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Riflessioni a più voci

Il turismo è la nostra vera forza.

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 04/08/2007

Il nostro territorio, in questo periodo, presenta, città per città, paese per paese, un policromo arcipelago di sagre, mostre, iniziative. Questo modo di vivere l’estate, basato sulla socializzazione, il divertimento, la gastronomia, è tipicamente italiano. Risente del clima mediterraneo e di stili di vita che vengono da lontano (greci, etruschi, romani), caratterizzati dal sole, dall’olio, dal vino, dalla convivialità, dal canto e dal teatro… Forse non ci riflettiamo abbastanza: questa è la nostra ricchezza. Potremmo essere, turisticamente parlando, rispetto all’Europa (ed al mondo) ciò che la Florida è per l’America. L’Eden del riposo e della vacanza. Invece, perdiamo terreno, pur avendo una concentrazione unica di ricchezze naturali, storiche ed artistiche...

    Sono fermo in riva al mare, sulla costa adriatica. Odore sulfureo. Il mare oggi (almeno oggi) sembra una fogna a cielo aperto. Bambini si tuffano nell’acqua marrone, sotto lo sguardo rassegnato dei genitori che tacciono in nome della fiducia sociale. Del resto, ogni volta che si fa un’inchiesta su questo problema, interviene l’esperto a ricordare che la situazione è nella norma. Come dire a qualcuno che beve un bicchiere d’acqua putrida di non temere: l’acqua è sporca ma non tale da morirne. E poi, si osserva, la gente continua a venire, nonostante tutto. E c’è persino una bandiera blu a tranquillizzarci. Ma non nascondiamoci dietro un dito. La causa dell’acqua color ruggine è lì, sotto gli occhi di tutti. Porta il nome dei nostri torrenti. Ed il problema è noto: i depuratori non funzionano adeguatamente. Costano, sono antiquati… E l’omertà pubblica copre di un pietoso manto la questione. Ma quanto durerà la pazienza dei villeggianti, locali e forestieri? Nel 1970, l’Italia era al primo posto per presenze turistiche. Ora è al quinto, dopo Francia, Spagna, Usa, Canada. Inseguita da Croazia e Turchia. Sono in controtendenza, è vero, le città d’arte: in particolare, Roma che è passata da 13 a 20 milioni di turisti l’anno. Dicono gli esperti che manca un pacchetto globale ma ci presentiamo frammentati in offerte locali. Mancano inventiva e mentalità imprenditoriale. Ma perché non investiamo con più serietà sul turismo? Anche sui depuratori?

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