Cosa c'è oltre il mondo? (Il tavolo e la formica).

Cosa c’è oltre il mondo? Ma c’è veramente un “oltre”, dal momento che senza la materia non può esserci spazio, come afferma Aristotele: “Ogni cosa è nell’universo, mentre l’universo non è in nessun luogo. Oltre l’universo non c’è nulla, neanche il vuoto, dal momento che luogo e spazio possono esistere solo in relazione ai corpi”. Non sappiamo se l’universo ha dei confini. O se, secondo la pittoresca immagine di un poeta latino, un arciere potrebbe sempre dilatarli, gettando all’infinito la freccia al di là dei limiti...

&#nbsp; Siamo sulla Terra da alcuni milioni di anni e non conosciamo quasi nulla. Percepiamo, per dirla con Pascal, solo la “zona mediana” della realtà, quella in cui ci troviamo, ignorando gli estremi di essa. Come una formica che cammina su un tavolo e non sa dove finisca. Ci sono domande che si agitano nel nostro cuore, come lame. Ad esempio: Cosa c’è oltre il mondo? Ma c’è veramente un “oltre”, dal momento che senza la materia non può esserci spazio, come afferma Aristotele: “Ogni cosa è nell’universo, mentre l’universo non è in nessun luogo. Oltre l’universo non c’è nulla, neanche il vuoto, dal momento che luogo e spazio possono esistere solo in relazione ai corpi”? Non sappiamo se l’universo ha dei confini. O se, secondo la pittoresca immagine di un poeta latino, un arciere potrebbe sempre dilatarli, gettando all’infinito la freccia al di là dei limiti. Ma per chi crede nella dimensione spirituale, che senso ha parlare di confini? Gli spiriti possono essere ugualmente dentro o fuori la materia ed è indifferente se le stelle siano il pavimento del regno del buon Dio, come pensavano i medievali, o se tale regno è dentro il mondo ed i cuori. Una cosa è certa. Per i credenti, il tavolo, su cui cammina la formica, non finisce. La vita è un viaggio da un’eternità all’altra. Per chi non crede, essa è, invece, la linea che congiunge un nulla ad un altro nulla. Scrive Isabel Allende: “Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte: la vita è un puro rumore tra due insondabili silenzi”. Sembriamo l’uccello della leggenda nordica che, volando nella notte, imbocca, senza accorgersene, la finestra di un castello, Sfarfalla, accecato alla luce dei candelabri. Quindi, esce nuovamente nel buio, dalla finestra opposta. Possiamo ripetere con Pascal: “Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi spaventa”.

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Pubblicato il sabato 05 maggio 2007 in: FRAMMENTI DI SAGGEZZA

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