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Greco e Classici

Il simbolo è il contrario del diavolo

A cura di Benedetta Colella

Pubblicato il 21/04/2007

Notarelle etimologiche e vita sociale

foto intervento

 

Il diavolo, avversario dei santi e terrore dei credenti, deve il proprio nome al verbo diabàllo, dividere: la sua forza si esplica nella discordia, nel rancore, nella separazione di intenti.

Come la pagana Eris, dea della discordia, poggia il suo potere sulla capacità di allontanare, opporre, scontrare animi anche affini, accecati dalla superbia o rosi dall’invidia.

La solitudine morale e materiale degli uomini li rende tradizionalmente vittime della sua azione discorsiva e contrappositoria.

Il simbolo, al contrario, indica l’unione, il riconoscimento e l’affiliazione di entità diverse in un’unica linea guida; in nome di uno stesso credo, si smussano divergenze e si appianano contrasti.

Il concetto nasce in Grecia.

Ecco come ce lo racconta Mujica: Nell’antichità due persone che volevano mettersi d’accordo su qualcosa, prendevano un po’ d’argilla, la dividevano e ciascuno ne teneva un pezzo per sé: così si firmava un contratto.

A questo punto, se nasceva una controversia e si andava dal giudice, si verificava che i due pezzi coincidessero, e ciò rendeva legale il confronto.

Si tratta di un simbolo, vale a dire che ad ogni presenza corrisponde una metà assente e che il presente non si esaurisce in se stesso, ma ha sempre qualcosa dietro.

Diabolico è separare la metà e considerarne una come il tutto: questa è l’idolatria, che trasforma la mediazione in finalità”

 

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