Un pacchetto di sigarette vuoto, accartocciato nervosamente e gettato per strada, con naturalezza, di fronte a tutti. Bottiglie di birra bevute al chiaro di luna e abbandonate con simpatica noncuranza sui gradini di una chiesa. Il rosso è già scattato, ma le auto continuano ad infilarsi lo stesso, rischiando di entrare in collisione con chi avanza col verde, dalle vie laterali. Si fa la fila in un negozio o in un ufficio, magari col numeretto, ma non si resta tranquilli: si è sempre con il timore che qualcuno possa passarci innanzi… Sono gli atteggiamenti tipici del nostro popolo, una specie di “morbus italicus” da cui non riusciamo ancora a liberarci e che, in certe zone del paese, tende ad aggravarsi. Così, in alcune latitudini della penisola, il pacchetto di sigarette o lo scontrino, possono diventare la busta di spazzatura, lo scatolone o… un lavandino. Oppure, al semaforo, anziché passare all’inizio del rosso, si transita tranquillamente in pieno rosso e, se provi a fermarti, ti suonano dietro quasi sia tu il fuorilegge, e non loro. O invece, può capitarti di scorgere, in un ufficio postale, uno sportello, prima chiuso, che si apre all’arrivo di un avvocato, di un carabiniere…
Ma perché questo costume umiliante. Cosa abbiamo di diverso dagli altri popoli?
La questione dei Pacs e dei Dico rivela, in profondità, un conflitto non risolto tra natura e cultura. Il problema è se le leggi umane debbano ispirarsi ad una presunta natura, oggettiva, universale, come vogliono i cattolici, o essere espressione di convenzioni politiche, senza implicazione morale.
Ma cosa è questa natura? Tradizioni, forse millenarie, ma pur sempre tradizioni, come affermano i laici, cioè coloro che non fanno più riferimento ad assoluti immutabili e riducono tutto a svolgimento storico? Oppure, il senso profondo di un comportamento, desumibile dalla logica stessa dell’agire, come affermano i cattolici?
24 gennaio 2007. Il telegiornale di oggi sembra fatto a tema. La polizia indaga su ottocento sfruttatori della prostituzione ai danni di ragazze giovanissime provenienti dall’Est e dall’Africa. A Sassari, un gruppo di preadolescenti, condizionato probabilmente dai media, abusava da tempo di una bambina di nove anni. Un’inchiesta mette in risalto che oltre il cinquanta per cento degli italiani è convinto che ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa e che la principale agenzia formativa, la scuola, apparirebbe impreparata e talvolta demotivata. Il papa, nell’udienza del mercoledì, ricorda che non è lecito, a scopi commerciali, diffondere scene di violenza, banalizzare la sessualità, degradare l’immagine umana. E che occorre una mediazione culturale che abitui i ragazzi, indifesi di fronte al bombardamento dei messaggi negativi, a selezionare gli spettacoli...
La strage di Erba ci ha sconvolto tutti, generando in noi una miscela angosciante di raccapriccio, stupore, bisogno di capire. Ciò che più meraviglia nella coppia Romano, quella che, irrompendo con furia premeditata nell’appartamento degli inquilini del piano di sopra, ha sgozzato, a sangue freddo, una madre, la figlia, il nipotino, la vicina accorsa in aiuto, è come sia possibile uccidere con tanta freddezza e lucidità. Dopo la strage, i coniugi killer, si recano a cenare al McDonald e poi, per un mese, conducono una vita normale come se nulla fosse accaduto, sostenendo imperturbabili il loro alibi durante due giorni d’interrogatorio e crollando alla fine di dieci ore di pressione per cedimento di forze anziché per rimorso...
Il Natale è una scommessa e, nello stesso tempo, una sfida. Dal momento che c’invita a credere nella sostanziale bontà del cuore umano, in un futuro migliore, in un senso positivo della vita, il Natale è come un’asta da saltare, un test di normalità al quale, di anno in anno, siamo sottoposti. Chi non lo supera è, in qualche modo, tagliato fuori da un progetto globale, dall’icona della felicità, ritenuta credibile, realizzabile. Anche se al prezzo di prove e sofferenze...
In una scuola materna di Bolzano sono stati vietati i canti di Natale come
forma di rispetto verso i bambini appartenenti ad altre culture e religioni.
Dal momento che ogni scelta corrisponde ad un modello di società, basta poco per comprendere che ci troviamo di fronte ad una visione nichilista-indifferente della realtà sociale. Secondo tale visione, uno Stato non dovrebbe proporre nessuna visione della realtà ma solo limitarsi a regolare la convivenza fra gl’individui...
Su Cristo è stato scritto di tutto. Ogni cultura gli ha messo addosso i propri panni. Ecco, di volta in volta, il Cristo socialista, rivoluzionario, compagno di viaggio con tanto di jeans… La nostra epoca, ossessionata dal sesso, non riesce a pensarlo che alle prese di problemi sentimentali. Ma giustamente è stato notato che a forza di dissipare i misteri su Gesù per ridurlo ad un uomo ordinario, si finisce per creare un mistero più inspiegabile. Come ha potuto quest’uomo cambiare il mondo senza avere nulla di speciale?
Un ragazzo down viene percosso dai compagni di classe. Un compagno riprende la scena col cellulare e la pubblica in rete, sul portale Google che si presta all’ignobile operazione. Le vergognose immagini polarizzano uno straordinario interesse telematico. E’ cronaca di questi giorni. Quattro comportamenti, quattro reati. Da parte di un gruppo di alunni, condizionato dalla conformistica legge del branco. Da parte di un compagno che scambia la realtà per spettacolo. Da parte di un portale web che disattende i codici etici. Da parte, infine, di utenti immaturi che godono sadicamente della sofferenza di uno svantaggiato...
Essendo l’uomo un essere simbolico, cioè un creatore di sistemi significativi, lo strato culturale è il più importante. Ora il concetto di patria risiede proprio in questo strato. E’ un sentimento di appartenenza che si costruisce nel profondo. Lo sappia chi gioca con gli strati profondi della mente e si prepari a ricevere in risposta il boomerang del disprezzo e della perdita di consenso.
Dobbiamo renderci conto che non solo il corpo si ammala ma anche la mente. Che c’è una stretta relazione tra i valori che abbiamo assimilato ed il benessere interiore. E che l’oscuramento dei valori genera, come qualsiasi malattia, malessere individuale e sociale.
Il fenomeno della corruzione non è solo italiano. Coinvolge, con diversa intensità, molti paesi del mondo. Tuttavia, nell’Europa occidentale, sono gli italiani a spiccare in senso negativo. Abbiamo coniato termini come Tangentopoli e Calciopoli. E l’elenco degli scandali si è fatto lungo: Cirio, Parmalat, Antonveneta, Unipol, Benetton… Impennate corporative, come quelle di farmacisti ed avvocati… Sembra che abbiamo scarso senso del bene comune o, se si preferisce, siamo un popolo che privatizza, a proprio favore, gli spazi comunitari. Si ha l’impressione, per dirla con Giorgio Bocca, “di un rompete le file generale, di una corsa di tutti all’illecito, al volgare”...
La nostra gente esprime, nei suoi linguaggi gestuali e verbali, valori che provengono da molto lontano. Noi Italiani, infatti, abbiamo una storia di tremila anni...
L’altra sera ero in campagna, invitato da amici. Si vendemmiava. Osservavo tutto con la curiosità di chi proviene da un altro pianeta, rammaricandomi che alla mia esperienza fosse mancato lo scenario rasserenante della natura e rituali aggreganti come quello. Coglievo atteggiamenti e parole, chiedendomi a quali schemi valoriali facessero capo. Notavo, in particolare, come significativi, alcuni comportamenti ricorrenti...
E' il sogno di tanti giovani. Vivere a schema aperto, senza orari e norme. Almeno per una parentesi di tempo, come reazione alle pressioni educative e sociali... Ci sono personaggi storici, - non solo conquistatori, capitani, esploratori... - ma anche contemplativi e mistici, che sono vissuti in questo modo... Francesco d’Assisi, ad esempio, a distanza di settecento anni, continua ad appassionare anche chi non crede. A qualcuno, sembrerebbe, persino, che certi aspetti del movimento francescano, proposti fin dall’inizio dal fondatore, ma rimasti in embrione per la inevitabile istituzionalizzazione dell’ordine, siano ancora realizzabili...
Sono convinto che la parola, quando riesce a mettere in moto la riflessione, abbia un potere terapeutico fondamentale. Ma la comunicazione verbale con chi soffre è difficile e rischiosa. Ho realizzato che la sofferenza è un fenomeno che si pone al di là della logica di superficie. La comprende solo chi la sperimenta. Più che parole, chi soffre ci chiede vicinanza, immedesimazione e, nello stesso tempo, discrezione, rispetto. Sembra che, in alcuni casi, il linguaggio gestuale sia più idoneo ad esprimere affetto. Essere presenti in silenzio, prendere la mano dell’altro, un abbraccio sincero, una carezza...
Ho vissuto, durante l'ultimo periodo, un’esperienza per me inconsueta. Ai primi di agosto, quando tutti si mettono in vacanza, ho dovuto ricoverarmi una settimana in clinica, per accertare la natura di due episodi di amnesia momentanea, accadutimi all’improvviso, nell’arco di due mesi.
Per fortuna non è risultato nulla di ciò che si teme in questi casi. Ma, il periodo, in cui sono stato deprivato delle libertà ordinarie, rivestendo un pigiama, - simbolo di fragilità, esonero dagli impegni sociali, dipendenza dal volere altrui, delimitazione della libertà di movimento – a ben riflettere, mi ha insegnato tante cose...
Il Codice da Vinci. Sia il libro, sia il film, hanno occupato l'attenzione mediatica per mesi e giorni. Ci chiediamo perchè? Dal momento che nulla di ciò che accade nell'universo sociale è privo di senso, a quale bisogno corrisponde l'interesse per un tema di fantascienza religiosa? Ritengo che il Codice corrisponde al bisogno radicale di umanizzare la figura di Gesù. Dobbiamo ammettere che si tratta della reazione ad un messaggio evangelico troppo distante dalla nostra mentalità. In altre parole, quando una verità sembra difforme dalle proprie concezioni (come quella di un Dio fatto uomo, di un Gesù spirituale, umile, del tutto padrone di sé) noi, per superare l’angoscia da “distanza cognitiva”, reagiamo in due modi: o adeguandoci alla diversità o modificando l’idea diversa. Brown ha scelto la seconda strada...
Ma qual è la tesi centrale del film? Essa corrisponde al bisogno radicale di umanizzare la figura di Gesù. E da quale motivazione nasce tale bisogno? Dobbiamo ammettere che si tratta della reazione ad un messaggio evangelico troppo distante dalla nostra mentalità. In altre parole, quando una verità sembra difforme dalle proprie concezioni (come quella di un Dio fatto uomo, di un Gesù spirituale, umile, del tutto padrone di sé) noi, per superare l’angoscia da “distanza cognitiva”, reagiamo in due modi: o adeguandoci alla diversità o modificando l’idea diversa. Brown ha scelto la seconda strada. Quella di un Gesù spogliato delle prerogative divine e di virtù inaccettabili al neopagansimo attuale.
“Il codice da Vinci”, il film di Ron Horward, dal romanzo di Dan Brown, chi lo trova emozionante, chi dichiara di essersi annoiato. Tutti e due hanno ragione. Il film è interessante per le inquadrature ad effetto, l’azione incalzante, il fascino di un mistero da svelare, il tema – abusato e non verosimile - di vertici cattolici e di misteriose sette esoteriche che occultano per duemila anni un segreto inquietante, quello del matrimonio di Cristo, allo scopo di puntellare il potere della Chiesa, tenendo gli uomini soggetti ad una visione austera e repressiva della vita...
Ho vissuto un’esperienza che mi ha fatto riflettere. Tre visite, nello stesso giorno. Di primo mattino, proprio mentre uscivo, si è presentato un tecnico ad installarmi la parabola satellitare. Novecento canali. Non lo nego. Ho avuto un attacco di panico. Come chi si trova, all’improvviso, di fronte a mille strade di cui un centinaio, almeno, attraenti. Ma l’ho superato grazie ad una considerazione. Ora, finalmente, sarò io a scegliere. Potrò vendicarmi della mediocrità televisiva. Fra tanti programmi, ci sarà forse qualcosa che vale la pena di guardare. Poi, all’ora di pranzo, è venuto il rappresentante dei telefoni a consegnare un nuovo modello con funzione video. Un apparecchio sofisticato con tanto di guida per il funzionamento. Come se non bastasse, più tardi ha suonato alla porta il commesso con un pacco: una macchina fotografica digitale, ottenuta con i punti. Così ricca di funzioni che ho rimandato a tempi indefiniti il proposito di apprenderne l’uso. E non è tutto...
Dov’è finito l’entusiasmo degli anni sessanta – quelli del cosiddetto miracolo economico italiano – quando le esportazioni crebbero di circa il 250% e gli scambi raggiunsero un volume pari ad un ventesimo di quelli del mondo intero? Quando, nei dodici anni che intercorrono tra il 1950 e il 1962, il reddito individuale aumentò più di un terzo e l’Italia entrò nel club dei dieci paesi più industrializzati del mondo, inserendosi con autorevolezza nello stile di vita dell’Europa occidentale, caratterizzato da acquisti di elettrodomestici, automobili, telefoni, televisori...?