- La frase di Primo Levi può essere la seguente:
“Siamo stati testimoni di un avvenimento inaspettato. E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo“.
- Per quanto riguarda Filosofia, puoi sviluppare, in “La gaia scienza” di Nietzsche, il viaggio dell’uomo folle che scende dalla montagna al villaggio per annunciare che Dio è morto: “Got isti tod”. Ma trova la gente non ancora preparata ad accogliere il suo annuncio.
- Oppure il viaggio mentale di Agostino, alla ricerca della verità. Te ne accludo qui sotto una sintesi concettuale:
Il viaggio mentale di Agostino
Per Agostino l’uomo può giungere a Dio attraverso un itinerario intellettuale che parte sempre dal mondo visibile. Proprio le cose hanno il potere di condurci a Dio, in due modi:
1. Le cose, in quanto finite, rimandano necessariamente ad un principio primo e necessario che non è riscontrabile né nel mondo, né nell’uomo, ma va cercato “oltre”;
2. Le cose, con la loro bellezza, rimandano ad un ordinatore perfetto.
- L’itinerario conoscitivo di Agostino può essere, dunque, schematicamente espresso nella formula:
Mondo Ò Io Ò Dio.
§ “Ho interrogato la terra e mi rispose: - Non sono io Dio. Ho interrogato il cielo, il sole, la luna, le stelle: - Nemmeno noi, mi dicono, nemmeno noi siamo il Dio che cerchi Mi ripiegai allora su me stesso:- Tu che cosa sei?, chiesi. E mi risposi: -Un uomo Chi è questo essere che sta al di sopra della mia anima? Salirò fino a lui proprio per mezzo della mia anima”.
- Ecco, allora, spiegato il motivo per cui Agostino proclama di voler conoscere soltanto Dio e l’anima ( e non il mondo): “Deum et animam scire cupio”. La sua ricerca parte dal mondo, ha come oggetto d’indagine il mondo, ma il mondo è conosciuto dall’uomo attraverso la mente, è contenuto dentro la mente, dentro l’anima la quale ha come suo centro Dio.
- La dimensione in cui ci incontriamo con la verità e ne diveniamo consapevoli è, dunque, non il mondo ma la coscienza, l’interiorità umana. Si parte dal mondo per rientrare nella mente ed in questa incontrare la verità. La verità, infatti, non sta nella realtà in sé stessa, come afferma Aristotele, ma nell’uomo che giudica la realtà.
- L’incontro con la verità all’interno della coscienza non è indifferente per la nostra vita. L’esistenza stessa trae significato da quest’incontro. Nella coscienza, ancora più che nella natura, noi troviamo le tracce della presenza divina. Agostino invita, dunque a rientrare in se stessi, superando l’esperienza esteriore. Ma Dio non è nemmeno nell’interiorità. Essa rimanda ad un livello che sta oltre il visibile e l’umano.
· “La verità esiste in sé anche prima che sia scoperta”.
- Ma chi accende nella mente umana la luce dell’intelligenza (intus legere, leggere dentro) che permette di scrutare il significato delle cose? E’ Dio, inteso da Agostino, come luce che illumina la nostra mente permettendole di conoscere.
- Siamo di fronte alla dottrina agostiniana dell’illuminazione, di chiara matrice platonica, che sarà ripresa, nel corso dei secoli, da pensatori come Cartesio. Secondo tale dottrina, “il ragionare non crea la verità, ma la scopre”, nel senso di revelatio, togliere il velo.
- Secondo Agostino, non tutti i contenuti della mente provengono dalla realtà per astrazione o induzione, ma alcuni elementi sono innati, non nel senso che esistono in noi dalla nascita, ma nel senso che vengono illuminati, di volta in volta, alla nostra coscienza dalla mente divina. Si tratta di idee metafisiche e fondamentali, troppo universali e radicate per essere desunte dall’esperienza, o dalla ragione: l’aspirazione all’assoluto, alla bellezza, al bene, alla giustizia, all’uguaglianza
Scegli tu ed in bocca al lupo. Luciano Verdone.
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