“Sono morte le antiche certezze – scrive il sociologo Sabino Acquaviva - ma le nuove non sono sorte. La società in crisi ha privato uomini e donne della possibilità di dare un senso – tradizionale o alternativo – alla vita. Tutti i progetti sociali ormai si equivalgono. – continua Acquaviva – Non essendo in grado di dare risposta al problema della morte, possono anche riuscire sul piano sociale ma falliscono su quello individuale”.
E’ così.
Posso lottare un’intera vita per migliorare la società, ma, di fronte all’età declinante, vorrò sapere, più che mai, su cosa posso fondare la speranza. Non solo io. Ma l’intera società, per rispettare me, vecchio, avrà bisogno di quei riferimenti ultimi, senza i quali un anziano diventa un oggetto ingombrante.
A questo riguardo, la storia ha qualcosa da insegnarci.
Le civiltà antiche, in particolare quella romana, sono tramontate a causa di sintomi sociali simili ai nostri: perdita di valori, eclissi del senso della comunità, declino demografico, invecchiamento della popolazione…
Questo genere di crisi domanda risposte spirituali, non solo sociologiche.
Come quella offerta dal Cristianesimo al disfacimento del mondo classico.
La saggezza religiosa. Annunciatrice di ottimismo cosmico e di vita immortale, può rifondare il senso della vita su speranze ultime. Riaprirci alla grandezza umana e alla fiducia sociale.
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