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RIFLESSIONI A PIU' VOCI

Torniamo alla pedagogia dei no.

A cura di Luciano Verdone

Pubblicato il 25/04/2008

Di fronte al dilagare del bullismo, le due principali agenzie educative, la scuola e la famiglia, sembrano disorientate. Passati, negli anni settanta, dal modello autoritario a quello permissivo, ci siamo arenati in un narcotico atteggiamento d’indifferenza e relativismo valoriale, e non troviamo il coraggio di rinnovarci nell’unico modello educativo accettabile, quello assertivo-autorevole, basato sul dialogo razionale (che tende a sottolineare il senso del comportamento), e sul dialogo empatico (che mira a mettere in luce la sofferenza altrui come conseguenza delle nostre azioni), producendo, così, un controllo morale autonomo, elaborato dall’interno, in base a convinzioni...

  Gli  adulti hanno gettato la spugna di fronte alla responsabilità educativa. Gl’insegnanti sono stanchi e demotivati, spesso arrivano in ritardo e fanno poco, dicendo che non è più possibile insegnare. Bisognerebbe, invece, che gli educatori, per primi, ricominciassero a credere nei valori, come schemi di significato che danno senso alla vita, e soprattutto nei valori fondamentali, quelli che sono di supporto a tutti gli altri, quali la dignità della persona, la libertà di coscienza, l’amicizia, la lealtà… Ci accorgeremmo, allora, che, quando qualcuno testimonia i suoi valori, con passione ed onestà intellettuale, i ragazzi sono sensibili ed ascoltano. Occorre ripartire dall’uomo, come soggettività degna di rispetto, come valore assoluto ed universale, al di là di ogni caratterizzazione concreta. Dall’uomo che è la via prima e fondamentale di ogni educazione.

  E bisogna tornare ad avere la forza di dire di no, anche se questo viene accolto male. Sapendo che i giovani cercano negli adulti, più o meno consapevolmente, modelli di riferimento, stimoli per superarsi, ma anche norme e segnali di limite. Il genitore che dice sempre di sì, l’insegnante che dà la sufficienza a tutti, ottengono, nell’immediato, gradimento e successo, ma, in sostanza, producono danno: deresponsabilizzano i ragazzi, non li aiutano a crescere, a dare il meglio. Perché, chi ama è esigente, e chi educa corregge e contraddice.  

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