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RIFLESSIONI A PIU' VOCI

Le paure della nostra epoca.

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 12/03/2008

Nonostante la scienza, l’uomo d’oggi appare più che mai disorientato. Forse più che nel passato. All’angoscia classica da annullamento, legata al timore di quanto può accadere, a noi e ai nostri cari, a quella da prestazione, collegata all’ansia di non essere all’altezza dei compiti, alla paura di essere valutati negativamente, o di fallire, bisogna aggiungerne altre due, tipiche della nostra epoca. La prima riguarda il vuoto esistenziale, il senso di assurdità dell’esperienza, la stanchezza di vivere, l’assenza di energia e di progettualità, il crollo della voglia di lottare. Tale depressione può collegarsi a tanti fattori: fallimento matrimoniale, malattia, morte di persone care, rovesci finanziari, traviamento di figli… La seconda riguarda il timore della violenza collettiva, dovuta ad eclissi di regole e di valori (anomia)...

  Quando, ogni giorno, veniamo assaliti dalla cronaca negativa (omicidi dovuti a passione, a crudeltà, a insensibilità, a superficialità, a follia…) a farne le spese è l’ottimismo, la fiducia nell’umanità, la motivazione a pianificare il futuro. Mentre aumentano malessere interiore, fastidio verso gli altri, aggressività.

  Ne deriva che le tre angosce suddette (da annullamento, da vuoto esistenziale, da anomia) sono collegate tra loro da un filo rosso. Ad esempio, se mi sento depresso, mentre attraverso un passaggio pedonale, penso che anche gli altri abbiano lo stesso stato d’animo e facciano fatica a rispettare la mia persona.

  Dobbiamo convincerci che, oltre la morte del corpo, c’è la morte del cuore e della coscienza collettiva. E che l’oscuramento dei valori, specie se fondamentali, danneggia sia la mente che l’economia. Avremmo bisogno di una rifondazione morale, qualcosa di simile alla comparsa del Cristianesimo, che resuscitò il cadavere del mondo antico ed aprì le porte ad una nuova era. Ma...

  E tu cosa ne pensi?

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