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Riflessioni a più voci

E' tutta questione di valori!

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 21/10/2006

Dobbiamo renderci conto che non solo il corpo si ammala ma anche la mente. Che c’è una stretta relazione tra i valori che abbiamo assimilato ed il benessere interiore. E che l’oscuramento dei valori genera, come qualsiasi malattia, malessere individuale e sociale.

 Per la verità, ci sembra d’essere ancora immersi, come sassi nel fiume, in un clima cristiano. Ma la crisi del sistema valoriale cristiano è evidente. Ed il trapasso, anzi il ritorno, ad una cultura molto simile a quella che precedette il cristianesimo, crea in noi conflitti e disorientamento. C’è, infatti, una mentalità dominante (edonista, scientista, relativista, pragmatica) che, in misura diversa, avvolge e condiziona tutti, sempre che non reagiamo ad essa con gli antidoti di una riflessione cosciente e critica.

  Sottoponiamoci, allora, ad una sorta di test rivelatore. Prendiamo, ad esempio, un pensiero di Blaise Pascal, filosofo e scienziato del Seicento: “Vi sono – egli scrive – tre ordini di grandezze: la grandezza dei corpi o delle realtà fisiche; la grandezza intellettuale o del genio; la grandezza morale o della bontà”. Esaminando questa frase, ci rendiamo conto concretamente della differenza che c’è tra sistema valoriale cristiano e pagano. A differenza della cultura greco-romana, o di quella attuale, che mette al vertice la superiorità fisica ed intellettuale, l’ethos cristiano favorisce i valori morali: la disponibilità, la solidarietà, il dono di sé.

  Per Pascal, e per i cristiani, una vecchietta analfabeta che sorride con atteggiamento di comprensione, oppure un bambino che coglie nel prato le margherite per la mamma, sono superiori all’intellettuale che comunica, con evidente soddisfazione, concetti sublimi o allo scienziato che fa una nuova scoperta più per la gloria che per il bene degli altri. Torna alla mente una sentenza famosa: “C’inchiniamo di fronte all’ingegno ma c’inginocchiamo dinanzi alla bontà”.

  E’ evidente che le tre tipologie di grandezze tendono ad ignorarsi, a vivere di vita autonoma. Così, ad esempio, un uomo di cultura potrebbe considerare con sufficienza il campione olimpionico incolto o l’attrice bella ma frivola. E viceversa. Ma, ciò è sbagliato. Verità, bontà, bellezza, utile, sono sistemi bisognosi d’integrazione reciproca, per il benessere individuale e sociale. Non devono escludersi a vicenda ma completarsi, ponendosi però all’interno di una scala gerarchica, per non cadere nella banalità e nel relativismo, porta del nichilismo e della disperazione. Inoltre, è necessario che ogni spettro di valori sia il più ampio possibile e, nello stesso tempo, ancorato ad un valore fondamentale, preferibilmente assoluto e trascendente.

  Ma siamo veramente convinti che una madre che stringe sorridente il suo bambino, una persona che si mostra solidale con chi è nel bisogno, o che si consuma in un’attività sociale con spirito ideale, incarna valori più profondi e benefici, per il genere umano, di un calciatore che vince un campionato o di un cantante che trionfa in un festival?

  E tu, cosa metteresti al vertice della piramide? La prestanza fisica, la salute, la bellezza… Oppure il progresso ed il benessere sociale, l’elevazione umana di chi ti sta intorno, l’ancoramento a qualcosa che non finisce?      

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