazionale trova riscontro a livello biologico. L’emisfero destro femminile - che presiede al pensiero intuitivo ed alla capacità di lettura delle emozioni attraverso le espressioni facciali - si sviluppa maggiormente di quello sinistro. La risonanza magnetica nucleare ha mostrato, inoltre, che nell’uomo il linguaggio è localizzato solo a sinistra, mentre nella donna la stessa funzione è svolta da entrambi gli emisferi. Il corpo calloso, cioè la struttura che separa i due emisferi cerebrali, è attraversato nell’encefalo femminile dal 30 per cento di fibre nervose in più che in quello maschile.
La donna avrebbe dunque una marcia intellettiva in più. Sarebbe in grado di usare contemporaneamente le due parti del cervello, coordinandone le facoltà. Ne nascerebbe una capacità di comprensione rapida e di adattamento alle situazioni. A questo si aggiunga che le ragazze iniziano l’adolescenza con due anni d’anticipo sui ragazzi e la concludono prima, mostrando un precoce controllo psico-fisico, una maggior voglia di affermazione e di indipendenza, più concentrazione e determinazione.
Le statistiche documentano tale “superiorità”. Nelle prove di selezione per i corsi di laurea a numero chiuso – anche per le facoltà scientifiche considerate prerogativa maschile – le candidate continuano a stravincere. Il mercato del lavoro ha subito, negli ultimi anni, assieme ad un processo di femminilizzazione, una ristrutturazione di mentalità. Quando i maschi detenevano il predominio delle aziende, erano ritenute importanti doti connaturali ad essi, come il senso del rischio, l’audacia e la determinazione, la tendenza ai rapporti di forza. Invece “la donna – sostiene Dacquino – ha portato nel mondo del lavoro aspetti positivi, come la capacità di relazione, l’umiltà nell’ascoltare gli altri, la sensibilità nel capirli, l’intuizione, la cautela”. La maggiore presenza della donna nella società starebbe modificando anche lo stile di comando introducendo la relazione in luogo dell’imposizione. Il superiore non deve più essere un generale che dà ordini ma una specie di psicologo che tende ad ascoltare e convincere.
E’ stato osservato che le donne sono sempre più forti e gli uomini comandano sempre meno. Ma la presenza sociale femminile, - pagata ad alto prezzo in termini di confronto con stereotipi penalizzanti e di doppio lavoro - sta modificando profondamente la concezione della donna, il rapporto fra i sessi, la struttura stessa della società.
● Una sorpresa per te e per i tuoi amici…
● Un libro. Scorrevole e piacevole, ricco di cose inaspettate, test e training.
● Mira a realizzare una competenza fondamentale per la cultura odierna: il controllo delle emozioni e delle relazioni.
● A scuola apprendiamo la logica discorsiva e la logica matematica ma non le dinamiche della relazione e dell’emotività.
● E’ come dire che, nell’educazione che riceviamo, l’ottanta per cento della vita quotidiana non viene preso in considerazione.
Luciano Verdone
LE DINAMICHE DEL CUORE
Educazione emotiva, valoriale, relazionale
Effetà Editrice, Maggio 2005
Pagine 128 – Euro 8.50
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