A cura di Luciano Verdone
Pubblicato il 17/01/2008
Lei va a vivere nel paese di lui ma subisce la presenza quotidiana della suocera che, molto affezionata al figlio, rischia d'incrinare l'unione tra i due. Come reagire? Chiudendo con la madre del marito, lei rischia di riversare sullo stesso transfert aggressivi, pericolosi per la stabilità di coppia. Accettarla, del resto, è difficile a motivo della diversa mentalità, della sua tendenza ad invadere gli spazi relazionali dei giovani sposi. S'impone una decisione ardua ma necessaria... Secondo voi cosa accadrà?
Mia cara,
tra le emozioni più destabilizzanti vi è il risentimento col suo alone di rancore, malumore, amarezza. Ecco delle riflessioni per “disarmare” il cuore e tentare di ricondurlo alla tranquillità.
Considera che la collera, a differenza della depressione, ti fa sentire tonico, dà un senso di benessere, di liberazione, in quanto si autoalimenta, a livello psichico, con la consapevolezza di aver ragione e, a livello fisico, con l’adrenalina.
Se è vero che la collera non dipende da ciò che l’altro ti ha fatto o detto ma dal giudizio che espresso sul comportamento altrui, persuaditi allora che la causa prima del tuo malessere è nella lettura della realtà, cioè in te stesso.
Ne consegue che il giudizio sul comportamento altrui affonda le radici nei nostri problemi, spesso nella scarsa autostima.
Noi giudichiamo l’altro usandolo come uno specchio, proiettando in lui quanto rifiutiamo di noi. Ci sembra di combattere contro un altro, in realtà stiamo lottando contro noi stessi.
Il risentimento, soprattutto quando nasce dentro una “relazione profonda” (coniugi, familiari, amici intimi) crea un malessere di alto livello che assorbe enormi energie mentali. E’ conveniente anche per l’offeso cercare al più presto una soluzione.
Anche se hai ragione, non lasciare che sia l’altro a decidere fino a quando deve durare il malessere. Tanto vale prendere in mano la situazione, assumere un atteggiamento attivo. Vai da lui e definisci la cosa.
Tieni presente che essere i primi ad affrontare una situazione problematica non vuol dire compiere un atto di debolezza o sottomettersi. Persegue invece due obiettivi positivi:
Primo. Ricondurre il disagio dentro i limiti del controllo razionale.
Secondo. Definire il confine che in futuro l’altro non dovrà superare se intende conservare l’amicizia.
Quando un comportamento può essere spiegato razionalmente, perdonare è più facile. In caso diverso non resta che proporsi di compiere un dono gratuito, incondizionato (per-donum: dono moltiplicato).
Nel tuo caso, quello della madre del tuo uomo, il risentimento verso di lei, prima o poi, si traforma in transfert di aggressività e di recriminazione verso di lui. Ti convieme, allora, il più possibile di disinnescare la miccia leggendo in positivo i suoi atteggiamenti e cercando di scusarli. Attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto. Se usi l'arma dell'empatia, alla fine forse scoprirai che anche in tua suocera ci sono dei valori nascosti. Che ella in fondo chiede solo di essere considerata ed amata.
Con tanto affetto,
Luciano.