A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 04/09/2007
L’intera classe di un Istituto superiore è stata sospesa per essersi accanita a prendere in giro un compagno obeso. Lo pizzicavano sulla pancia. Per questo sua madre se n’è accorta: era pieno di lividi. Aveva cominciato ad ingrassare per compensare il malessere dovuto alla morte del padre. La cosa incredibile è che, a capo delle vessazioni, è risultato un ragazzo il quale, in passato, era stato il suo migliore amico. Alla richiesta di spiegazioni, quest’ultimo ha risposto: “Ma… non lo so!”. Morale della favola: il comportamento di un ragazzo nel branco è differente da quello che dimostra quando è solo. Il branco non è la somma di più individui. E’ qualcosa di diverso, di completamente nuovo. E più è debole l’identità dei singoli, più è forte quella collettiva...
Quale soluzione contro il bullismo? Una sola. Cercare di educare il gruppo all’empatia, alla sensibilità.
Molto può essere fatto dagli insegnanti, specie in quella materia, spesso trascurata, che va sotto il nome di Educazione civica.
A titolo indicativo, proporrei una “X”, assegnando a ciascuna delle quattro linee un obiettivo educativo.
La prima linea la farei coincidere con l’“Educazione alla convivenza”. Occorre convincere i ragazzi che la comunità non è solo il piccolo gruppo ma tutta la società e che bisogna passare da atteggiamenti di contrapposizione tra il “gruppo interno” (il branco) ed il “gruppo esterno” (gli altri, gli adulti), all’elaborazione di norme comportamentali che hanno per fine l’universalità umana.
La seconda linea va dedicata alla “Rifocalizzazione dei valori”. Se è valore tutto ciò che dà senso alla vita, occorre passare da uno spettro valoriale soggettivo (per un ragazzo è valore anche fare destrezze con la moto) a valori fondamentali quali la dignità della persona, la solidarietà sociale, la libertà. Essi, però, hanno senso solo se interagenti. Infatti, il valore persona senza gli altri due, genera soggettivismo. Il valore comunità, senza gli altri, genera conformismo. Il valore libertà, preso da solo, genera libertinismo.
La terza linea si chiamerà “Rispetto dell’ambiente” come dimensione in cui tutti abitiamo. Indaghiamo, dialogicamente, perché lo sporchiamo: rimarcazione d’indipendenza, atteggiamenti condivisi dal gruppo, transfert di disagio e protesta sociale, condizionamento educativo…
La quarta linea, infine, riguarda il “Rispetto della persona”. Bisogna conversare molto su questo con i ragazzi, proponendo esempi e situazioni concrete. Nella crisi di valori in cui ci troviamo, sembra possa reggere solo una morale della responsabilità. Educhiamo i ragazzi a valutare i loro comportamenti in base alle conseguenze che procurano agli altri. Se li depriva di beni, a volte, persino di quello primario della vita, se li fa soffrire. Affermare che ogni uomo è un soggetto da rispettare, a qualunque età, razza, condizione psico-sociale appartenga, è già un fondamento morale assoluto.