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RIFLESSIONI A PIU' VOCI

Italia violenta.

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 19/11/2007

In seguito agli atti di teppismo avvenuti per la morte del tifoso Gabriele Sandri, la Demos ha realizzato un sondaggio su un campione rappresentativo. Ne è risultato che il 50% degli intervistati teme gli stranieri (in particolare, romeni, rom, slavi, maghrebini, cinesi) e ne invoca l’espulsione. Invece, una larga maggioranza degli stessi intervistati (il 56%) pensa che le violenze legate allo sport, per quanto sbagliate, vadano comprese. Sembra che gli stessi Italiani che trovano – e giustamente – inaccettabili gli atti di violenza commessi dagli immigrati, si mostrino, invece, indulgenti verso gli squadristi che ogni domenica saccheggiano gli autogrill, danneggiano i vagoni dei treni, su cui viaggiano senza bilgietto, lasciano macerie al loro passaggio nelle città. E poi si fronteggiano negli stadi, ma soprattutto fuori, esibendo cartelli con slogan infami, sconcertanti...

Ma, - ed è qui la sorpresa - nonostante le proteste seguite ai fatti di domenica 11 novembre, dallo stesso sondaggio, risulta che la polizia è l’istituzione di gran lunga più stimata (73% degli intervistati). Essa viene prima del Presidente della Republica, della Chiesa, del volontariato. Il che vale soprattutto per i giovani. Il 75% degli intervistati, infatti, ha meno di 25 anni ed esprime condanna, e nello stesso tempo, comprensione verso la violenza sportiva. Questo perchè la polizia rispecchia la domanda di sicurezza dei cittadini. Ecco la contraddizione degli Italiani. Impauriti ed indulgenti verso i violenti. Dalla parte dei poliziotti ma comprensivi con gli ultrà che li attaccano.

  Cosa dire ? Che certi comportamenti da noi sembrano radicati nella memoria storica, hanno qualcosa di ancestrale. Forse risalgono alle arene gladiatorie, al rituale della violenza-spettacolo. Le cifre parlano. La violenza sulle donne è allo zenith, sembra quasi un costume nazionale. Le ottomila persone che da noi muoiono falcidiate sulle strade ogni anno costituiscono un cimitero che si accresce all’infinito. Un domino senza fine, direbbe De Andrè.  

   E sì… Qualche volta si viene sopraffatti da un’insorgenza di odio-amore verso la propria patria.

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