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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sat, 11 Oct 2008 05:48:48 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Classicisti di tutto Anobii, uniamoci!</title>
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	<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 18:29:23 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>congressi_e_convegni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://guide.supereva.it/uploads/biblioteca_01.jpg" class="left" border="0" width="150" height="142" alt="" /></p>
<p>Anobii è, per i bibliofili, una vera e propria droga legalizzata: con un sistema di classificazione rapidissimo e totalmente gratuito, il sito (www.anobii.com) permette di inserire in rete gli schedari della propria biblioteca personale e rapportarsi con altri lettori alle prese con lo stesso testo che ci avvince o ci irrita.</p>
<p>Anche io ho inserito in gran parte i miei gioielli (www.anobii.com/cioccolato/books) (mi manca ancora tutto il reparto classico, ma mi auguro di riuscire a completare il tutto a breve) e mi sono iscritta a diverse liste di discussione, sui miei autori preferiti, sull’essenza stessa dell’essere lettori, sul mondo classico che tanto amo.</p>
<p>In particolare, c’è quello intitolato “Classici greci e latini” a cui hanno ad oggi aderito 223 persone, che è molto attivo nella segnalazione di nuovi testi editi e nella trattazione di piccole e grandi questioni della letteratura antica.</p>
<p>Meno popoloso, ma ugualmente interessante è “I poemi epici e la cultura classica”, specificatamente riservato ad Omero e a Virgilio. Per la mitologia, c’è invece “<miti e leggende>”.</p>
<p>Fervore e attivismo sono costanti, invece, in “noi del ghetto dei lettori”, gruppo di discussione che ha doppiato la boa dei 1.500 aderenti e in cui si esamina tutto ciò che è cultura e, spesso, bibliomania. </p>
<p>Navigare su Anobii è uno stimolo continuo a confrontarsi, ad analizzare, a confrontare, talora a polemizzare, sempre ad imparare<br />
</miti></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20081008182923"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20081008182923?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20081008182923" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20081008182923&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgreco%2Finterventi%2F2008%2F10%2Fclassicisti-di-tutto-anobii-uniamoci"/></p>
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	<title>Il “don” del NON</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 02:21:23 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>i_promessi_sposi</category><category>don abbondio promessi sposi manzoni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://guide.supereva.it/uploads/donabbondio.jpg" class="left" border="0" width="150" height="128" alt="" /></p>
<p>Il breviario che resta spalancato, l’inchino profondo ai malviventi, i buffi movimenti per simulare indifferenza verso i bravi, le gambe aggranchiate dopo il colloquio: la <strong>gestualità enfatica</strong>, di matrice clownesca, rende <strong>don Abbondio </strong>sempre protagonista sulla scena. Anche nel proseguo del romanzo, al suo apparire la tensione si stempera e il lettore si prepara ad una parentesi sorniona.</p>
<p>Eppure, quando Manzoni descrive il curato di campagna, abbonda <strong>nell’uso della litote</strong>. Don Abbondio è l’emblema del <em>non essere</em>; il suo comportamento si modula secondo il ritmo che gli interlocutori impongono, fedele all’ideale, strenuamente (e vanamente) perseguito, del vivere di nascosto, offrendosi il meno possibile agli aut-aut di un mondo violento e pericoloso.</p>
<p>Semplicemente, per Manzoni don Abbondio non è: “<em>non era nato con un cuor di leone”,” un animale senza artigli e senza zanne”, “non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno”, “non aveva gran fatto pensato”, “una classe qualunque non protegge un individuo, non lo assicura”, “non è che non avesse” </em>per citare solo le espressioni più celebri del celeberrimo passo.</p>
<p>Come il suo operato è la negazione dello spirito missionario (oggetto anzi di non pochi strali da parte di don Abbondio, che si fa forte con i deboli per annichilirsi di fronte ai prepotenti), così la sua descrizione si basa su ciò che manca, perché è la mancanza (di sicurezza, di tranquillità, di moralità) la vera costante del suo agire.</p>
<p>Le metafore belluine che lo lumeggiano proiettano il personaggio e il contesto in cui si muove verso una società ferina in cui ogni uomo è lupo per l’uomo e ogni legge ha in sé i germi della sua disapplicazione. Prima ancora che sia teorizzata da Darwin, don Abbondio fa sua la <strong>legge del più forte </strong>con una coerenza e una disperazione tali da suscitare più che disprezzo compassione, più che compassione simpatia.</p>
 
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	<title>La dea Moda e l&#039;Olimpo</title>
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	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 23:36:06 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>societ_</category><category>hot topic</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://guide.supereva.it/uploads/moda.jpg" class="left" border="0" width="124" height="108" alt="" /></p>
<p>Ognuno di noi ha un Olimpo personale, che custodisce valori e principi, speranze ed ambizioni e deifica ciò che dà luce e senso alla propria vita. Gli antichi greci, nel loro affollato pantheon, inserirono le manifestazioni naturali, i valori agognati di ordine, bellezza, sapienza e potere, gli elementi spaventosi da placare con ricchi sacrifici.</p>
<p>Se la bellezza, affidata com’era ad una dea affascinante e pericolosa come Afrodite, rivestiva una certa importanza e coinvolgeva anche Febo, in quanto manifestazione di ordine e proporzione, al look non era riservato alcuno spazio.</p>
<p>Neppure l’epica, che abbonda in superlativi, spreca troppo spazio nella descrizione dei vestiti, al limite <em>thaumastà</em>, meravigliosi, ma tratteggiati in maniera piuttosto sbrigativa e rituale: erano i muscoli a guizzare al di sotto, era l’armonia delle forme che modellavano la stoffa il vero obiettivo delle lodi epiche.</p>
<p>Quando <strong>Medea</strong> affida alle vesti intrise di veleno la sua vendetta contro la rivale Glauce vuole sottolineare quanto artefatta sia la bellezza, quanto costruita la potenza della donna che le ha rubato il marito. Ed <strong>Eracle</strong>, fra i tormenti suscitatigli dalla fatale veste intrisa del sangue di Nesso, filtro d’amore e di morte, dimostra a Deianira come il cuore dell’amato non si conquisti con l’esibir vestiti.</p>
<p>La Moda, insomma, non era di casa in Grecia e non solo perché in una cultura preconsumistica il massimo vanto era poter fabbricare in casa, filare e tessere da sé i tessuti da indossare, ma anche perché una spesa soverchia per l’abbigliamento era considerata dimostrazione di pochezza intellettuale (e non è un caso che tra i pettegolezzi delle <em>Siracusane</em> di <strong>Teocrito</strong> abbondino quelli sulla foggia di certe stoffe).</p>
<p>Oggi, invece, la moda è <em>status symbol </em>: le firme impreziosiscono gli abiti, le fattezze più strane sono adottate ed invidiate se avallate da qualche nome famoso, le mise che furoreggiavano l’anno precedente diventano obsolete a soli dodici mesi di distanza. Per questo mi sembra estremamente attuale la dedica posta da Parini in epigrafe all’edizione 1763 de <em>Il giorno</em>.</p>
<p>Al trionfo della Moda, <em>vezzosissima dea che con sì dolci redini oggi temperi e governi la nostra brillante gioventù </em>sfilano, in catene, ridotti in servitù, i nemici da lei umiliati: <em>la ghiacciata Ragione, il pedante Buon Senso e l’Ordine seccagginoso </em>(i.e. seccante, noioso). Il potere della dea è infinito:<em> le gentili dame e gli amabili garzoni sacrificano a se medesimi le mattutine ore</em>, imbellettandosi, vestendosi e svestendosi per onorare la dea della futilità, del transeunte, dell’effimero, insomma della gioventù.</p>
 
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	<title>I libri di Luca</title>
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	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 23:31:53 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>pillole_rapidi_flash_sulle_mie_letture_</category><category>mikkel birkegaard libri luca</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://guide.supereva.it/uploads/libridiluca.jpg" class="left" border="0" width="46" height="66" alt="" /></p>
<p>Mikkel Birkegaard <em>I libri di Luca</em> Longanesi, 2008 (pp.436)</p>
<p>Letto dal 26 al 30 settembre 2008                                 Voto:4</p>
<p><strong>Abstract</strong>: Nel cuore di Copenaghen, c&#8217;è una libreria antiquaria con un curioso nome italiano: I libri di Luca. Quando il proprietario, Luca Campelli, muore di morte improvvisa e violenta, il negozio passa al figlio Jon, un promettente avvocato che da anni non aveva più contatti col padre. Nello scantinato della libreria, dopo il funerale, Jon apprende dal vecchio commesso Iversen un segreto: Luca era stato a capo di una Società Bibliofila e dei cosiddetti Lectores , persone dotate del particolare potere di influenzare gli altri mediante la lettura…</p>
<p><strong>Breve commento</strong>: Un primo capitolo esemplare, uno spunto interessante sono stati annientati, distrutti, carbonizzati da una ridicola storia tra il fantasy e la peggiore avventura, con tanto di viaggi improbabili, assemblee con sorpresa (sì, sorpresa. Fino alla fine mi sono illusa che ci sarebbe stato un guizzo, un colpo di scena, un tocco di originalità), love story di routine, amicizie di prassi. Un libro fotocopia che assomma il peggio di Grisham, Rice, Brown e Topolino.</p>
<p><strong>Frasi estrapolate dal testo</strong>:<br />
•	<em>Proprio come due fratelli sapevano esattamente quali tasti toccare per far perdere le staffe l’uno all’altro e la difesa diventava presto attacco una volta che le parole avevano preso l’abbrivio.<br />
•	Con il pollice e l’indice afferrò le maniglie sopra i fianchi e le fissò incuriosito, quasi fossero vesciche gonfiatesi durante la notte. Cinque anni prima aveva avuto la pancia piatta come un’asse da stiro, ma quasi impercettibilmente e a dispetto dei suoi sforzi, a poco a poco i contorni netti erano stati cancellati da una specie di marea crescente.<br />
•	(dei clienti della libreria) Erano persone bizzarre, tipi strani e trasandati che spendevano i propri soldi in libri e cataloghi anziché in cibo e vestiti. Potevano gironzolare per ore senza comprare niente e spesso tornavano il giorno dopo, o quello dopo ancora, per ispezionare le stesse scansie e gli stessi scaffali, quasi volessero controllare che i frutti fossero giunti a maturazione e pronti per essere colti.</em></p>
 
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	<description>Mikkel Birkegaard I libri di Luca Longanesi, 2008 (pp.436)
Letto dal 26 al 30 settembre 2008                                 Voto:4
Abstract: Nel cuore di Copenaghen, c&amp;#8217;è una libreria[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Titoni e Titani</title>
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	<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 19:49:15 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>mitologia_greca</category><category>titone aurora vecchiaia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://guide.supereva.it/uploads/titone.jpg" class="left" border="0" width="127" height="67" alt="" />Non sono a favore del giovanilismo imperante. A chi distribuirebbe il potere in base al Dio Crono contrappongo sempre gli, ahimè, vilipesi doni dell’intelletto, che non scadono né si moltiplicano automaticamente con il passare del tempo.</p>
<p>E’ critica, però, diffusa alla nostra èlite politico-culturale l’elevata età media di quanti si trovano nella stanza dei bottoni: al grido “Il nuovo che avanza”, i padri incoronano i figli, i pigmalioni le loro Lisa e nulla cambia, se non per la presenza di prestanome al posto degli attori, di marionette al posto dei burattinai.<br />
Titono, figlio di Laomedonte e quindi fratello maggiore di Priamo, era un uomo di rara bellezza; dei suoi muscoli e del suo sorriso si invaghì una dea, un’immortale: Eos. Secondo una consuetudine inveterata nell’Olimpo degli stupri, fu lei a rapire lui, che avrebbe disdegnato volentieri il talamo divino.</p>
<p>Per gli dei, si sa, la vita umana dura quanto un battito di ciglia e la prospettiva di un’eternità di vedovanza non allettava minimamente la dea dell’aurora, che chiese ed ottenne da Zeus l’immortalità per l’amato bene.<br />
Immortalità, però, non vuol dire giovinezza: Titone viveva, certo, ma invecchiava giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il suo corpo vigoroso si rattrappiva, la sua voce soave diventava un borbottio sempre più incomprensibile, il bel ragazzo si trasformava pian piano in un uomo maturo, in  un anziano piacente, in un vecchio cadente, un moribondo senza speranza di pace.</p>
<p>La morte tanto temuta diveniva per lui una meta agognata e in eterno differita. Se Eos non voleva far la vedova, ancor meno aveva l’animo dell’operatrice sociale: quel Titone tanto rattrappito da essere accolto in una culla, quel vecchio con esigenze da neonato era un problema da risolvere. Così, con una di quelle metamorfosi tanto care all’eziologia classica, lo trasformò in una cicala, elogio vivente ad una vita breve e gaudente.</p>
<p>I Titoni che oggi vegetano in case di cura simili a bunker, snobbati da Ade e dalla vita, sono stati Titani tronfi e orgogliosi delle loro responsabilità, indispensabili sul lavoro e in casa, hanno creduto perenne la loro vigoria. Ricordiamoci ogni tanto che solo una vocale separa l’uno dall’altro stadio della vita!</p>
 
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	<title>Le Idi di Marzo al vaglio della scienza</title>
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	<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 23:51:58 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>biografie</category><category>cesare idi_di_marzo plutarco vita_di_cesare</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Una potente iconografia cristallizza gli ultimi istanti di Cesare: il grande stratega, l’invitto generale soccombe alla vile congiura senatoria e irrora con il suo sangue la statua del suo nemico storico, di quel Pompeo che proprio alle Idi di un Marzo non troppo lontano aveva ricevuto l’inedita carica di consul sine collega e, con essa, la fiducia del patriziato romano.<br />
La magniloquenza del racconto di Plutarco, che presenta l’evento come fatidico, ineluttabile, ha trasmesso inalterato nei secoli l’evento.<br />
Recentemente, però, uno studio condotto dai RIS di Parma su commissione della BBC riformula la dinamica e soprattutto la logica degli eventi, con esiti a mio avviso convincenti.<br />
Il principio di fondo, accertato con abili simulazioni tridimensionali, ma effettivamente intuibile anche logicamente, è che Cesare non potè morire per mano di ventitrè senatori diversi: intorno a lui potettero agire cinque o sei uomini al massimo. Ipotizzare un assembramento maggiore significherebbe accettare una Babele di lame che colpiscono all’impazzata, di corpi che cadono nella foga, di ferite sul dorso di altri congiurati. Del resto, gli assassini, nella concitazione dell’atto, avranno probabilmente trafitto ripetutamente e acriticamente, per una sorta di coazione a ripetere, se è vero, come sostiene Svetonio, che solo un colpo fu effettivamente letale.<br />
I congiurati sciamarono in festa, esultando per il tirannicidio, salvo poi fuggire disordinatamente quando la freddezza della folla gelò il loro entusiasmo.<br />
Come è possibile che Cesare, vincitore di mille battaglie, sia stato irretito e annientato da questi mediocri improvvisatori, che non seppero congetturare neppure un piano di fuga e che non furono neppure in grado di mantenere il segreto sulla loro congiura, se è vero che mille presentimenti, intuizioni e delazioni misero in allarme il divo Giulio, che addirittura morì stringendo fra le mani il foglio con cui lo si rendeva edotto della congiura?<br />
Solo, senza scorta e senza armi in un ambiente a lui ostile, Cesare si offre ai suoi nemici come una vittima sacrificale: fu dabbenaggine? O, come suggeriscono in Delitti e misteri del passato Luciano Garofano e i suoi collaboratori, fu un’abile strategia? Cesare era malato, profondamente malato. L’epilessia lo tormentava: emicranie, gastriti, incubi ricorrenti erano compagni delle sue giornate, ogni giorno più presenti, più prepotenti. Davanti a sé due scelte: una vecchiaia tremebonda e sofferente e lo splendore dell’eternità.<br />
Il suicidio non era praticabile, pena il discredito eterno e, quel che è peggio, forse l’annullamento delle sue volontà testamentarie. Il buen retiro di Silla era da escludere. Rimaneva la morte gloriosa, sul campo contro i Parti o per mano di un nemico occulto, strisciante: quell’oligarchia da lui a più riprese provocata e umiliata (la corona di lauro sul capo, la statua equestre, il favore popolare erano tante gocce che andavano a colmare un vaso di angherie).<br />
Provocandoli fino all’assassinio, Cesare ottenne contemporaneamente sul suo capo l’aura di martire, su quello dei nemici il discredito e la vergogna, su Ottaviano il crisma della successione.<br />
Forse che, orchestrando la propria morte, Cesare abbia pianificato la sua vittoria più grande?<br />
 <img src="http://guide.supereva.it/uploads/idimarzo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="137" alt="" /></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20081001235158"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20081001235158?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20081001235158" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20081001235158&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgreco%2Finterventi%2F2008%2F10%2Fle-idi-di-marzo-al-vaglio-della-scienza"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Una potente iconografia cristallizza gli ultimi istanti di Cesare: il grande stratega, l’invitto generale soccombe alla vile congiura senatoria e irrora con il suo sangue la statua del suo nemico[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;orchestra del Titanic</title>
	<link>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/339138.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>pillole_rapidi_flash_sulle_mie_letture_</category><category>alessandro perissinotto orchestra titanic</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro Perissinotto <EM>L&#8217;orchestra del Titanic</EM> Rizzoli, 2008 (pp.314)</p>
<p>Letto dal 22 al 23 settembre 2008                                                Voto: 10</p>
<p>Abstract: La strada di Anna Pavesi continua a essere costellata di enigmi da sciogliere. Psicologa di mestiere e detective suo malgrado, la donna sempre fuori posto è ormai una professionista del mistero. Un altro caso da risolvere le viene incontro, e questa volta ha gli occhi disperati di una madre impotente, Rina Melzi. Sua figlia, ospite di un villaggio-vacanze tunisino con il fidanzato, si è messa nei guai. Mentre fuori la fabbrica del divertimento funzionava a pieno ritmo, qualcosa è sfuggito al suo controllo&#8230;</p>
<p>Breve commento: Il più bello, forse, dei bellissimi libri di Perissinotto. Con una prosa vivida ed efficace, racconta una storia appassionante, densa di considerazioni profonde sul turismo, sulla pornografia, sulle occulte dinamiche dell&#8217;agire umano.</p>
<p>Frasi estrapolate dal testo:</p>
<p><EM>Vinta contro i peli superflui l&#8217;ennesima battaglia di una guerra persa in partenza</EM><br />
<EM>Donne convinte che per la noia avvilente dell&#8217;abitudine non ci fossero rimedi, ma solo palliativi: donne sull&#8217;orlo della verità</EM><br />
<EM>Stato di sospensione romantica da adolescente fuori tempo massimo</EM></p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>Alessandro Perissinotto L&amp;#8217;orchestra del Titanic Rizzoli, 2008 (pp.314)
Letto dal 22 al 23 settembre 2008                                                Voto: 10
Abstract: La strada di Anna[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Estasi culinarie</title>
	<link>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/338682.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/338682.shtml#comments</comments>
    <category>pillole_rapidi_flash_sulle_mie_letture_</category><category>muriel barbery estasi culinarie</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>Muriel Barbery <I style="mso-bidi-font-style: normal">Estasi culinarie </I>E/O, 2008 (pp.142)</p>
<p>Letto dal 17 al 19 settembre 2008                                  Voto:8</p>
<p>Abstract: Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre dall&#8217;&#8221;Eleganza del riccio&#8221;, monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, il genio della degustazione, è in punto di morte. Il despota cinico e tremendamente egocentrico, che dall&#8217;alto del suo potere smisurato decide le sorti degli chef più prestigiosi, nelle ultime ore di vita cerca di recuperare un sapore primordiale e sublime, un sapore provato e che ora gli sfugge, il Sapore per eccellenza, quello che vorrebbe assaggiare di nuovo, prima del trapasso. Ha così inizio un viaggio gustoso e ironico che ripercorre la carriera di Arthens dall&#8217;infanzia ai fasti della maturità, attraverso la celebrazione di piatti poveri e prelibatezze haute cuisine. A fare da contrappunto alla voce dell&#8217;arrogante critico c&#8217;è la nutrita galleria delle sue vittime (i familiari, l&#8217;amante, l&#8217;allievo, il gatto e anche la portinaia Renée), ciascuna delle quali prende la parola per esprimere il suo punto di vista su un uomo che, tra grandezze pubbliche e miserie private, sembra ispirare solo sentimenti estremi, dall&#8217;ammirazione incondizionata al terrore, dall&#8217;amore cieco all&#8217;odio feroce.</p>
<p>Breve commento: Un delirio gastronomico, un’orgia papillare, una guida alla degustazione, la Damasco dell’arte culinaria. Proprio quando ne apprezzavo gli insegnamenti alimentari e ne condannavo la pochezza della trama, la conclusione, rinnegando i primi, ha dato nerbo all’azione e alla riflessione.</p>
<p>Frasi estrapolate dal testo:</p>
<p><I style="mso-bidi-font-style: normal">(di bevande ad alta gradazione alcolica) Gli organi cessano di esistere, niente più palato né guance né mucose, soltanto la furiosa sensazione che dentro di noi avvenga uno sconvolgimento tellurico.</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">Le parole: scrigni che raccolgono una realtà isolata e la trasformano in un momento da antologia; maghi che mutano la faccia della realtà, la impreziosiscono al punto da renderla memorabile e le offrono un posto nella biblioteca dei ricordi. Ogni esistenza è tale grazie al rapporto osmotico fra parola ed evento, in cui la prima riveste il secondo con l’abito di gala.</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">I figli cosa sono se non mostruose escrescenze di noi stessi, mediocri succedanei dei nostri desideri inappagati?</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">Con la mia penna ho dispensato sale o miele.</I></p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>Muriel Barbery Estasi culinarie E/O, 2008 (pp.142)
Letto dal 17 al 19 settembre 2008                                  Voto:8
Abstract: Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Un posto nel mondo</title>
	<link>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/337943.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/337943.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/337943.shtml#comments</comments>
    <category>pillole_rapidi_flash_sulle_mie_letture_</category><category>posto nel mondo fabio volo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B> </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B> </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>Fabio Volo <I style="mso-bidi-font-style: normal">Un posto nel mondo </I>Mondadori, 2008 (pp 270)</p>
<p>Letto il 6 settembre 2008                       Voto:5</p>
<p>Abstract Michele ha un amico, Federico. Uno di quegli amici con i quali dividi tutto: l&#8217;appartamento, la pizza e la birra, ma anche i sogni e le frustrazioni, le gioie e i dolori, e qualche volta le donne. Un giorno Federico decide di mollare tutto e partire. Stanco della vita monotona di provincia, se ne va alla ricerca dell&#8217;altra metà di sé. Michele invece resta. Quando torna, dopo cinque anni, Federico è cambiato. Ora è sereno, innamorato di una donna (Sophie) e della vita. Sembra una storia a lieto fine, ma non è così. Federico all&#8217;improvviso riparte, stavolta per un viaggio molto più lungo. Ritornerà (a sorpresa) nascosto dietro gli occhi di una bambina, Angelica.</p>
<p>Breve commento Un libro furbetto, commerciale il giusto, che spaccia per originali citazioni e situazioni trite, camuffando da rinascita interiore un buonismo di facciata.</p>
<p>Frasi estrapolate dal testo:</p>
<p><I style="mso-bidi-font-style: normal">Le donne non sono la somma di anni, ma di attimi</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">La felicità non è fare tutto quello che si vuole, ma volere tutto quello che si fa</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">“E’ cercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile non hanno mai avanzato di un solo passo” (Bakunin)</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">Ero convinto che la mia sofferenza fosse vera, reale, mentre quelle d’amore, per esempio, non avessero il diritto di bagnare nemmeno un piede nel grande mare nero del dolore.</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">(di figli indegni) Sotto una pianta grande non può crescere un’altra pianta grande</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">(di chi si sposa senza aver mai vissuto solo) E’ uscito in una casa per entrare subito in un’altra come un malato che cambia reparto</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">Amo le labbra[]perché sono costrette a non toccarsi se vogliono dire “Ti odio” e sono obbligate a unirsi se vogliono dire “ti amo”.</I><br />
<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080909020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080909020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080909020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080909020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgreco%2Finterventi%2F2008%2F09%2F337943.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Fabio Volo Un posto nel mondo Mondadori, 2008 (pp 270)
Letto il 6 settembre 2008                       Voto:5
Abstract Michele ha un amico, Federico. Uno di quegli amici con i quali dividi tutto:[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il gatto di Miss Paisley</title>
	<link>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/337944.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/greco/interventi/2008/09/337944.shtml#comments</comments>
    <category>pillole_rapidi_flash_sulle_mie_letture_</category><category>gatto di miss Paisley autori vari stoker chesterton Poe wells</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>AAVV   <I style="mso-bidi-font-style: normal">Il gatto di Miss Paisley </I>Sellerio, 2001 (pp.238)</p>
<p>Letto il 2 settembre 2008                              Voto:8</p>
<p>Abstract: Dieci racconti gialli in cui il protagonista è sempre un animale. Dal &#8220;Delitto della rue Morgue&#8221; di Poe al &#8220;Vitello parlante&#8221; di Pentecost, da &#8220;L&#8217;oracolo del cane&#8221; di Chesterton a &#8220;L&#8217;affare di struzzi&#8221; di Wells. Cani, gatti, uccelli, ma anche mucche e serpenti, uno zoo che si tinge di giallo e le bestie che noi credevamo inconsapevoli si trasformano in feroci assassini.</p>
<p>Breve commento: Pregevolissima selezione tematica che, mescolando stili e storie diversi, offre una panoramica suggestiva e originale sugli animali e sugli uomini che li istigano.</p>
<p>Frasi estrapolate dal testo:</p>
<p><I style="mso-bidi-font-style: normal">Con un grido che ancora non esprimeva il dolore, ma solo una terribile paura (B. Stoker)</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">Questo incantevole luogo che neppure gli sforzi deliberati dei restauratori di quaranta anni fa sono riusciti a rovinare (B. Stoker)</I><br />
<I style="mso-bidi-font-style: normal">(di coppia litigiosa) Scoprimmo che l’effetto inibitore di una terza persona era tale che ora ogni occasione diventava buona per appartarsi e amoreggiare</I><br />
Curiosità:</p>
<p>In <I style="mso-bidi-font-style: normal">Storia di doppi e doppiette </I>Sherlock Holmes è deriso da Mark Twain che gli affianca un nipote omicida e un alter ego che lo sbaraglia, individuando il colpevole grazie ad un olfatto ancora più infallibile.<br />
Fu E.A.Poe il primo a fare di un animale (un orangutango per la precisione) un involontario assassino.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080909020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080909020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080909020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080909020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgreco%2Finterventi%2F2008%2F09%2F337944.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>AAVV   Il gatto di Miss Paisley Sellerio, 2001 (pp.238)
Letto il 2 settembre 2008                              Voto:8
Abstract: Dieci racconti gialli in cui il protagonista è sempre un animale. Dal[...]</description>
	
	</item>
    

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