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FRAMMENTI DI SAGGEZZA

La terapia dell'ottimismo.

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 24/11/2007

Vi sono sistemi di pensiero fondati su una visione positiva della realtà, che possiedono, di conseguenza, valore terapeutico. Vengono subito in mente due pensatori: il greco Pitagora ed il medievale Tommaso d’Aquino...

  Pitagora è stato il primo a concepire l’universo come “totalità ordinata”, a definirlo col termine di “cosmos”, cioè “ordine”, “bellezza”, convinto che la realtà è dominata da regolarità matematica e finalizzata al bene del tutto.

  San Tommaso ha creato, a sua volta, l’ottimismo metafisico più radicale, sintetizzato nella famosa sentenza: “Ens, unum, verum, bonum, pulchrum, convertuntur”.

  Questa massima significa che una cosa che esiste (Ens), per il fatto stesso che esiste, è intrinsecamente “Una” (identica a se stessa e diversa da tutto il resto); “Vera” (rispondente ad un sistema unitario di significati ed è quindi comprensibile); “Buona” (ordinata al bene di se stessa e degli altri); “Bella” (strutturalmente ed esteticamente perfetta).

  Ecco, allora, la cura per l’uomo moderno. La terapia dell’ottimismo. Sentirsi immersi nell’armonia cosmica, abbracciare col pensiero uomini e cose. Credere alla sostanziale bellezza e bontà di ogni essere. Trovare un senso in ogni avvenimento.

  Mangiare uno spicchio di mela, ad occhi socchiusi, ripetendo le quattro qualità fondamentali di Tommaso.

  Pensare ad una persona e cercare di comprenderla, scusarla, in base al “quadrato tomistico”: Unum, verum, bonum, pulchrum.

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