Come liberare dalla strada centomila ragazze?

L’altra notte non riuscivo a dormire. Si affollavano nella mia mente immagini e cifre. Mentre io ero lì, nel mio letto, sulle strade d’Italia, centomila prostitute sfidavano il rigore invernale. Centomila ragazze schiavizzate, dell’Est e dell’Africa. Di cui il quaranta per cento minorenni. Adescate con false promesse, incastrate dal bisogno, da branchi di sfruttatori. Incatenate sul marciapiede dai ricatti alle loro famiglie, rimaste nel villaggio africano o rumeno. Quasi nessuna di loro lo fa spontaneamente, affermava don Oreste Benzi, l’infaticabile apostolo delle notti riminesi. “Se rimandiamo a casa le schiave, qui non resta nessuna”. Invece, sono lì, al gelo. Al freddo del clima ed a quello più rigido del cuore umano. Di dieci milioni di clienti italiani che, accostandosi a quelle ragazze, uccidono moralmente le loro figlie, mogli, madri...

Sono lì, sera dopo sera, con prestazioni assurde. Anche dieci, in una notte.

Mentre noi siamo al caldo delle nostre case, ignari, complici, ogni notte qualcuna di queste ragazze viene uccisa, spesso impunemente, perché senza documenti. Quattrocento l’anno, denunciava una stima del Ministero degli Interni, nel duemila.

In pratica, una ogni notte.

Ed è inutile chiedere loro se sono lì liberamente, come fanno alcuni. Non possono confessare ciò che pensano. Rischiano punizioni e rappresaglie.

Cosa può aiutarle?

Un decreto che riapra le case chiuse? E’ la stessa cosa che rendere ufficiale la loro condizione. Non si distrugge il male tollerandolo, ma combattendolo. Così, come non si elimina il furto, o l’omicidio, permettendolo.

Riconosciamo, piuttosto, la loro dignità di persone.

Applichiamo la legge esistente.

Colpiamo la causa principale del triste fenomeno: il costume ancestrale, i clienti che lo alimentano, i criminali responsabili della tratta di esseri umani.

Usiamo tutti i mezzi. Dalle forze dell’ordine al condizionamento delle agenzie educative e della pubblicità.

Usciamo, in ogni caso, da questa ipocrisia che ci fa credere di essere civili e di aver superato le oppressioni millenarie. Quando, invece, oggi, nel mondo, vi sono più schiavi e vittime di ieri.

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Pubblicato il martedì 26 febbraio 2008 in: RIFLESSIONI A PIU' VOCI

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