Il sogno che mi proponi è la trasposizione simbolica del tuo ambiente di lavoro. In che modo lo percepisci? Come un luogo caratterizzato da disagio interiore (luogo di ospedale), da repressione (caserma), da logoramento emotivo (fatiscente), da inibizione relazionale (eravamo su letti).
In che modo ti vedono i tuoi superiori. O con atteggiamento di rispetto formale (titolare vestito normalmente) o con atteggiamento di apparente noncuranza e complicità (capoufficio che dormiva). Finchè però non succede qualcosa di destabilizzante. Un messaggio esterno (la telefonata) ha il potere di demotivarti dal lavoro focalizzando la tua attenzione su possibili attività esterne. E’ questo il momento in cui il capoufficio si pone il problema della tua funzionalità all’utile dell’azienda (”Cosa ci farà … in un posto così?”). Ma la destabilizzazione peggiore viene da te stesso, da tuo interno e coincide con il crollo di significatività della tua esperienza lavorativa (si spengono le luci… mi vedo addormentato). Ciò ti induce a riflettere sulla tuo lavoro, a riconsiderarlo con distacco (vedo la scena da fuori). Il rischio che corri in questi casi è la depressione (mi ripiego sul bordo del letto) anche se qualcuno ti sostiene e t’incoraggia (la figlia del titolare). Luciano.
Poi si spengono le luci
Ero in ufficio al lavoro, ma l’ufficio era in un vecchio ospedale-caserma molto fatiscente, e sia io che i miei colleghi e titolari, eravamo in una stanza di ospedale su letti molto simili a quelli degli ospedali e delle caserme, molto malridotti, io era tra un titolare, che era vestito normalmente, e il mio “capoufficio” che dormiva, poi le mansioni erano le stesse del mio lavoro attuale, infatti a un certo punto suona il telefono e io rispondo, il titolare, sembra che da una parte controlli che faccia qualcosa e dall’altra sembra dica “cosa ci farà ... in un posto così?”, poi si spengono le luci e a questo punto io vedo la scena da fuori e mi vedo addormentato, a dorso nudo, e sembra che cada o mi pieghi sul bordo del letto mentre la mia collega e figlia del titolare cerchi di sorreggermi ma appena mi rimette a posto io mi ripiego sul bordo del letto ripetutamente.
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Pubblicato il sabato 19 giugno 2004 in: Lo scenario sociale
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