Violenza. Siamo all'emergenza?

24 gennaio 2007. Il telegiornale di oggi sembra fatto a tema. La polizia indaga su ottocento sfruttatori della prostituzione ai danni di ragazze giovanissime provenienti dall’Est e dall’Africa. A Sassari, un gruppo di preadolescenti, condizionato probabilmente dai media, abusava da tempo di una bambina di nove anni. Un’inchiesta mette in risalto che oltre il cinquanta per cento degli italiani è convinto che ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa e che la principale agenzia formativa, la scuola, apparirebbe impreparata e talvolta demotivata. Il papa, nell’udienza del mercoledì, ricorda che non è lecito, a scopi commerciali, diffondere scene di violenza, banalizzare la sessualità, degradare l’immagine umana. E che occorre una mediazione culturale che abitui i ragazzi, indifesi di fronte al bombardamento dei messaggi negativi, a selezionare gli spettacoli...

Una certa scuola di psicologia sociale, quella di Lazarsfeld, insegnava, fino all’altro ieri, che il condizionamento mediatico non è onnipotente, non raggiunge il bersaglio come un proiettile, ma è frenato da due filtri sociali: l’atmosfera culturale&#nbsp; dell’ambiente in cui si vive e la rielaborazione del gruppo. Pertanto la scena più violenta verrebbe compensata dai comportamenti che il ragazzo ha intorno a sé e dagli “opinion leaders” cioè dalle persone più influenti del gruppo. Ma questa teoria può avere senso solo in una società con forti modelli e tradizioni. Non nella nostra che è ridotta ad un brodo culturale relativistico. Anzi, paradossalmente, nella società in cui viviamo sono proprio questi due filtri (la cultura ed il gruppo) a rendere i media praticamente onnipotenti, innescando &#nbsp;&#nbsp;conformismo e spirale del silenzio. La famiglia, poi, nel suo agitato menage quotidiano si percepisce sempre più debole di fronte ad altre agenzie formative quali tv, gruppo, cultura di massa, scuola…, e non sempre è in grado di costruire con i figli un dialogo valoriale che sfugga alle opposte sponde dell’indifferenza e dell’autoritarismo immotivato. Siamo in balìa della logica capitalistica che subordina i messaggi mediatici al profitto e vittime del mito illuministico della libertà come assoluto anziché come strumento.

&#nbsp;&#nbsp; E allora, se di emergenza educativa si tratta, affiliamo le armi per far fronte alla situazione. Poniamo un argine, con opportune leggi, al cinismo del profitto mediatico. Facciamo dei&#nbsp; media un canale che diffonde ottimismo e bellezza. Rafforziamo la famiglia. Favoriamo nella scuola spazi dialogici e momenti di formazione emotiva, relazionale e valoriale. E non lasciamoci vincere dal pessimismo. Nella nostra società è presente un formidabile reticolo di gruppi ed associazioni che possono aiutare i ragazzi a compiere un sano svolgimento di personalità. Valanghe di energie formative. Comprese quelle latenti nel cuore di ogni giovane. Perché, direbbe la Montessori, dentro ogni ragazzo, c’è un uomo nascosto, un essere vivo sequestrato che bisogna liberare.

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Pubblicato il mercoledì 24 gennaio 2007 in: RIFLESSIONI A PIU' VOCI

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